Non lasciateci #senzamusica: l’appello del settore musicale

Provate a immaginare di aprire Spotify per cercare qualche canzone che vi accompagni lungo la strada del sonno, mentre sotto le coperte iniziate a sbadigliare, o di aprirlo per cercare una playlist che possa diventare la colonna sonora della vostra serata con gli amici, ma quando aprite l’app la vostra Libreria è vuota, così come la Home. Nessuna traccia da ascoltare, nessun artista da amare. Come fareste #senzamusica? Come faremmo? Ecco, questa è una situazione iperbolica, ma forse può aiutarci a dare meno per scontato un settore che è stato messo in ginocchio dall’emergenza attuale e nonostante rappresenti un tassello fondamentale della nostra quotidianità, non viene riconosciuto come tale e spesso e volentieri abbandonato a se stesso.

La pandemia ha colpito duramente tutto il tessuto economico oltre a quello sociale, causando danni che in molti casi sono diventati irreversibili. Il mondo della cultura e dell’intrattenimento non ne è stato esente, primo a chiudere e ultimo a riaprire ha sofferto molto, e ora che cerca di riprendersi non c’è nessuno a tendergli la mano. Il settore culturale rappresenta il 16% del PIL, ma nonostante ciò durante questa emergenza ha ricevuto poco più dell’1% delle risorse disponibili. In questo contesto alcune voci stanno provando a farsi avanti e farsi ascoltare, creando un vero e proprio documento sottoscritto da quasi 5.000 persone, tutte appartenenti al settore musicale, per lavoro o per passione. Stiamo parlando di La Musica Che Gira, iniziativa che ha l’obiettivo di portare in Parlamento le necessità di un settore piegato in due dall’emergenza. Dobbiamo ricordarci che il mercato musicale è composto da tantissime persone: manager, produttori, artisti, musicisti, tecnici, consulenti, promoter, etichette discografiche, agenzie di booking, proprietari di live club, uffici stampa. Non è una novità il fatto che questo ambiente non sia adeguatamente rappresentato e che non ci sia una legislazione che tenga conto delle sfaccettature di un settore che non è assimilabile direttamente a quello più generico della cultura e dell’intrattenimento.

La Musica Che Gira: proposte concrete
In questi giorni La Musica Che Gira si sta mobilitando per far sì che il DL Rilancio non sia nuovamente discriminatorio nei confronti dell’industria musicale e ha definito una serie di proposte già depositate alla Camera. Queste ultime sono riassunte in alcuni punti fondamentali, che si premurano di:

  • Garantire l’accesso agli ammortizzatori sociali a tutti i professionisti della musica;
  • Ottenere un maggior supporto alle attività imprenditoriali del settore “musica dal vivo” (club e organizzazioni di eventi);
  • Stimolare una riforma definitiva del settore e una ripresa con nuove logiche della produzione e del consumo culturale, ad esempio attraverso la creazione di codici ATECO specifici per attività con finalità culturali;
  • Fornire finanziamenti e investimenti Green su innovazione e tecnologia, garantire supporto e assistenza tecnica per la stesura di Piani di Azioni Ambientali.

Queste e molte altre proposte che potete trovare qui nel dettaglio.

Sulla bocca di tutti, anche la tua
La Musica Che Gira si sta diffondendo grazie al supporto dell’intero network musicale, dai semplici fruitori ai promoter, alle etichette e agli artisti, che all’unisono hanno agito come cassa di risonanza attraverso la condivisione di post e dell’hashtag associato alla campagna #senzamusica. Tutti noi possiamo contribuire, in primis sottoscrivendo il documento sul sito www.lamusicachegira.it e amplificando il messaggio attraverso tutti i canali social a nostra disposizione. Tanti gli artisti che hanno aderito, mostrando la loro solidarietà e sposando la causa, da Brunori a Cosmo, dai Subsonica a Levante, da Piero Pelù a Roy Paci, e come loro tanti altri.

Futura 1993 x La Musica Che Gira
Le difficoltà del settore sono evidenti, basti pensare alla chiusura definitiva del Circolo Ohibò, annunciata solo pochi giorni fa. È un pezzo di cultura che se ne va, un luogo di musica e uno spazio di confronto che ha cambiato la vita di tante persone, e lo dimostrano le migliaia di messaggi di affetto e tristezza che leggiamo sui social network. Un luogo che da molti è stato definito casa, proprio per il clima di tolleranza che si poteva respirare, e che ora è stato costretto a chiudere le porte ai suoi inquilini.

Noi di Futura 1993 crediamo fermamente nel progetto La Musica Che Gira e nella necessità che il mercato della musica sia effettivamente riconosciuto per il valore che ricopre all’interno del panorama nazionale. La Musica Che Gira potrebbe essere l’occasione giusta per mettere finalmente le basi per una rappresentanza del settore, che non avendo mai avuto una voce che ne portasse avanti le istanze, ha sofferto della mancanza di una regolamentazione specifica e appropriata. Ne è un esempio l’aliquota IVA al 22% sui dischi, a differenza di altri prodotti culturali come i libri, la cui IVA è pari al 4%. La prospettiva del progetto, infatti, è quella di un’azione a lungo termine, e non solo emergenziale, che possa impattare su problematiche radicate nel settore e nella sua gestione da molto tempo prima dell’arrivo del Covid-19.

Futura 1993 si aggiunge alle voci di La Musica Che Gira e invita tutti quanti voi a supportare l’iniziativa. Nel nostro piccolo possiamo contribuire a fare la differenza.

#senzamusica non c’è lavoro
#senzamusica non c’è cultura
#senzamusica non c’è condivisione
NO a un decreto #senzamusica

di Miriam Gangemi

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