Sulla confidenzialità della notte e del buio: intervista agli ISIDE

“Iside è una dea che è sempre stata rappresentata nascosta sotto ad un velo. Siamo così anche noi, non vogliamo stare al centro dell’attenzione, preferiamo stare a lato osservando quello che fanno gli altri.”

Contaminazioni parziali, stravolgimenti ragionati. Un mare di fiori rossi, synth e cassa dritta in una balera di provincia. Forse per capire un po’ di più del modus operandi musicale degli Iside la maniera più efficace è quella di guardare i girati delle loro canzoni, per esempio quello di Paradiso, primo singolo della band. Il concetto di ibridazione è centrale, e provare a raccontarlo non è cosa immediata. Descrivere un progetto musicale come quello degli Iside non è semplice e non è definitivo, perché quando c’è di mezzo la freschezza della proposta e il coraggio della sperimentazione il confine del genere musicale diventa vago e sfocato, la definizione di uno stile praticamente impossibile. E’ dunque in un contesto ibrido e mutevole che nasce il progetto Iside, un contesto fatto di contrapposizioni forti e di ménage coraggiosi, di chitarre e di sintetizzatori, di pop e di elettronica. Raccontano “l’amore ai tempi della trap e della cassa dritta” ispirati dalle chitarre degli Strokes, dai beat di Flume e dalle sculture di Emily Young; i pattern melodici sanno cullare un cantato leggero e di contessiana memoria ma sanno anche far esplodere la traccia con carattere e vigore. Con l’obiettivo ambizioso di dare nuove forme alla musica cercando di modellare sculture melodiche sempre differenti, i quattro bergamaschi ricamano quadretti amorosi semplici e parlano di situazioni comuni, di paure e di inadeguatezza, ricercando nella scrittura grande musicalità: con questa detonazione di suoni brillanti e testi immediati il gruppo in questione potrebbe essere quella carica esplosiva di cui il pop italico necessita.

Vi hanno descritti come “un punto indefinito tra Flume, Cosmo e l’indie italiano”. Mi piace partire chiedendovi una cosa particolare: senza riferimenti a generi, stili o influenze, se vi chiedessi una metafora per la vostra idea musicale? Che cos’è la musica dei Iside?
Oh mamma mia, questa domanda ci manda già in crisi. Penso che ci aiuterai tu a fine intervista a capire qualche cosa in più su di noi e credici te ne saremmo incredibilmente grati.

Il senso metaforico che ho dato alla vostra musica si è concretizzato quando ho visto qui la vostra (fighissima) live session di Fantasmi: c’è il mare tutto intorno ma voi nuotate tra onde di fiori rossi. Come è nata questa idea?
Lo scorso inverno Dario consegnava fiori nel weekend per farsi due soldi. Durante i viaggi in furgone ascoltava le produzioni fatte le sere prima con gli altri ragazzi, erano le prime idee di Iside, collegava il telefono all’autoradio con uno strano cavo jack-cassetta (il furgone non era nuovissimo) e cercava di scrivere i primi testi. Ritornava nel negozio per confezionare i nuovi ordini e faceva scorta di post-it; nelle attese ai campanelli delle case a cui consegnava i fiori, scriveva rapidamente le idee che gli erano venute. Probabilmente molte persone avranno buttato nel cestino degli strani biglietti gialli pieni di frasi a caso, perchè nei momenti di sconforto si divertiva a inserirli nelle confezioni. I fiori si sono inconsapevolmente subiti i momenti primordiali delle nostre canzoni, se ne stavano dietro nel cassone o accanto a Dario adagiati sul sedile del passeggero e lo ascoltavano. Questo inverno, per la pubblicazione dell’EP ci è stato proposto di fare una session live di Fantasmi, è stato molto facile decidere il luogo in cui farla. I fiori ci hanno sopportato per primi e meritavano questo premio.

