“Da dove proviene il rumore”: BRENNEKE ci racconta chi é stato

Siamo un’eterna promessa dentro un mondo che non ci ha mai promesso niente/ me lo ricordi te stessa quando ti tendi alla luna come un salvagente

Così Brenneke, nome d’arte di Edoardo Frasso, definisce il pop di “Da dove proviene il rumore”, una compilation/raccolta di brani inediti, acustici, live e demo, ultimo lavoro discografico uscito il 30 ottobre per Vetrodischi.

Non ci è nuovo il nome di Brenneke, in quanto inizia la sua attività da solista nel 2010, guadagnandosi un ottimo riscontro da parte del pubblico, grazie anche a un buon numero di live.

Il primo EP, “Brenneke”, risale al 2013; successivamente Edoardo si è messo a lavoro per altri due album, “Vademecum del perfetto me” pubblicato nel 2016 e “Nessuno lo deve sapere”, uscito lo scorso 1 Febbraio.

“Da dove proviene il rumore” si compone di dodici tracce più un singolo, “Itaca”, con i quali definisce la sua vena artistica in bilico tra il pop-rock. Partendo proprio dal singolo, uscito lo scorso 18 ottobre, l’artista ritorna in scena con un chiaro riferimento alla mitologia greca, con tonalità prevalentemente notturne, ma senza farsi mancare un sound synth-pop. Da questo brano possiamo trarre entusiasmo e la forza di andare avanti, utile in momenti difficili.

L’album ci regala un’ottima rielaborazione di un brano di A. Venditti, “Bomba o Non Bomba”, con un approccio fresco ed originale degno del buon cantautorato italiano.

Tornando ai nostri tempi, il disco si apre con un inedito, “Ragnatele”, con cui l’artista ci racconta la sensazione di sofferenza che si prova nell’attesa di un ritorno, con il rischio nell’uscire “appena prima della tempesta” e allo stesso tempo la ricerca di sicurezza, e suona quasi come un grido di fatica che si prova in determinati momenti di attesa.

L’album continua con altri lavori a noi già noti, già pubblicati in precedenza. Si inizia con una versione alternativa di “Lasciarsi alle spalle”, estratto da “Nessuno lo deve sapere”, con un sound più indie-pop, fresco e leggero.

Dello stesso disco, Brenneke decide di riproporre “Incendio”, “Certi animali” e, ultima traccia ma non meno importante, “Satelliti”, che si afferma come il singolo più catchy della discografia di Edoardo. Se per caso vi siete persi il suo concerto, per ora non disperate: questi ultimi brani sono tutti in versione live.

Ma Edoardo non si è fermato al 2016, ha deciso di ricordarci da dove é partito con alcuni dei suoi primi brani in acustica: “Tunnel” (2012), “Pioggia” (2013) e “Camden” (2010). In questi brani sentirete un Brenneke accompagnato dalla sua chitarra, in un primo esperimento da solista, sempre alla ricerca dei suoni più adatti a trasmettere al meglio emozioni tutte d’un fiato.

Altre tracce presenti nell’album sono prese direttamente dal suo primo lavoro, “Vademecum del perfetto me”, partendo da “Zero”, che troviamo in due versioni, live e radio sound.

Ve la ricordate “Le cose lucenti”? Bene, qualsiasi sia la risposta non vi resta che premere play ed ascoltare uno dei primissimi live del nostro Edoardo Frasso al Circolo Ohibò.

Ora, se volete un consiglio, auricolari, occhi chiusi e iniziate un po’ a sognare, ballare e tornare indietro nel tempo.

di Elvira Cerri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.