SHANDON – Il Segreto

di Thanks For Choosing

Tornano gli Shandon con un nuovo album. Quegli Shandon che, anche se passano gli anni rimangono la band che ci ha avvicinato alla musica, quelli che per noi degli anni 90, quando andavamo al liceo, erano l’anima della feste dell’Unità, tra prime sbronze e primi poghi. Più che una band, un’istituzione. E anche se cambia tutto, e noi che un tempo avevamo dread colorati e fumavano tutto il giorno sulle scale davanti alla scuola, ora invece ascoltiamo solo fine elettronica minimale berlinese… Insomma, nonostante sia tutto diverso, quando esce un nuovo disco degli Shandon non possiamo fare a meno di cedere al fascino di una band imponente, storica, che continuerà a segnarci e alla quale forse dobbiamo più di quanto vogliamo ammettere.

La ricetta è più o meno sempre la medesima: quello ska-punk made in Osnago, su cui è impossibile stare fermi con quelle chitarre scattanti e birichine. Un primo singolo, Il Vuoto Non Basta feat. Divi, trascinante e intenso, con un’autenticità estrema, data probabilmente dal divertimento e spontaneità con cui il frontman dei Ministri si è ritrovato a registrare questo brano, una spontaneità così bella e violenta proprio perchè forse ai Ministri stessi manca da un po’. Un confronto generazione in cui è il Divi a uscirne adulto (nel senso positivo e negativo del termine). Segue una carrellata di feat. che più che un disco sembra una festa in famiglia, da Eva Poles dei Prozac + a Dava dei Vallanzaska. Niente di nuovo. Ma se qualcosa viene così bene, perchè cambiare?

Olly Riva, frontman della band, parte dall’idea di voler proporre una visione più vicina a chi si dà da fare, a chi lavora, sogna ma pensa sempre in positivo. Le cose vanno male, e andranno sempre peggio, ma noi ce ne freghiamo e ci divertiamo. Più o meno questo il messaggio, banale quanto sorprendente in un periodo di contorsionismi di synth it-pop e oscurità musicale.

Quello che colpisce degli Shandon è proprio la la positività estrema che traspare nel portare avanti un progetto, sempre lo stesso, da oltre 25 anni, ed ora più che mai forse c’è bisogno di una carica di hardcore danzante e ironica. Che sia la ricetta della felicità?

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