TV ON THE RADIO – Dear Science

TV ON THE RADIO - Dear Science

TV ON THE RADIO - Dear Science

I Tv On The Radio nel loro limbo, nel loro spazio, nel loro mondo. La musica nera di New York che fluttua nell’indie-rock, nell’art-rock, negli States più cool. I processi evolutivi, i processi involutivi. La wave è morta. Due anni fa Bowie era l’eroe assoluto. L’ideatore. L’ispiratore da copertina. L’ispiratore che collaborava. Oggi tocca a Prince e al suo funky. I Tv On The Radio al terzo album, “Dear Science”. Tutta la consacrazione nelle mani del solito David Sitek.

“Dear Science”, undici tracce, cinquanta minuti. Le carte si mischiano, si abbandona la wave dei primi due album, e nasce un meccanismo che ingloba funky, soul e pop. “Dear Science” è il lato sinfonico dei cinque statunitensi, una raccolta ossessiva di violini, archi e fiati che segnano il suono morbido e curato dell’intero album. La lettera alla scienza. La lettera dei due angeli nerissimi quali Kyp Malone e Tunde Adebimpe. La favola storta di David Sitek che si fotte la chitarrina funky del Prince più figo (vedi “Crying”, “Red Dress”). La favola che ci regala le solite quattro o cinque perle d’altri tempi. Un crogiuolo di suoni, d’emozioni. La sinossi dell’arte contemporanea. E allora “DLZ”, “Family Tree” (toccante, semplicemente splendida), “Golden Age” e “Stork And Owl”. Poi il break improvviso nelle inutili manipolazioni indie-rock (“Halfway Home”, “Lover’s Day”, “Dancing Choose”).

“Dear Science”, la doppia visione. I Tv On The Radio si spaccano. Addio singoloni, “Wolf Like Me” (“Return To Cookie Mountain” – 2006) non tornerà mai più. “Dear Science”, la transizione che sa di precisione, di cura, di perfezione. “Dear Science”, solo commoventi pulsazioni nere.

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