L’ultimo tour dei MÖTLEY CRÜE, in concerto ieri sera a Milano (con ALICE COOPER)

Arrivati a questo punto ritengo che la mossa di annunciare il tour di fine carriera sia la strategia di marketing più battuta degli ultimi tempi per garantirsi i sold out nei palazzetti di mezzo mondo.
Nel dare una fugace occhiata ai prossimi concerti che ho in agenda noto come ben 4 di essi siano stati appunto annunciati come tour “finali”.

Ora, non dico che i Mötley Crüe non sarebbero riusciti a fare il pienone senza questo stratagemma, ma inevitabilmente i fans meno accaniti, tipo il sottoscritto, se ne sarebbero stati probabilmente a casa, mentre il timore di non poter vedere, per un’ultima volta nella vita, un pezzo di storia del Glam Rock mondiale ha sicuramente indotto, me ed altri, ad essere qui stasera, all’unica data italiana dell’appunto citato “Farewell tour”, partito a luglio 2014 con una prima leg nord americana, per approdare successivamente in Giappone e Australia e fare rientro, al termine della parentesi europea, negli states per una seconda leg che si concluderà con una triplice, evocativa, data nella “natia” Los Angeles, per salutare definitivamente il loro pubblico la notte di capodanno. Insomma…boom!
Una sceneggiatura da oscar, ma dubito fortemente che i non ancora sessantenni Crüe (ok, con Mars andiamo un po’ oltre) abbandonino lo star business così presto, nonostante la pittoresca trovata della sottoscrizione di un fantomatico agreement, controfirmato da tutti i componenti della band, che gli impedirebbe legalmente una futura reunion.

A non pensare minimamente ad un addio alle scene è invece il più attempato Alice Cooper, classe 1948, che a quasi 70 primavere vede la pensione ancora lontana.
Alice, in più occasioni citato come fonte d’ispirazione dai Mötley stessi, è stato chiamato per essere l’opening act dell’intero tour.
Cooper porta in scena uno show di 12 pezzi, attingendo perlopiù dal suo repertorio anni ’70.
Dall’oscura iniziale Black Widow al conclusivo anthem “School’s out”, passando dalla più “recente”, bellissima, “Poison”, si ha questa sera la fortuna di poter ascoltare una bella versione di “No more, Mr nice guy” e un accenno dell’ormai quarantennale “I love the dead”, il tutto condito dal solito show stile Halloween che Cooper porta on stage da decenni. Mostri, sexy infermiere zombie e serpenti, l’ormai celeberrima scena della ghigliottina e la trasformazione in Frankenstein, con tanto di fantoccio alto 3 metri che gira per il palco, non sono mancati nemmeno ad Assago, il tutto per confermare, una volta di più, che il re incontrastato dello shock rock è sempre lui, stasera accompagnato da una band che funziona alla grande, composta da basso, batteria e 3 chitarristi tra i quali merita menzione la bella Nita Strauss Orianthi Panagaris.

Sono le 21.10 quando le note registrate dell’intro “So long, farewell” accolgono i Crüe sul palco. L’invecchiatissimo Mick Mars è il primo a calcare lo stage seguito a ruota da Nikki Sixx e da Tommy Lee, di nuovo dietro alle pelli dopo il recente forfait in alcune date dello scorso mese a causa di una fastidiosa tendinite.
Parte la musica e sulle note di “Girls, girls, girls”, vero manifesto, insieme alla successiva “Wild side”, del loro lifestyle fatto di eccessi, irrompe sul palco anche un visibilmente imbolsito Vince Neil.
I timori iniziali svaniscono come d’incanto e tra una fiammata di cherosene e l’altra, tra un botto e un fuoco d’artificio, i Crüe macinano note su note. L’energia c’è , Lee picchia la batteria come un forsennato e la risposta del pubblico è entusiastica. Ma il tempo passa per tutti e dopo un inizio quasi impeccabile non si possono non registrare alcuni errori piuttosto evidenti.
Neil, pur cavandosela nel complesso egregiamente bene, certe note non prova nemmeno più a prenderle, ricorrendo spesso al gorgheggio su quelle ormai inarrivabili e utilizzando frequentemente il pubblico nei cori. Ma tutto sommato, chi se ne frega! Lo show è davvero coinvolgente e alcune pecche passano in secondo piano. Le hits ci sono davvero tutte, ivi inclusa un’incendiaria cover di “Anarchy in the Uk” e due pezzi dell’ultimo, ormai datato, lavoro della band, tra i quali spicca “Saints of Los Angeles”, un pezzo che suona come un classico.
Nikki vuole rivolgerci qualche parola, le uniche di tutta la serata, comunicandoci quanto ami passare dal nostro paese, anche in virtù delle sue origini Italiane. Durante “Shout at the devil” imbraccerà un basso sputa fiamme donando allo stage un aspetto realmente infernale.

