Management – Sumo

L’ultimo disco del Management (non più del dolore post-operatorio), uscito lo scorso novembre per Full Heads, è stato salutato come il lavoro più maturo e consapevole del gruppo per tutta una serie di motivi che vi andrò a elencare: i testi raffinati, i synth, le drum machine e anche il fatto che si tratta del quinto album. Ben diverso dall’esordio “Auff!!” che risale al 2012, “Sumo” a tratti è talmente scarno e pieno di significato da fare quasi male.

Luca Romagnoli e Marco Di Nardo hanno avuto l’opportunità di registrare all’Auditorium Novecento di Napoli, nuovo nome dello studio Phonotype Records, che negli anni ’60 era praticamente la nostra Abbey Road. La strumentazione superlativa, l’atmosfera magica e densa di storia hanno sicuramente ispirato in maniera positiva i due, convincendoli ad abbandonare per un attimo chitarre e batterie ingombranti e preferire suoni più ricercati. Consapevoli di calpestare lo stesso suolo di Totò, Eduardo De Filippo e Murolo i ragazzi hanno deciso di mettere sulla copertina di “Sumo” una “Luna Rossa” proprio come quella di Murolo, così da omaggiare anche la bandiera del Giappone e chiudere il cerchio. I mesi passati in questo studio hanno dato vita a un album pieno di malinconia e di amore, ovviamente. Di cos’altro si può scrivere a Napoli, culla della canzone italiana?

Il pezzo più significativo è sicuramente “Come la luna”, primo singolo estratto, che racconta di violenza in modo sensibile e originale, la sola chitarra di Marco ad accompagnare la voce di Luca. Scelta azzeccata, nonostante sia il brano che si allontana più di tutti dalla rinascita elettro cantautorale del gruppo. Magnifici esempi di questa nuova attitudine sono “Per i tuoi occhi tristi” e “Sumo”, orecchiabili ed eleganti, “Chiara Scappiamo” e “Forte Forte” sono forse più leggere nei temi ma dai ritornelli e melodie assolutamente ossessionanti. Menzioni speciali anche per “La notte nelle vene” e “Sto impazzendo”.

Fin dal primissimo brano, “Avorio”, si intuisce che il viaggio in cui ci vogliono portare i musicisti avrà sicuramente a che fare con la tristezza e con la magnifica sensazione che si ha nel crogiolarsi nel torpore delle cose che sfuggono, o si possiedono ma in maniera tormentata. In altre parole, un album da sottoni innamorati. “Sessossesso” chiude l’album provando a fare una cosa che va molto di moda di questi tempi: coinvolgere i fan nella scrittura dei pezzi. Chiaramente il prodotto finisce per essere una canzone sul sesso, non particolarmente brillante, se comparata per esempio a “Pornobisogno”.

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Elena Donatello

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Anello di congiunzione tra le Spice Girls e Burzum fin dal 1988

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