FARGAS – Galera

fargas-galeraI Fargas atto terzo. Luca Spaggiari e i Fargas. Luca Spaggiari seduto tra i campi. Luca Spaggiari in galera. Da solo. Le pannocchie. Ti porteremo le pannocchie. E forse qualche sigaretta. Anzi no, solo tabacco. Oppure, peggio ancora, le cartine. Senza tabacco. Ora sono cazzi tuoi. Zitto e muto.

Luca Spaggiari è la chitarra, la voce, il pianoforte, la barba lunga, elegantissimo, in giacca e cravatta, le clarks nere, un clochard d’antan, uno scrittore d’antan, l’artista, io il rock italiano lo suono così, Jesus Christ Superstar, i Fargas, ancora Snowdonia Records, “Galera”, otto brani, mezz’ora di musica, il terzo album, più immediato, più intenso, più stratificato e più curato di “In balia di un Dio principiante” (2012), Carboni, Vasco e De Gregori, chiamali tutti, e visto che ti trovi bussa pure alla porta di Spaggiari, bussa forte, bussa anche solo per farti sussurrare la title track nell’orecchio, anche solo per innamorarti, anche solo per volare, spegni la luce, la pelle si alza, i brividi lungo la schiena, allunga la mano, tu scendi dalle stelle, voce roca, il fuoriclasse lo senti subito (“Pubblica nudità”), il vinile, ti prego comprami il vinile, edizione (extra) cool, una chitarra, Abbey Road Studios, i Floyd in formato zampa d’elefante, in formato capelloni allo sbaraglio (“Stelle rotte”), in formato 1975, mi ama o non mi ama, vorrei che tu fossi qui con me, “Galera”, i Fargas, Luca Spaggiari non fai paura, il talento ce l’hai nelle vene, scorre il sangue, rosso come il vino, più invecchia e più è buono, “Galera” è un sorpasso in corsia d’emergenza, “Galera” è un gran bel disco che dovrebbe passare nel vostro stereo almeno una volta alla settimana, ciao mamma, il punto lo metto ora.

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