DUBIOZA KOLETIV – #fakenews

Quarantena, e quel ritmo dilatato delle giornate, il nonsense di tutto quello che si fa perchè, alla fine, non si sa quando tutto questo finirà prima di tornare alla normalità. Stiamo vivendo il periodo più strano che mai ci capiterà, e sicuramente non possiamo passarlo ascoltando James Blake, perchè sarebbe decisamente troppo triste.

Ed ecco che arrivano in nostro soccorso i Dubioza Kolektiv con il loro nuovo album #fakenews (sì, proprio con l’hashtag) che, profetico come pochi altri dischi, arriva al momento giusto: nel momento dove, più che mai, ci troviamo sommersi da link e dati, sempre diversi, profezie e domande su quando finalmente tornerà tutto alla normalità, il gruppo più politically scorrect d’Europa, con un mix unico di ska e punk, sembra aver confezionato un album per tirarci su il morale (sempre a favore dei complotti e delle lotte di classe).

E protagoniste del disco proprio loro, le bufale della rete che dilagano e ci conquistano, ma i bosniaci Dubioza Kolektiv sembrano arrivare proprio per preservare la nostra sanità mentale e per tenerci coi piedi per terra. Con loro anche feat. non indifferenti come Manu Chao, il giamaicano Earl Sixteen di DreadzoneToma Feterman dei Soviet Suprem, i messicani Los de Abajo Robby Megabyte un robot che si chiama (come tutti i robot che si rispettano) come quello del film Il Pianeta Proibito e che sta conquistando il web: sa fare tutto, e probabilmente meglio di noi. Non a caso che sia presente nel brano Take my job away, dove i Dubioza raccontano di essere stati costretti a ricorrere ad avanzati soluzioni di robotica e intelligenza artista artificiale per sopperire alla totale mancanza di talento nella band, e di tutti i Balcani (scusali, Goran Bregovic).

Un album universale, che in periodo di pandemia può far ballare tutti, tra brani in inglese, spagnolo e un francese maccheronico. Irriverente, ironico, fantastico. I Dubioza non solo non hanno paura di stratificare influenze, usare più lingue, più voci, più generi e più di qualsiasi cosa, ma del caos ne fanno una dichiarazione di stile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.