Tornando alla metafora che mi avete suggerito, il video mi ha ricordato l’ingresso in acqua durante un tuffo, un evento che modica e distorce un ambiente. Un’azione che prima stravolge ma che poi viene inglobata. La creazione di tessuti musicali così fortemente contaminati da generi e stili diversi vuole essere il vostro manifesto stilistico?
Ci piace molto questa idea di un’azione che modifica, stravolge ma lo fa in modo ragionato, divenendo parte integrante dello spazio. Ci ricorda le installazioni artistiche, questa estate siamo stati al Cretto di Burri a Gibellina Vecchia. Un posto pazzesco, che celebra un avvenimento estremamente tragico ma che rende quella valle unica al mondo. Un intervento che a prima vista potrebbe sembrare invasivo e arrogante: una colata di cemento bianca in mezzo alla natura siciliana. In realtà così facendo Burri ha ricostruito un paese, ne ha ridefinito le vie, gli spazi e i volumi. Un lavoro minuzioso e attento, perchè è sempre difficile inserirsi negli spazi degli altri. Potremmo traslare questo discorso anche nelle relazioni, che è un po’ il tema principale dei pezzi Iside: le persone stanno insieme e si rubano tempo e spazio, ma se lo fanno con criterio ha senso, si costruiscono nuove forme che partono dallo studio di quelle dell’altro. Ultima citazione artistica della risposta giuriamo: ci viene in mente Emily Young, forse la più grande scultrice britannica esistente che vive in Toscana in un monastero e si diverte nello scegliere e modellare pezzi di marmo di una cava dismessa rispettandone le forme che la natura ha dato loro per scolpirne volti. Parte da quello che trova, si adatta allo spazio in cui lavora e ne da nuove forme. è ambizioso dirlo, ma vorremmo farlo con la musica.

Il connubio tra le parti suonate e cantate è riuscitissimo, un amalgama di stili ben definibili che uniti si sposano alla perfezione. Partendo dallo stile canoro (la leggerezza mi ha ricordato Contessa de I Cani), passando dalle percussioni e dal synth fino ad arrivare ai riff di chitarra: quale sono i vostri personali riferimenti?
L’essere amici dalla scuola elementare aiuta sicuramente in questo, ci siamo sempre passati la musica che ci piaceva e per questo sappiamo già molto bene cosa vorremmo dagli altri mentre produciamo un nuovo pezzo. I riferimenti musicali sono relativamente ristretti, e tendenzialmente non italiani (forse proprio Contessa è uno dei pochi che ha il talento folle di rispettare la lingua italiana all’interno di un cantato mai pesante e sempre estremamente musicale, grande Niccolò, vero mentore dell’indie italiano). Ti diremmo Frank Ocean sul cantato, siamo consapevoli di averla toccata piano ma ci proviamo. Sulle produzioni sicuramente Flume ci ha condizionato, come del resto pensiamo e speriamo abbia condizionato la vita di tutti i nostri coetanei. Le chitarre potrebbero derivare da un amore spasmodico di qualche anno fa per gli Strokes che si è tramutato oggi nel fenomeno Steve Lacy. L’approccio alla Tyler, The Creator ci sta stuzzicando esageratamente per i lavori che stiamo facendo ora, come ha voluto ben far presente dopo la vittoria ai Grammy, lui è riuscito a fare un lavoro estremamente ambizioso calandosi nel mondo pop. Riuscire in questo, per noi è essere un’artista. Lui lo è come gli altri nomi che abbiamo citato prima. In Italia artisti sensazionali esistono eccome, sia chiaro: Venerus, Joan Thiele, Generic Animal ci piacciono da matti, sono nelle nostre playlist ispirazionali e non vediamo l’ora di conoscerli.

