PORTFOLIO – Stefi Wonder

di Thanks for Choosing

Mi affascinano sempre tantissimo gli ambiziosi di provincia, di come i ragazzi riescano a mischiare abilmente quelle pretese di aver successo, quella voglia di spaccare il mondo e le influenze dei grandi ascolti adolescenziali, con la realtà delle stradine deserte, i baretti degli studenti e l’immensità della provincia, ed è esattamente anche il caso dei Portfolio, il cui ultimo album Stefi Wonder, scherza molto ed enfatizza questo fenomeno sottovalutato quanto intrigante. E quest’ultimo disco si può ben riassumenere con provincia emiliano meets California. Un mix unico di pop, rock, funk e soul, con quell’abilità di chi sa ben maneggiare gli strumenti e conquistare con ritmi ruffiani, una smorfia ai ritmi italici, un’ironia disarmante e puramente musicale e che non tutti quei milanesi nei clubbettini del centro sapranno percepire.

Band già attiva dal 2003, di quando il Tora Tora era una realtà importante, hanno attraversato gli anni del declino della scena rock italiana (a partire dai Litfiba, Marlene Kuntz etc…), fino ad arrivare al periodo in cui Tora Tora cosa? sempre adattandosi ai tempi, con quella voglia di suonare nazional-popolari, e quell’arguzia feroce che mai li farà suonare come mainstream. Questo quinto disco è una sorta di riassunto storico, che sintetizza con maestria non solo il percorso della band, in grado di toccare dal pop, al trip hop al post rock, ma anche questi 15 anni di scene musicali nazionali che si sono susseguite man mano. Di orgoglio reggiano (come dimostra la traccia Scuola Strumentale Reggiana, definita un omaggio ai grandi maestri delle nostre terre), di voglia di spaccare tutto e allo stesso di delicatezza e voglia di fare le cose per bene.

Questo Stefi Wonder, un minestrone stracolmo di ingredienti però degno di una stella Michelin, potrebbe essere anche il primo disco che ascoltate di questi Portfolio che potreste anche non aver mai sentito nominare, e suonare comunque rappresentativo, incredibilmente attuale per chi fa musica da così tanto tempo, otto tracce complete e precise, un bell’incontro tra una cultura musicale che si trasuda ad ogni battuta ed una provincialità sfacciata d’orgoglio che sarà ben difficile levare loro. Caldo nei suoni, sincero nelle intenzioni e farcito di tanta ironia-sudicia: un calcio in culo ai clichè indie-italici, con le migliori intenzioni mainstream. In scioltezza… Bello, consigliato come nome da snocciare per vantare una bella conoscenza di un underground prolifico che prende i canoni della scena indie, e li arricchisce di passione ed esperienza.

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