Lucy Van Pelt – LvP

lucyvanpelt2016 Autoproduzione

Otto anni passano alla svelta o mai, ma se si sa aspettare una band come se si aspettasse un amore da riavere il tempo si cancella da solo, si scioglie come una schietta promessa. Tornano gli umbri Lucy Van Pelt con LvP, il disco del cambiamento in tutto, dalla line up, all’estetica sonora fino al (ri)scoprire nuove direttrici su cui lanciare il proprio essere, la propria essenza frastagliata.

Si effettivamente gli anni 90,s colano da tutte le parti della tracklist, un fine e mai esagerato rock ibrido che scorre agilmente, parole, istinti, pensieri e domande che fissano il lato espressivo del lotto e un senso di cantautorato (anche se viene negato) esistenzialista – che c’è ma mai calcato a forza – e che ricama i confini dell’ascolto, che disegna visioni, tempre e scatti di ottimo ingegno.

Sette brani distorti, poetici, pop e un due minuti e sette secondi di un diamante d’archi che fa salire in testa le Arcadie di Gèricault Sel- portrait four moods e che spezza divinamente il flusso elettrico, questa la forza motrice del registrato, un tutto in tutto che brilla sin dal primo giro stereo. Impeccabile l’asimmetria convulsa di Non è colpa mia, l’indolenza dinoccolata Non è difficile o la freschezza intimista che Andrea rilascia come una confessione tra amici,  poi a bocce ferme la voglia di fare un altro giro, ancora un altro e un altro ancora a cavallo di questi solchi ti prende come una febbre a 39. Lucy Van Pelt bentornati!!!

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Max Sannella

Max Sannella

Giornalista che crede che la musica sia la via maestra di tutto per arrivare al tutto.

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