Oro Bianco e Nerone: crudezza e visceralità rap in camicia

Il senso di appartenenza ad un luogo, alle viscere di un territorio, alla voce profonda del proprio cuore di tenebra. Il quartiere, i palazzi, i parchetti: la dove ci può essere luce ma anche tenebre, la dove ci può essere la “Milano bene” ma anche quella “male”; La musica che si insinua tra le due facce di una metropoli e si contamina, cresce e si definisce in un contesto eccezionalmente florido, eccezionalmente vero. Milano “sguardo maligno di Dio, zucchero e catrame”: un contesto da sempre in prima linea per la musica, la scena e la cultura rap  – vera e propria, definita – che si nutre e si mantiene attraverso le esperienze dei propri interpreti. “Noi siamo Milano, Milano siamo noi, dentro Milano ci siamo noi, dentro di noi c’è Milano, da sempre e per sempre” ci dice Nerone, “Ho visto e vissuto Milano di notte e di giorno, in qualsiasi momento: ho visto la “Milano bene” ma soprattutto la “Milano male” e, in generale, diciamo che è stata un punto di riferimento per ogni mia traccia” ci dice Oro Bianco: la collaborazione, che nasce “dalla voglia di fare la vera drill all’italiana”, ci regala un pezzo crudo e incazzato, un pezzo forte nelle parole e nel beat. Sfacciata ma con stile, i due meneghini ci portano con il ferro alla tempia e punchlines di matrice gangsta nel loro mondo metropolitano, graffiato e crudo ma pur sempre clean in quanto vero, autentico. Nel pezzo l’ostentazione della ricchezza si erge a rivendicazione sociale e si palesa attraverso una consapevolezza solida delle proprie origini, sempre presente ed importante, fonte legittima delle esperienze raccontate. Magari a volte “mascherata” da cravatte ed orologi, ma mai cancellata, sempre e comunque con un’attitudine “from the block”. Abbiamo fatto alcune domande ai due che ci hanno risposto in maniera interessante, a livello artistico ma non solo, fornendoci spunti per comprendere un movimento che ancora troppo spesso non è avvertito come vera e propria legittimazione sociale e culturale.

Oro Bianco, per centralità, storicità, influenze ed underground, Milano è uno dei due poli principali del rap italiano insieme a Roma: quanta importanza ha la città nella tua musica?
OB: Milano, per me, è stata d’ispirazione dal primo singolo. Ho visto e vissuto Milano di notte e di giorno, in qualsiasi momento: ho visto la “Milano bene” ma soprattutto la “Milano male” e, in generale, diciamo che è stata un punto di riferimento per ogni mia traccia.

Come, dove e quando nasce “Il più regolare”?
OB: Nasce dalla voglia di fare la vera drill all’italiana. Primo, volevo ritornare con un colosso del rap italiano e secondo, volevo far vedere che c’eravamo e siamo più cattivi di prima.

Visto che ne hai già pubblicato uno e visto anche il successo di cui attualmente godono, cosa ne pensi dei Mixtape?
Penso che il mixtape sia una buonissima alternativa a un album e il fatto che stia riprendendo sempre più piede mi rende molto contento anche perché il pubblico continua a richiedere musica dal “rap game” ed è giusto che noi artisti lo accontentiamo.

Sei un’artista eclettico e poliedrico: pensi che Rap e Trap siano due interpretazioni ed approcci differenti della stessa cosa oppure stiamo parlando di due mondi diversi e staccati?
OB: Io penso che rap e trap possano andare assolutamente d’accordo. Io mi diverto, mi piace sperimentare, mi piace fare tutto e quindi credo sia giusto far scoprire te stesso al pubblico sotto più sfaccettature e sfumature possibili. Poi, ovviamente, dipende anche dall’artista e dal gusto del pubblico.

Ti ha scoperto Guè Pequeno: musicalmente, più un idolo o un riferimento?
OB: Cosimo per me è stato ed è un idolo, come penso lo sia per il 90% o il 100% dei ragazzi della mia età. Ho iniziato il mio percorso musicale con lui, da ragazzino sono cresciuto con i Club Dogo e quindi è sempre stato un punto di riferimento. Insomma, è entrambe le cose per me.

Nerone, Ad OroBianco ho chiesto dell’importanza di Milano nella sua musica: anche per te la tua città è musicalmente centrale? Milano e Roma possono in parte ricordare la East e la West Coast della scena Hip Hop americana?
N: Certo, nella mia musica è sempre centrale. Noi siamo Milano, Milano siamo noi, dentro Milano ci siamo noi, dentro di noi c’è Milano, da sempre e per sempre… non ci puoi fare niente, il rap è territoriale da sempre, tanto che neanche Milano, bisognerebbe parlare di quartieri e poi da qui andare dentro le vie…. è sempre stato mega-territoriale, non possiamo fare altrimenti. Per quanto riguarda Milano e Roma no, non sono la East e la West Coast. L’Italia è piena di copioni: ci sono Chicago, Atlanta, Boston e New York in ogni angolo di Milano, Roma ecc. Mi piace sapere che la scena di Milano si distingue da quella di Roma, quella di Roma da quella di Genova, quella di Genova da quella siciliana ecc. per stile, quindi quanto meno stilisticamente siamo tutti diversi, però parlare di East e West mi sembra prematuro.

“Il più regolare” ci mostra la doppia faccia del capoluogo lombardo?
N: No, “il più regolare” ci mostra la faccia dei nostri amici ahahaha. In realtà tutti hanno una doppia faccia, ormai. Ma poi Milano come Roma, come tutte le grandi città, hanno delinquenti travestiti da persone oneste e viceversa. Senza calcolare che stiamo parlando di uno spacciatore che si mette la cravatta per uscire a fare i lavori (vedi il video), quando in Italia quello con la cravatta è il più mafioso di tutti.

“Bataclan”, “Il più regolare”…tutte bombette ad anticipare qualcosa di più corposo nel nuovo anno?
N: Certo, vi mandiamo a casa tutti quanti quest’anno, ovvio. Non c’è niente da dire: io sto preparando, singolo dopo singolo, la mia bomba nucleare e Oro Bianco sta scrivendo come un pazzo. D’altronde non possiamo suonare, quindi cosa facciamo, ci fermiamo?

Quanto manca il pubblico in questo 2020? Sei riuscito quantomeno a sedare questo bisogno durante l’estate?
N: Pochissimo, perché durante l’estate ho fatto giusto un paio di comparsate durante qualche dj set di qualche amico in giro per l’Italia ma di date poco e niente, come è giusto che sia. Durante l’estate abbiamo ricaricato le batterie: è stato un anno che ci ha esaurito e a me bastava riposarmi, vedere i miei amici e prendere un aereo. Già così è stato abbastanza.

Siamo in un periodo musicale particolare, dove i confini tra un genere e l’altro si fanno sempre più sfocati: quanto è autentica l’attuale scena rap?
N: Ti dico con molta sincerità che questa domanda mi dà fastidio perché se i confini sono davvero sfocati va detto che l’attuale scena rap esiste e magari bisognerebbe ridefinirne i confini, non direi proprio che non è autentica…  cosa vuol dire? Il rap fa parte dell’hip hop come la trap e tutti gli altri sottogeneri. E ribadisco: la scena rap è autentica, basto anch’io da solo a difenderla “col cazzo duro e la pistola”, tranquilli. Insomma, basta semplicemente aguzzare la vista e i confini si vedranno meglio.

Di Alessandro Tarasco

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