E’ una canzone che parla di sesso o di amore?
Sinceramente non ci eravamo mai posti questa scelta di fronte a Fantasmi. Dovendo scegliere ti diremmo che parla di amore perchè nelle strofe le immagini che rappresentiamo sono semplici, abbastanza vere e possibili. Il non dormire mai la notte, è legato proprio al non farcela per i mille casini che ci corrono in testa. Una difficoltà tangibile. Il fatto di parlare direttamente ad una persona è dato dalla necessità di stare con qualcuno in questo lasso di tempo lunghissimo di buio. Non sapremmo cosa fare, ci annoieremmo o peggio continueremmo solo a pensare male di noi. In Fantasmi siamo egoisti. Ma di notte non piace a nessuno stare soli, peggio ancora se non si riesce a dormire. Forse anche per i troppi caffè bevuti durante la giornata. Però concedetecelo, è l’unico vizio che abbiamo oltre alle patatine fritte e al Gin Lemon.

La scrittura è sapiente e delicata, ben supportata da una melodia che sa anche incazzarsi: il pezzo è nato prima cantato o suonato?
I pezzi nascono sempre chitarra-voce scritti in un inglese falso, un giorno pubblicheremo i file audio di Dario in cui canticchia quella lingua inventata da lui. Non sappiamo cosa potrebbe accadere. Una rivolta cittadina dal mondo anglosassone capitanata dalla Regina Elisabetta. Questi sgangherati audio passano direttamente in studio, dove insieme cerchiamo di definirne una struttura solida sulla quale aggiungere
tutto il resto. Poi Giorgio prende le redini della questione e li trasforma in pezzi completi, sempre con noi appostati dietro come avvoltoi. Ci vogliamo un grande bene, altrimenti tutto questo non sarebbe oggettivamente possibile. Quando il pezzo è ormai finito, aggiungiamo le parole italiane che devono avere la capacità di inserirsi perfettamente nella musicalità del brano, stiamo molto attenti alla sillabazione, evitando strani inciampi tra le lettere. Il significato del testo non deve mai prendere il sopravvento sugli altri, non sarebbe funzionale e democratico. Siamo un gruppo estremamente democratico, forse questa è la nostra migliore dote. Ultimo passaggio fondamentale è il mix del nostro Dario (Ribo), il nostro papà classe 1995 nonostante abbia solo un anno in più di noi altri tre. Lui oltre a suonare live i sintetizzatori che agiscono sulle basse frequenze, è il missatore ufficiale, cura le tracce in maniera chirurgica e ha davvero un innato senso paterno. Livella tutto ed è forse l’alchimista della nostra volontà di equilibrare tutto perfettamente. Siamo estremamente democratici.

Che bello il flirt della chitarra con il comparto digitale delle percussioni e del synth, un tocco classy che sa di classic: per una produzione che guarda decisamente a suoni moderni, quanto sono importanti delle radici vecchio stile?
Grazie, ci stai facendo troppo complimenti, siamo dei pomodori volanti ormai. La chitarra è essenziale, in realtà saremmo tutti chitarristi al di fuori di Iside, ma non potremmo fare concorrenza al G3 di Satriani e co. perchè abbiamo alcune mele marce all’interno (non facciamo nomi). Come detto prima, il chitarra-voce è necessario per la scrittura delle linee melodiche fondamentali. Poi Daniele detto Bigu, il vero chitarrista del gruppo, ci passa le notti per selezionare gli accordi e le posizioni che più rendono il brano di classe. Non vogliamo mai scadere nel riff facile e scontato, sicuramente Steve Lacy sul fronte chitarra ci ha svoltato, anche Blood Orange non scherza affatto. Si può unire in modo elegante chitarra e elettronica? Ci proviamo, ma ci vuole davvero tanta attenzione e tanti ascolti di veri fenomeni. Quindi no, le radici vecchio stile non ci aiutano particolarmente, abbiamo sempre ascoltato musica anche di altre epoche ma non ci focalizziamo su quello per Iside.

