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Metal

RECENSIONE | The World is Nothing: gli ZEIT reinventano l’HC

Forse in pochi ricorderanno l’ormai lontano progetto veneziano degli Euthanesia e non a tutti sarà capitato di vivere l’esperienza dei live fulminei e violentissimi degli Anbruch. Di sicuro, però, nomi di gruppi come As the Sun o 400colpi suoneranno familiari ai più affezionati al metallo pesante. Provando a prendere l’aggressività di quei progetti e mescolandola con una botta di post-hardcore, un tocco di swedish metal e una presenza scenica spaventosa, si ottengono gli ZEIT, un gruppo veneziano che, dopo un primo Ep nel 2014, ha presentato ieri 2 novembre un nuovo Lp: The World is Nothing.

Di seguito la nostra recensione.

Il gruppo è composto da Ale (già anima e chitarrista di Euthanesia e As the Sun), Cesco (anche lui anima e membro di Euthanesia, As the Sun, in più batteria degli Anbruch e ora ospite del progetto sperimentale Seventh), Gab (chitarra degli Anbruch, ora al basso), Seba (ex voce dei 400colpi e degli Anbruch). L’esito della loro sperimentazione musicale – disponibile su cassetta, cd e vinile, oltre che sui supporti digitali online – è un Lp di grande maturità, costituito da 10 tracce, in cui l’hardcore, il mathcore e lo swedish metal si incontrano in maniera spontanea e innovativa.

Prima di approcciarsi a The World is Nothing è quindi consigliabile dimenticare i 4/4, il sereno tappeto di basso continuo, le pennate di chitarra lineari e scolastiche, insomma, è necessario partire con il cervello “pulito”.

10366264_643843462359070_1749406826422638709_nL’ascolto del disco è un’esperienza che va descritta con ordine.

Il disco si apre con World and Distances: un tema di chitarra, che si fa progressivamente più complesso, anche per l’introduzione del basso. Il pezzo si trasforma subito in una serrata lotta tra i colpi del rullante e la protesta insofferente della chitarra: è il giusto modo per mettere in chiaro quali sono le intenzioni del disco.

E le aspettative create rimangono soddisfatte nel seguito. Weaving ricalca un motivo ritmico classico, con citazioni musicali che risulteranno familiari a chi già ha confidenza con nomi come Converge o Martyrdöd.

Distance and Difference, la terza traccia, chiarisce già cosa c’è da dire e cosa verrà detto. È una delle migliori riuscite. Qui chitarra e basso fanno davvero il loro sporco lavoro. È ben costruita e segue uno schema vario ma ordinato. Caratteristica di questo pezzo, ma in realtà peculiarità di tutto il disco, è l’ossessione con cui vengono scanditi i concetti e i temi musicali: una precisione esecutiva che fa il paio con la claustrofobia tematica.

In seguito Disguised concede un po’ di respiro: il giro melodico della chitarra è inserito nel momento giusto per riaprire gli occhi e riprendere contatto con la realtà. Ma dura un attimo e il tutto serve solo per invitare a proseguire l’ascolto.

E infatti, senza quasi capire come, ci si trova catapultati in Chasing the Void: quello che prima pareva una concessione ai nervi, nella traccia nr. 5 diventa un ritmo incalzante che costringe a rimettersi in movimento. È lenta, ma il rallentamento era stato anticipato dalla traccia precedente, quindi non sopraggiunge inatteso. In compenso, il finale, con un improvviso arricchimento del motivo ritmico e dei riff, rilancia l’entusiasmo anche degli ascoltatori più esigenti.

Di Tautologies è facile innamorarsi. È un pezzo di grande compattezza e grossa energia. Mai un attimo di respiro, nemmeno quando il muro del suono sembra abbassarsi. È il pezzo in cui la voce fa la sua figura migliore, anche grazie alla partecipazione di Fabione, voce degli Hobos: quando, dopo una pausa, le voci di Fabione e Seba si alternano, riescono a sostenere il tutto in maniera imponente. Ancora una volta non mancano le citazioni musicali, ma è forse nel finale che viene inserita quella più colta: la celebre Proposizione 7 del filosofo Wittgenstein è il modo perfetto per dire ciò che non può essere detto.