Arriva quindi il momento dell’attesissimo assolo di Tommy Lee. La batteria è agganciata ad una struttura a binari simile ad una montagna russa che porterà il batterista a suonare anche a testa in giù sospeso nel vuoto a 15 metri di altezza. Uno spettacolo unico, Tommy ci ha abituato in carriera a performance di questo tipo ma la struttura studiata per questo tour è davvero maestosa.
Al termine di un, a parer mio, trascurabile intermezzo solista di Mars, e l’esecuzione della già citata “Saints of Los Angeles” i Mötley si preparano all’assalto finale sparandoci in sequenza tachicardica i classici “Live Wire”, “Dr. Feelgood” e “Kickstart my heart”, prima di abbandonare il palco tra i saluti di un convinto pubblico.
Ma manca all’appello ancora una canzone che tutti aspettano, quella “Home sweet home” che non può essere tralasciata da una setlist, per di più in questo tour d’addio.

Le luci del main stage si spengono a sorpresa mentre i Mötley spuntano da un’arteria secondaria del palazzetto e, passando in mezzo ai fans, accedono ad un minuscolo “palco” posizionato alle spalle del mixer, un gesto pregno di significato, la contrapposizione netta tra la band planetaria reduce da uno show magniloquente e un gruppo di ragazzi che 34 anni prima iniziarono il loro sogno condividendo pochi metri quadrati di qualche fumoso palco californiano, quei pochi metri quadrati che stanno dividendo ora, al tramonto della loro stella.
E’ il momento dei saluti: Lee si sistema alla tastiera e le prime note di “Home sweet home” riecheggiano nell’aria nel momento esatto in cui i megaschermi iniziano a proiettare immagini che ci fanno ripercorrere l’intera carriera della band, per 4 intensi minuti da pelle d’oca, e ve lo dice uno che non può definirsi propriamente un vero fan. Se questa è per davvero la fine non poteva essere migliore di così.

Alice Cooper – scaletta 10 Novembre 2015 – Milano

• The Black Widow
• No More Mr. Nice Guy
• Under My Wheels
• I’m Eighteen
• Billion Dollar Babies
• Poison
• Dirty Diamonds
• Go to Hell
• Feed My Frankenstein
• Ballad of Dwight Fry
• I Love the Dead
• School’s Out

Mötley Crüe – scaletta 10 Novembre 2015 – Milano

• Girls, Girls, Girls
• Wild Side
• Primal Scream
• Same Ol’ Situation (S.O.S.)
• Don’t Go Away Mad (Just Go Away)
• Smokin’ in the Boys’ Room (Brownsville Station cover)
• Looks That Kill
• Mutherfucker of the Year
• Anarchy in the U.K. (Sex Pistols cover)
• Shout at the Devil
• Louder Than Hell
• O Fortuna (Carl Orff song)
• Drum Solo
• Guitar Solo
• Saints of Los Angeles
• Live Wire
• T.N.T. (Terror ‘N Tinseltown)
• Dr. Feelgood
• Kickstart My Heart
• Home Sweet Home

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Matteo Pirovano

Matteo Pirovano

Nasco il giorno di San Valentino del 1978, e forse proprio per questo sono, da sempre, un nostalgico romantico. Apro per la prima volta gli occhi a Genova, ma non riesco a definirmi Genovese a tutti gli effetti pur essendole visceralmente legato. La mia vita è stata vissuta al confine tra la provincia ligure e quella Alessandrina, mi piace considerarmi un apolide della collina. Appassionato di musica sin dalla giovanissima età, cresciuto tra i dischi dei miei, diviso tra Black Sabbath e Led Zeppelin, seguo la musica da sempre. Sono ormai più di vent'anni che coltivo la passione dei concerti, una delle poche a non essere mai calata nel tempo. Sono un Vespista e un Jammer, chi ha una di queste due passioni sa cosa esse significhino. Nella vita lavorativa mi occupo di tutt'altro, le mie passioni sono la mia linfa e la mia energia, sono ciò che riempiono quel bicchiere che, per mia fortuna, riesco sempre a vedere mezzo pieno.

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