Music gets small! Il Kids Sound Fest a Milano fa il pieno di baby rocker

Articolo e foto di Serena Lotti

Una domenica di primavera come tante uno dice. E invece no. Ieri pomeriggio, nonostante il sole, le gite fuori porta, le gelaterie aperte e la Stramilano, orde di genitori con figli al seguito hanno riempito a bomba e colorato il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci per la III edizione del Kids Sound Fest, un festival di musica completamente dedicato ai bambini e costruito secondo la formula del lab interattivo e dell’esperienza diretta.

Una proposta infinita di installazioni, lezioni aperte, laboratori e giochi in cui ritmi, canti condivisi, favole, narrazioni e strumenti musicali di ogni genere sono stati i protagonisti indiscussi. L’evento è stato organizzato dal Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci e dalla rivista GG – Giovani Genitori.

Non saprei da dove iniziare per raccontare tutto quello che ieri è successo. Tanto, tantissimo. Una proposta eccezionalmente ricca. Tanto da voler desiderare di avere il dono dell’ubiquità per fare tutto, simultaneamente e magari più di una volta. Non possiamo raccontare tutto, ma racconteremo con gioia quello che abbiamo vissuto.
Arriviamo di buon’ora, al seguito mio figlio cinquenne, emotivamente carico come uno shuttle pronto ad essere lanciato nello spazio. La location non ha bisogno di essere raccontata. Chi è stato almeno una volta al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci lo sa. Chi non ci è mai stato che recuperi in fretta.
Noi iniziamo con il lab di Mimmi Maselli e con le storie del Signor Rockteller, praticamente un incubatore di fiabe 2.0., la fiaba rock. Il Signor Rockteller ha raccontato ai ragazzi la favola Bycicle Race passando attraverso i suoni, i brani e la storia delle rock band più famose di sempre, dai Beatles a Bob Marley, dai Clash ai Queen. Un viaggio scandito da passaggi musicali, ispirazioni, domande e suggestioni. Da oggi il modo di vedere le favole, per me, è cambiato.

I bambini sono entusiasti e si fermano per il secondo lab La magia del sintetizzatore: il suono degli anni ’80 condotto da Bea Zanini. Io sono esaltatissima e mi siedo praticamente in prima fila quasi scippando il posto a loro. Partendo dalla spiegazione del concetto di frequenza ai bambini viene spiegato, attraverso l’uso del computer, come modulare e gestire il controller midi, filter, resonance e noise. Alla fine a turno si mettono a svalvolare e smanettare come matti su una base elettronica very 80’s e la finiscono in un mesh up di suoni sintetici delirante e super dinamico. Quando vorrei mettere le mani su quel synth anche io.

Usciamo e ci ferma una ragazzo. “Bambini volete giocare con me?“
Lui è Bruno Lampa, maestro di musica, che ha raccontato e fatto vivere ai bambini, attraverso il gioco e l’improvvisazione sperimentale, la purezza e la magia della musica.
I bambini hanno giocato con i suoni, improvvisando, componendo e dirigendo e alla fine creando vere e proprie sinfonie animate attraverso la stimolazione del movimento e della fantasia, che alla fine ha coivolto anche i genitori. E a fine lab eravamo tutti per terra a cantare e a battere le mani al ritmo di Every Breath You Take dei Police.
Usciamo con la testa sognante e leggera e ci dirigiamo spediti verso la stupenda Sala del Cenacolo per il lab La mia banda suona il rock, costruito sul concept della lezione concerto.
Siamo tantissimi. I genitori assiepati a lato e nelle retrovie i bambini tutti seduti a terra. Qui è roba grossa. Vediamo almeno sei tastiere, un microfono vero, una batteria, chitarre, darabouka, tamburelli, piccoli bonghi, jingle e campanellini.
Partiamo da un pezzo famoso e che suona vagamente come un tributo incoraggiante a noi genitori devastati gioisamente da questa lunghissima e intensissima giornata, Ciao Mamma.
Io penso. Ci metteranno una vita a memorizzarlo. Tempo 5 minuti e dopo un paio di prove eccoli completamente dentro al pezzo pronti a costruirne sequenza dopo sequenza, accordo dopo accordo, nota dopo nota. Abbiamo la sezione coro, abbiamo le percussioni, i tastieristi, tutti i piccoli vanno in sbattimento presi a costruire note basse, alte, cori, schitarrate a caso ma sempre coerenti, coretti, qualche balletto non manca. Insomma i bambini, sotto la guida dei meravigliosi insegnanti di Mondomusica hanno fomato una vera e propria band. Un giro di saluti, una rullata d’ordinanza alla batteria e via per un nuovo laboratorio.

E il momento di Are you a speaker? una proposta a cura di Kandu e Disco Radio. Siamo nel mondo della role play e della filosofia di edutainment di Kandu che in due parole recita cosi “Attraverso i giochi di ruolo i bambini imparano, capiscono e vengono a contatto con il mondo che un giorno erediteranno”.
E perchè non mettersi alla prova subito come speaker di una radio e imparare a fare il DJ? Si sa ai bambini piace parlare e così indossati i cuffioni e seduti sugli sgabelloni, tra turni di parola non rispettati, urla, grasse risate hanno raccontato al pubblico in ascolto chi sono e che cosa vogliono fare da grandi. Sogni di principesse, desideri infiammati di città Lego immense, uniformi da indossare, la gioia di questi piccoli speaker è uscita esplodendo in una miriade di aneddoti divertenti, risate a crepapelle e una smisurata fantasia.

