BRUCE SPRINGSTEEN – High Hopes

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A due anni dall’ottimo “Wrecking Ball” Springsteen pubblica il suo diciottesimo album in studio, continuando a stupire positivamente il suo grande seguito di pubblico. Il cantautore è sempre stato molto prolifico, per cui questo in lavoro ha deciso di recuperare alcuni scarti, reincidere con nuovi arrangiamenti testi già editi e inserire una manciata di cover. Restando neutro rispetto alle accuse secondo le quali sta subendo troppo le pressioni della Sony, che negli ultimi dodici anni lo avrebbe costretto ad essere troppo ‘prolifico’, mi limito a sostenere che “High hopes” è un buon disco rock, ma che non è tra gli imprescindibili del rocker del New Jersey.

Tuttavia, proprio perché si tratta di uno dei più grandi rocker in circolazione e del miglior performer live vivente, anche questo disco ha delle punte di ottima qualità, a partire dai temi trattati, che se sono classici standard springstteniani, da eccelso cantautore quale è continua ad affrontare tematiche inerenti la guerra, la crisi economica, l’amore, la redenzione, la necessità di uno spirito solidale e come citato nel titolo le grandi speranze che danno il senso alla vita.

Valore aggiunto del disco è sicuramente la presenza di Tom Morello che partecipa a sette dei dodici brani in scaletta. L’ex chitarrista dei Rage Against The Machine è stato determinante, perché è stato proprio lui a proporre a Springsteen, durante la trance del tour di “Wrecking Ball” in Australia, nella quale ha sostituito Little Steven, di rifare dal vivo “High hopes”.

Questo disco, inoltre, è nato proprio in Australia, dove sono state fatte le prime registrazioni, sempre durante lo scorso tour. Dividiamo dunque il disco in tre sezioni: cover, reincisioni e out-take. “High hopes” è sia una cover che una reincisione. Si tratta, infatti, di un brano degli Havalinas, che Springsteen aveva già pubblicato nel 1996 nell’Ep “Blood brothers” e in questo caso grazie a Morello viene accentuato il lato combat folk. “Just like fire would” è dei punk australiani The Saints, resa ballatona pop-rock, grazie all’enfasi degli intrecci tastiere-chitarre, di cui il rocker si è innamorato, perché è in linea con i suoi topoi: lavoro operaio, sudore e fatica di resistere alla quotidianità. “Dream baby dream” degli electro-punk newyorkesi Suicide, di cui il nostro è sempre stato un grande fan, viene trasformata in un soul accogliente e in crescendo. “The wall” è una mezza cover, in quanto gli è stata ispirata dal suo amico Joe Grushecky. Si tratta di una struggente canzone nella quale viene ricordato un amico morto nella guerra del Vietnam.

Le reincisioni sono due: “American skin (41 shots)”, a cui è stato aggiunto poco, e “The Ghost of Tom Joad”, che già è uno dei brani migliori della poetica springsteeniana, ma che con il supporto di Morello, viene allungata fino a sette minuti e mezzo e valorizzata con un intro greve ed epico e grazie alla chitarra dell’ex RATM, diventa un classico del combat folk-rock. Tutte le altre canzoni sono ‘scarti’ dei dischi incisi da “The rising” in poi. “Herry’s place” è secca, con Morello che funkeggia ed è avvalorata dall’essenziale descrizione cinematografica di una storia che tratta di malavita e soprusi. In “Down in the hole” Springsteen parla di depressione e di angoscia per una vita senza amore, cantata inizialmente al microfono dell’armonica, poi la voce diventa chiara e i cori finali diventano avvolgenti contrapponendosi alla gravità iniziale. Se in “Heaven’s wall” viene fuori il senso religioso contro il quale Springsteen si è battuto in maniera vana per una vita intera, in “This is your sword” il rocker si lascia andare ad una preghiera laica, supportata dal folk irlandese, sorella minore di “We shall overcome”. Infine “Frankie fell in love” è un’esplosione di pop-rock enfatico, mentre “Hunter of invisible man” è una soffice ballata/cavalcata country.

Al disco è allegato un DVD, nel quale sono presenti tutte le canzoni di “Born in the U.S.A.”, cantate nel concerto di Londra la scorsa estate, nello stesso ordine del disco. “High hopes” non sarà tra le cose migliori del cantautore, ma è comunque intrisa di grande musica, che si apprezza ascolto dopo ascolto, perché in ogni caso è composto di dodici pezzi che coinvolgono e che colpiscono dritto al cuore.



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