WILCO + Kurt Vile in concerto a Ferrara: foto, reportage e scaletta

Foto di Emanuela Vigna | Articolo di Paolo Ciro

“Non c’è nessun altro posto in cui preferiremmo essere il 4 luglio (Festa dell’Indipendenza negli Stati uniti, ndr), se non in Italia, in un castello. Questa potrebbe essere l’ultima volta che lo festeggiamo.”
Jeff Tweedy sceglie una gustosa battuta per ringraziare il pubblico accorso nella piazzetta antistante il castello Estense, a circa metà di una scaletta serratissima che contribuisce ad alzare la temperatura di una serata già piuttosto calda.
Il ritorno a Ferrara degli Wilco, a 6 anni di distanza dal sold-out del Teatro Comunale, è un omaggio alla città, alla sua accoglienza, e a tutta quella invidiatissima ‘italian way of life’ che il centro emiliano sembra racchiudere idealmente in queste notti di festival SottoLeStelle.

Lo spettacolo inizia alle 20.45, con l’opening affidato a Kurt Vile and the Violators (grazie all’incrocio di date dei rispettivi tour e alla stima reciproca fra gli artisti), che salgono sul palco infilando in rapida successione due tracce (“Dust Bunnies”, “I’m An Outlaw”) dell’ultimo “B’lieve I’m Goin Down”.
Il chitarrista di Philadelphia, ex War on Drugs, gioca con l’attitudine di chi riesce a fare dell’indolenza una vera e propria cifra stilistica, risultando un po’ la versione hippie di un metallaro di metà anni ’80 che però sa lavorare bene una ricetta a base di roots rock americano opportunamente rivisto. Il pubblico apprezza sia il repertorio più vecchio (come “Freak Train”, da “Childish Prodigy”) sia quello più recente (“Wakin on a pretty day”), ma attende fiducioso quella “Pretty Pimpin” le cui quattro milioni di visualizzazioni su Youtube hanno garantito a Vile una certa esposizione mediatica l’anno scorso.

Alle 22 in punto, annunciati dal playback dello strumentale “EKG” (prima traccia di “Star Wars”), tocca agli Wilco occupare il centro della scena.
Per chi scrive di musica rock, un concerto dei sei di Chicago ricorda quasi sempre l’attesa dei bambini per Babbo Natale.
Una reputazione live ineguagliabile, la capacità di sfornare dischi sempre validi, suonati con maestria, gusto ed equilibrio, la scelta di rimanere necessariamente indipendenti, sono gli elementi che hanno conferito con il passare degli anni alla band lo status di prediletti agli occhi di buona parte della critica specializzata e quello di semi-eroi agli occhi del pubblico più affezionato.
Il festival estense è l’occasione per sentire per la prima volta dal vivo in Italia i brani di “Star Wars” (l’album pubblicato a sorpresa in rete esattamente un anno fa, in streaming gratuito a tutt’oggi) e sono infatti “More…” e “Random Name Generator” a venir presentati in apertura di setlist. Ma nell’insieme il materiale dell’ultimo disco rimarrà confinato a soli cinque episodi (gli altri tre sono “Pickled Ginger” e la combo “Cold Slope”/”King Of You”), probabilmente per la necessità di condensare entro la mezzanotte un adeguato compendio di tutto il Wilco mondo (chi vi scrive non avrebbe ad esempio disdegnato gustare quel capolavoro che è “You Satellite”). La qualità e la quantità di frecce all’arco della band è però tale da dimenticare in fretta qualunque mancanza.
Le perle del repertorio sono infilate in una collana che copre l’intero arco temporale della carriera, da “Box Full Of Letters” a “Art Of Almost”, passando per le immancabili “Via Chicago”, “Spiders (Kidsmoke)”, “Heavy Metal Drummer”, “Jesus, Etc.”, “Impossible Germany”.

Gli Wilco come di consueto sanno essere leggeri anche quando il suono si fa duro, sanno dosare l’alternanza tra i momenti più intimisti e quelli più ironici con invidiabile esperienza, ma la sorpresa più bella è vederli tornare sul palco per l’encore in formazione acustica, una scelta che permette la gustosa rivisitazione di “Misunderstood”, “War On War” (con tanto di siparietto di Tweedy, colto da attacco di tosse, che ironizza sul dubbio di aver contratto il virus Zika), “I’m Always In Love”, la ballad (con il testo di Woody Guthrie) “California Stars” e la conclusiva “A Shot In The Arm” (sulla quale la band chiama il coretto).
Due ore nette di show (contro le due ore e quarantacinque del 2010, dove però gli Wilco erano l’unico set della serata) e la solita soddisfazione di essersi spellati le mani a fine serata.

WILCO – Scaletta di Ferrara – 4 Luglio 2016

01 – More…
02 – Random Name Generator
03 – I Am Trying to Break Your Heart
04 – Art of Almost
05 – Pickled Ginger
06 – Hummingbird
07 – Handshake Drugs
08 – Cold Slope
09 – King of You
10 – Via Chicago
11 – Spiders (Kidsmoke)
12 – Jesus, Etc.
13 – Box Full of Letters
14 – Heavy Metal Drummer
15 – I’m the Man Who Loves You
16 – Dawned On Me
17 – Impossible Germany
18 – The Late Greats

Encore:
19 – Misunderstood
20 – War On War
21 – I’m Always In Love
22 – California Stars
23 – A Shot in the Arm

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.