Rosario Di Rosa – Crossroad Blues

Di Thanks For Choosing

Rosario Di Rosa (che già dal nome potremmo già immaginarcelo) è uno di quei nomi che ricorre spesso negli ambienti jazz, senza mai farne parte veramente. Questo perché Rosario Di Rosa è una testa calda, un ribelle che fa musica per ribelli, una mente attiva e irraggiungibile, e incredibilmente ironica (e tutto questo, ultimamente, non è molto “jazz” come cosa). Il suo ultimo Crossroad Blues (che si avvale del contributo prezioso della chitarra di Alberto Turra, la voce di Sarah Demagistri (anche più conosciuta come Sarah Stride), Carlo Nicita (piccolo, auto, auto basso) e Davide Bussoleni alla batteria) è un nuovo dialogo tra razionale e irrazionale, che prende ispirazione dalle grandi menti irrequiete della storia della musica (un Syd Barrett per esempio) e gioca con i generi, contaminandosi di jazz, elettronica. Musica sperimentale che se ne frega di essere sperimentale, spesso suona come uno schiaffo in faccia: un labirinto infinito che ci porta dal caos alla melodia, continuamente e viceversa. Praticamente (e piacevolmente) indefinibile.

Rosario Di Rosa, pur essendo un pianista, non si direbbe che ponga il piano come protagonista del disco, anzi questo disco suona come una collaborazione strettissima e intima con i prima citati Basic Phonetics – che Rosario, come un genitore particolarmente attento e decisamente stravagante, non ha paura di lasciar emergere a svantaggio dei suoi giri virtuosi. Insomma, una squadra vincente che va ben al di là della mera esecuzione e in cui ogni membro non ha minimamente paura di esser riconoscibile e spavaldo (ecco perchè non è così difficile distinguere la personalissima chitarra di Turra). Un disco che più che ascoltato va vissuto, che più analizzato e smembrato va respirato. Un’opera che può (anzi, deve) piacere anche a chi di jazz non ne ha mai capito molto, che si avvicina più a realtà underground come gli ZU! (così dice anche l’ufficio stampa) che a tutti i vari Paolo Fresu che vengono subito in mente a noi rockers alla parola “jazz”.

Ecco perchè non ha più neanche troppo senso parlare di generi quando c’è di mezzo Rosario Di Rosa, perchè si entrerebbe in discussioni quasi filosofiche. Un bel disco perchè assolutamente diverso da qualsiasi altro possiate trovare in giro, e come tutto ciò che è diverso bello da capire e sentire. Loop di piano che degenerano per poi sfociare in motivi minimali, accenni rock che poi non hanno mai paura di esplodere, dissonanze irresistibili, si ha sempre la sensazione che tutto stia sempre per generare, ma poi si torna facilmente sulla strada di casa. Un viaggio, bellissimo.

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