Two Times Intro: le foto di Michael Stipe (dei REM) raccontano Patti Smith

Dopo 16 anni di assenza, e dopo aver subito la morte prematura del marito e del fratello, Patti Smith, convinta dal suo amico Bob Dylan, ritorna finalmente sul palco per una serie di concerti nella East Coast davanti a un pubblico elettrizzato e commosso. A rendere “eterno” il viaggio, con la sua macchina fotografica, c’era un altro poeta, Michael Stipe, fondatore dei R.E.M.: i suoi scatti insieme improvvisati e spontanei, raccolti in questo libro, registrano le vicende ormai circondate da un alone di leggenda di quella tournée.

Palchi da allestire, strumenti da provare, abiti sdruciti appesi a una gruccia nello spogliatoio di una palestra del Connecticut, ma anche letteratura e poesia. Due settimane di “suono e stupore” che, come scrive William S. Burroughs nell’introduzione, produssero sul pubblico l’effetto dei riti voodoo, dove chi assiste “viene letteralmente trasportato in un’altra dimensione”. Un racconto per immagini e non solo, un taccuino di appunti che brilla di una magica e sorprendente ispirazione.

In libreria dal 10 settembre ma già acquistabile su ndanet.it

“Ci fu una volta in cui due poeti del rock unirono i loro amplificatori per intraprendere un viaggio di vita e amore, guerra e pace, suono e silenzio. Fu quando Bob Dylan e Patti Smith percorsero gli Stati Uniti a metà degli anni Novanta. Tra parole e rumori di fondo, ad un altro poeta fu affidato l’incarico di catturare quella irripetibile esperienza con delle foto: a Michael Stipe dei R.E.M. Il risultato di tutto questo è Two Times Intro”.
«Publishers Weekly»

“L’amicizia personale di Michael Stipe con Patti Smith conferisce al libro qualcosa di speciale e più grande: osservandolo nel complesso, non si tratta più di una semplice raccolta di scatti occasionali durante una tournée, ma piuttosto di una collezione di momenti irripetibili. La natura intima dell’antologia rende il tutto terribilmente intrigante e affascinante. Patti Smith in tutto il suo splendore e soggiogante talento, è ritratta qui nella sua luce più vera”.
«Verbicide Magazine»

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