Franco e La Repubblica dei Mostri – Sciarra Chitarra Musica Battaglia

di Beatrice Bianchi

“Sciarra Chitarra Musica Battaglia” non è solo un titolo, ma una vera e propria dichiarazione di poetica, una chiave di volta per l’interpretazione dell’intero album dei Franco e la repubblica dei mostri. Una filastrocca palermitana che si raccontano i bambini, in cui “sciarrarsi” vuol dire proprio ‘litigare’. Lo sguardo sincero del bambino, fa da caleidoscopio, in queste dieci storie di rottura, di separazione e di rinascita, una lente che va a filtrare il dramma universale e sociale, tramite il racconto di un’esperienza privata che viene universalizzata, delle problematiche della quotidianità a cui viene conferito un valore assoluto. I quattro musicisti non potrebbero prevenire da percorsi musicali più disparati, che tuttavia, e ne danno una dimostrazione esemplare in questo ultimo prodotto musicale, vanno a fondersi e conciliarsi perfettamente, giungendo ad un risultato unico, che deriva proprio dalla loro apparente inconciliabilità: il genere, difficilissimo da inquadrare ed etichettare, in cui la tradizione, va a integrarsi con atmosfere contemporanee di deriva post rock, vede un connubio di jazz, rock, attingendo al cantautorato e ammiccando alla classica. E’ inevitabile non rimanere affascinati e catturati dalle melodie del violoncello, che proiettano in un universo onirico e quasi metafisico; viene ad elaborarsi quindi un new acoustic da assaporare lentamente, che si distacca da quell’approccio più consumistico e commerciale che caratterizza la musica di oggi e ne condiziona inevitabilmente la fruizione.

Fin dalla prima traccia si percepisce l’originalità innovativa di quello che è un album che affonda e rivendica le proprie radici palermitane, ma le riveste in una forma fortemente contemporanea. Nel pezzo d’apertura “Questione d’anticorpi”, l’acustica si sposa profondamente al violoncello in quello che è un sound travolgente ed eclettico, in un passaggio continuo dal dettaglio di un momento al disordine generale. “Livido Blu” segna un importante cambio di genere, in quella che è una critica più esplicita alla società contemporanea, in una perfetta composizione di testo e musica. All’insegna del disordine si apre “Come nel ’93”, un brano d’amore e di lotta, sofferto, che riporta in quell’universo onirico, sospeso, in una commistione di generi che vanno ad alimentarsi e sostenersi. Uno spirito eclettico che non smette mai di stupire, “Grigio fumo” è un new acoustic struggente che va ad accompagnare una voce polverosa, che strizza l’occhio alle grandi voci del cantautorato italiano, in cui le parole arrivano a subordinarsi alla musica, diventandola esse stesse. “Prima del naufragio” segna una svolta, con la sua collocazione centrale, verso la seconda parte dell’album, con un sound più dark, oscuro e profondo, in cui è palpabile la disperazione soffocata della prigione in cui ciascuno di noi è costretto a vivere, un violoncello quasi inquietante, in quella che sembra una danza macabra. Dopo “Mare Profondo”, una ballata d’ira resa ancora più incisiva dagli archi, “Come eravamo” travolge con un ritmo sempre più incalzante; climax che è ripresa anche in “Polvere”, che esplode in un crescendo più melodico. “Giuda dagli Inferi” è un vero e proprio grido di rabbia, dolore, struggimento, un brano di carattere e battaglia, che apre la strada ad una conclusione che ricorda la tradizione popolare, più dolce, ritmata, un brano breve che accompagna verso la fine dell’ascolto.

Un prodotto musicale unico, un connubio di musica e testo che non sembrano lasciare niente al caso, densi di significato e di sentimento, che sono espressi e trasmessi con  un’onestà quasi disarmante. Una costante rivolta musicale, dunque, in una guerra contro quella “repubblica di mostri” in cui ciascuno di noi è costretto a vivere: una fuga con la musica dal labirinto del reale, una ricerca di un distacco e di uno estraniamento che ci è fondamentale e necessario per sopravvivere.

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