Si tira dritto e non ci si ferma nemmeno per pranzo. Mio figlio non sente i morsi della fame, nè quelli della stanchezza, nè della sete. Va avanti come un ariete e mi trascina verso la prossima mirabolante tappa.
È il momento del digital. Ma prima di piroettare verso questo cosmo ipnotico ci fermiamo presso l’audiorium per ascoltare alcune delle più divertenti colonne sonore dei videogiochi Nintendo e hit anni ’80 suonate da Marta Noe, musicista e insegnante di musica specializzata nella Music Learning Theory, e sapete con cosa? Con un pianoforte di cartone di Nintendo Labo. Marta ci ha accompagnato alla scoperta di un mondo musicale super funny e ci ha coinvolti con un finale scoppiettante…Video Killed The Radio Star dei The Buggles, e con l’apporto di ukelele e basso il quadro è completo e possiamo finirla tutti a battere le mani e a cantare con gli occhiali da sole, il tutto condito da un meraviglioso profumo di anni 80.

Visto che di creatività non siamo ancora ubriachi ci dirigiamo verso il Nintendo Labo pronti a sperimentare la frontiera più creativa dei giochi digitali. I bambini raggiungono la pubertà sul playground nell’attesa delle file immani, ma ne vale la pena. Io che non sono minimamente videogame addicted e che lo vieto nella vita di tutti i giorni al mio pargolo, sono affascinata dal concept che sta alla base di questo progetto. L’abbattimento tra fisico e digitale che avvicina tutta la famiglia permettendo a noi “vecchi” di superare il limite tecnologico tra noi e questa nuova generazione di bambini smanettoni e costruire tutti insieme, attraverso un’esperienza interattiva unica nel suo genere, delle vere e proprie creazioni di cartone, i Toycon, dandogli poi vita tramite la tecnologia Nintendo Switch. Stamattina alle 7.00 il mio bambino stava già scrivendo in geroglifico la sua lettera a Babbo Natale in anticipo di 9 mesi.

E’ ora del live tanto atteso. I bambini si buttano tutti per terra nell’area antistante al Nintendo Labo, all’interno dello Spazio Polene, tutti pronti per l’esibizione dei The Minis, una rock band di Torino composta da tre elementi (di cui due figli d’arte, sono i figli di Alex Loggia storico chitarrista degli Statuto nonchè loro produttore artistico ) che propongono un sound punk rock veramente bello tosto. La band è nata nel 2015 e l’età media dei ragazzi è circa 15 anni. Con un debutto nlla storica location dell’Hiroshima Mon Amour, i ragazzi hanno già suonato in diversi palchi dividendosi la scena con Subsonica, Linea 77, Statuto, Bluebeaters, Africa Unite. A breve il loro singolo in uscita.
Alle 17.30 attaccano con una scaletta di brani loro e cover di Bo Diddley, Elivs Costello, Supergrass e The Ramones veramente ben eseguite e con un ritmo trascinante che ci fa dimenticare di essere in un museo.
I bambini ascoltano con circospetto, prima. Le loro orecchie delicate si stanno adattando alle rasoiate dei The Minis. Poi vediamo che quelle gambette corte iniziano a muoversi ritmicamente. E la finiscono nel pogo generale.

Tra gonne di tulle rosa, merendine spiaccicate a terra, ciucci che volano, diademi e coroncine lanciate per aria alla fine quasi tutti i bimbi si sono lanciati nel delirio danzereccio al ritmo di Blitzkreig Bop dei Ramones in un baby pogo al limite del commovente. Perchè non puoi emozionarti nel vedere tutti questi nanetti lanciarsi in una danza forsennata tra accenni di freestyle, salti, giravolte, qualche passo rivisitato in chiave punk del corso di danza classica, abbracci, spinte e tante tantissime risate e con sotto i The Minis che fustigano gli strumenti e che ci danno dentro come ossessi. E trainati da quei matti dei Giovani Genitori, instacabili, onnipresenti, meravigliosi.
Il Festival è finito. Torniamo a casa stanchissimi e con le orecchie vibranti. Trascino mio figlio per i talloni, sta praticamente dormendo in piedi dopo avere dato tutto quello che poteva. Ma è felice, dannatamente felice. Dopo il selfie coi The Minis ha raggiunto il massimo dell’esaltazione. Mentre me lo carico in spalla penso che questa cosa la sapevo già, ma ieri l’ho capita veramente bene. L’amore per la musica è una della cosa migliori che possiamo insegnare ai nostri figli.

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Serena Lotti

Serena Lotti

Milanese, soffro di disordini musicali e morbosità compulsiva verso qualsiasi forma artistica. Cerco insieme il contrasto e il suo opposto e sono attratta da tutto quello che ha in se follia e inquietudine. Incredibilmente entusiasta della vita, con quell’attitudine schizofrenica che mi contraddistingue, amo le persone, ascoltare storie e cercare la via verso l’infinito, ma senza esagerare. In fondo un grande uomo una volta ha detto “Ognuno ha l’infinito che si merita”.

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