Proseguendo, Lack of Parts sa gestire bene ciò che l’ha preceduta e ciò che la segue. Perché è da qui che si raggiunge l’apice emotivo del disco.

In No Conception gli Zeit dimostrano di saper maneggiare con confidenza e maturità sia il metal di stampo scandinavo sia l’hardcore più violento. Il pezzo ha il merito di permettere all’ascoltatore di riordinare le idee proprio nel momento di massima tensione e di possibile spossatezza. Un pezzo dritto, con una struttura lineare, semplice ma incisivo, che serve a tenere alto il desiderio, senza però approfittare delle energie necessarie ad arrivare fino in fondo.

Con The Walls of the World il disco riesce a sorprendere davvero. Nella nona traccia c’è davvero tutto quello di cui si può avere bisogno: un’attrattiva che ha insieme qualcosa di spaventoso. Il pezzo è estremamente comunicativo, i giri armonici sono quelli giusti, la voce è di una potenza infinita. Questa traccia parla chiaramente e dice le cose che musicalmente uno si vuole sentir dire. Ci si trova impigliati in una esperienza estatica notevole. Da brivido.

Se è arduo il compito di soddisfare le attese che così si sono create, la traccia successiva, Past Meanings, se ne frega e va via dritta a sbattersi in faccia a chiunque passi per di là. La velocità è quella necessaria per schiantarsi sulle gengive di chi sta a guardare.

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La struttura complessiva del disco è ben pensata. Il tema degli intermezzi (che viene ripreso nell’intro della prima traccia e torna alla quarta) oltre a tagliare bene il discorso totale del disco, introduce quello che man mano viene dopo. A livello di lavoro sui suoni, i bassi sono portentosi e gli alti devono sudarsi il posto, però ci sono. L’ascolto è assediato dai bassi della cassa e del basso, che martellano in testa, mentre ai lati i suoni cercano di emergere.

Oltretutto, il fatto che i bassi siano così grassi e invadenti, crea quasi un effetto sidechain sui piatti, che quindi sembrano davvero strapparsi il posto con i denti. L’ascoltatore è circondato dalla presenza dei piatti, che compaiono tutto attorno, ora di qua e ora di là in modo inaspettato. Il suono risulta cupo, dando una sensazione di oppressione che è del tutto coerente con i temi musicali trattati in questo disco. Questo in alcuni tratti potrà sembrare a scapito della chiarezza, ma è sicuramente apprezzabile anche questo carattere.

Prima occasione per sentire il disco The World is Nothing live: lunedì 7 novembre | Release Party @ CSO Rivolta, Marghera (VE) – Evento Ufficiale

Il disco è prodotto da Trivel records, Assurd records, Dringleberry, Martire records, Dischi Bervisti, 5feetunder, Icore Produzioni, Cave Canem DIY, I Want To Believe records. È disponibile su cd, vinile, cassetta e online.

ZEIT – Profilo Bandcamp: zeithc.bandcamp.com
ZEIT on Facebook (per rimanere aggiornati sulle date del tour europeo): Zeithc

Laureata in Scienze della Comunicazione e masterizzata in Comunicazione delle Scienze (no, non l'ho fatto apposta) con, nel mezzo, una magistrale in Editoria e Giornalismo. Mi porto appresso un soprannome brutale, ma nella realtà somiglio di più a un Kookaburra. Amo gli animali, un po' meno certi esseri umani. Sono cresciuta a ovetti Kinder, Nirvana, Distillers, Run Dmc, Beastie Boys, Spice Girls (ebbene sì) e Prodigy. Per essere felice oggi mi bastano del buon shopping online, un doppio pedale hc, Dave Grohl, un cd dei Rise Against e un concerto dei Ministri. E un altro ovetto Kinder, dai.

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