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ALESSIO CALIVI – Sirene, vetri, urla e paperelle

alessio-calvi2015 ManitaLab

Disco notturno, tormentato, sapori di ferite non rimarginate; queste gli intriganti dettami principali del secondo disco del chitarrista/cantante Alessio Calvi, Sirene, vetri, urla e paperelle, un disco che emana pathos waveing/noisy, nove tracce imbronciate e farraginose che scavano dentro, scavalcano – senza ostentare – virtuosismi d’anima compressi.

Se potessimo avanzare – ma lo si fa tranquillamente – un paragone artistico con Calvi, le attinenze sfiorano un Umberto Palazzo crudo Tutto bene?, la titletrack,  il Cesare Basile visionario Bucolico post-moderno, Parctum o il Garbo incazzato Per le tue mani (per rientrare nella definizione waveing), comunque un lavoro che si porta in dote  il suo bel fardello di “maledizione” fascinosa e che dona all’ascolto una forza oscura ed elettrica autenticamente ispirata, in preda di vampe ossessive di rispetto.

Graffi, ecchimosi, dolenze e profondità espressive Berlino,  si contorcono come budella Palpitazione Isterica, paranoie e claustrofobie poetiche Jorge & Sheis, Storia stonata si aggrovigliamo come a scarnificare verità e domande senza risposte, e dove anche l’artista Calvi si immola in una estetica svenata da mozzare il fiato.

Da avere!

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Giornalista che crede che la musica sia la via maestra di tutto per arrivare al tutto.

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