Mi piace sempre cercare di contestualizzare una traccia. Parlate del buio come di un amico: è il buio prima dell’alba, finale e risolutore o quello subito dopo il tramonto, aperto e ibrido?
L’immagine perfetta di Fantasmi potrebbe essere questa: noi, da soli nella propria casa (chi sul divano, chi sul terrazzo o nella stanza da letto) che fissiamo il vuoto, al buio e ci chiediamo che cosa stiamo facendo. Poi diamo un occhio al cellulare, scrollata di cortesia, puntiamo la sveglia e ci rimettiamo a braccia conserte a pensare. Il buio non è risolutore, è amico perchè ci permette di fare
ciò che non possiamo fare di giorno, ossia pensare. Il manifesto pro buio non vuole rifarsi ad azioni particolarmente folli, siamo animali notturni atipici, che la notte stanno soli e pensano. Stare con gli altri di notte è personalmente più bello, su questo non ci sono dubbi, qualsiasi cosa fatta al buio con qualcun altro diventa più affascinante. Non si esce il pomeriggio per flirtare di fronte ad una camomilla, è tutto così palese e intuibile con la luce. Vorremmo vivere in Islanda nei mesi di buio. Dario ha sempre sperato di essere discendente di qualche paese del nord.

Iside: da dove nasce la scelta di questo nome?
Iside non ha fondamenta troppo ragionate, l’abbiamo scelto perchè potrebbe essere il nome di una persona, è più bello e utile immaginare di parlare ad una donna. Ci piaceva proprio anche l’idea di essere riconosciuti con un nome femminile. Iside poi è una dea che è sempre stata rappresentata nascosta sotto ad un velo. Siamo così anche noi, non vogliamo stare al centro dell’attenzione, preferiamo stare a lato osservando quello che fanno gli altri. Non giudichiamo ma immagazziniamo i movimenti e le scelte degli altri. Nella vita c’è solo che da imparare, per evitare di essere quello che non si vuole.

Paradiso (uscita il 9 ottobre) parla dell’incapacità di scegliere, Fantasmi della sicurezza che trovate solo nell’oscurità della notte: il vostro primo EP uscito a Gennaio (markettizzato con stampini con su scritto “Hai Mai Detto Di Noi” in giro per la città), parafrasando i Coma Cose, ci dirà quanto è bello avere paura?
Esatto il 31 uscirà l’EP che si intitolerà Indico e ci tremano già le gambe. Avere paura è dire poco, siamo terrorizzati, agitati, chissà cosa si dirà sui pezzi. Noi li facciamo per come piacciono a noi, non conosciamo nemmeno così bene il panorama italiano in cui vengono inseriti. Però a noi piacciono ed è il punto fondamentale per farne di nuovi.
Avere paura è bellissimo, abbiamo anche il feticcio per gli horror per intenderci. Poi ci lamentiamo sempre di aver speso i soldi del biglietto del cinema senza aver avuto paura, non perchè siamo dei duri, piuttosto perchè i film horror degli ultimi anni lasciano tanto a desiderare.
Siamo terrorizzati di quello che sarà dopo l’uscita di Indico, il desiderio che possa colpire molti e generare nuove opportunità, si schianta contro le possibili critiche riguardo i testi o le scelte di produzione. Quindi vi prego parlatene sempre bene. Siamo fortemente suscettibili.

Bonus track (feat. domanda #1)
Sicuramente le domande di questa intervista, così cariche di complimenti ci hanno fatto bene e ti ringraziamo soprattutto per la volontà di scavare nei pensieri di chi scrive e suona. La metafora che ci chiedevi all’inizio non si scolla dal nostro essere pragmatici, molto legati a quello che c’è ed è tangibile. Iside è una scatola di Lego con tanti pezzi tutti componibili, con questi tasselli si cerca di simulare qualcosa di pazzesco che esiste nel mondo degli esseri umani, quindi prima si studia minuziosamente come queste strutture siano state costruite, si fanno dei disegni preparatori e si costruisce. Il risultato finale è soddisfacente e ha il vantaggio di poter essere sempre rivisto e migliorato, in trasformazione. Nella speranza che qualcuno le nostre mini strutture di Lego le possa far diventare una città funzionale in cui vivere.

Alessandro Tarasco

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