KALI YUGA – KY

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Due anni fa si sono riformati i palermitani Kali Yuga, dopo tredici anni di interruzione. La band, infatti, era attiva nella scena underground italiana negli anni ’90 e allora si esprimeva con un hardcore/stoner autorevole, tale per cui erano stati apprezzati e accolti dal giro dei Negazione. Nel 1999 decisero di sciogliersi, ma nel 2012, hanno ripreso la corsa. Oggi il gruppo non ha più il piglio hc/stoner, ma si esprime con un ottimo indie rock, con qualche venatura pop, figlio delle migliori istanze rock di un asse che va dai Velvet Underground ai Motopshico, passando per Iggy Pop e gli Strokes.

In “KY” troviamo tutti questi elementi ben amalgamati. Il disco si apre con “9.04 (Here she comes”, che se cita i Velvet Underground, ha un tiro più vicino ai primissimi Strokes e vira verso tendenze glam. I fantasmi dei Velevet Underground e del mai troppo compianto Lou Reed sono presenti anche in “B Love S”, un bel pop-rock tirato con chitarre ed una ritmica fragorose. “The world outside” è una bella cavalcata di rock scheggiato, con qualche stop e ripartenza.

Gli “Idols” omaggiati sono ancora i Velvet Underground, poi Iggy Pop e David Bowie, mentre i palermitani rievocano i fasti del math con la schematica “Drunk’n’sad” e infine è intrigante l’omaggio trasversale ai Motorpshico di “Siren (fuck like a Motorpshico)”. Ci sono reunion e reunion, ci sono tanti modi per omaggiare il miglior rock del passato, così come di rimettersi in discussione, i Kali Yuga hanno fatto nel migliore dei modi tutte queste tre cose.

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Vittorio Lannutti

Vittorio Lannutti

Vittorio Lannutti, ricercatore/sociologo delle migrazioni, counsellor, con una grave, cronica ed irreversibile dipendenza da rock.

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