Mameli e Meli tracciano una mappa che porta direttamente a Catania: l’intervista

Qualche settimana fa è uscito “Mappa”, il brano di Mameli in collaborazione con Meli, entrambi originari della Sicilia e di Catania in particolare. La sicilianità non è la sola cosa a far da filo conduttore tra i due artisti, i quali, sono riusciti ad intrecciarsi alla perfezione per tirarne fuori un prodotto del tutto credibile e originale. Meli e Mameli hanno infatti dei background molto simili, sono entrambi promotori di quel nuovo pop diffuso in Italia che strizza l’occhio all’indie senza “sguazzarci” troppo dentro. Melodie semplici fatte di suoni a volte vintage, accompagnati da testi di facile lettura che prendono dal quotidiano della vita media dei ragazzi in Italia, rendendo i brani una chiave universale che fotografano il nostro spaccato musicale: quello che oggi chiamiamo ItPop. Mameli è in realtà il nome d’arte di Mario Castiglione, il cui EP di debutto, “Inno”, uscito esattamente un anno fa, ha lasciato tutti a bocca aperta per il successo raccolto, frutto di un lavoro di estrema attenzione per ogni dettaglio. Mario cura ogni lato della stesura dei suoi brani, e oltre alla scrittura si occupa anche della produzione degli stessi, rendendo le sue uscite personali al 100%. Sempre da Catania, l’altro volto di “Mappa” è Meli. Classe ‘98, la chiave di lettura della sua musica è la timidezza, quella bella che poi si trasforma in forza, propria della sua generazione. Il pezzo, date le premesse, non poteva che essere un buon esempio di pop semplice ma raffinato: la chitarra acustica conferisce un’atmosfera del tutto casalinga e intima, perfetta per accompagnare il testo che racconta l’amore, vissuto nella sua esperienza più sincera e quasi infantile. Le parole di questo brano ricordano la sensazione di quando si trova qualcuno con cui si sta semplicemente molto bene senza troppi perché, così bene che non hai bisogno di controllare WhatsApp e senti le farfalle nello stomaco. Parla di quel tipo di affetto capace di sollevarci dai problemi della quotidianità, capace di farci scordare la realtà che si ripresenta senza pietà quando ci ritroviamo soli, la presenza dell’altra persona diventa quasi una dipendenza per scappare dalla verità delle cose “Che brutta giornata mi aspetta/ se te ne vai”. L’altra persona diventa quindi una mappa, una strada spianata da seguire per avere sollievo e forse sentirsi anche un po’ felici. Catania con le sue strade buie, disincantata e fatiscente, fa solo da sfondo, “Il porto, l’ostello, il centro, la playa” servono ad incorniciare, passano in secondo piano diventano un semplice ornamento. Questa collaborazione non poteva che incuriosirci, per capirne meglio i retroscena e com’è nata noi di Futura 1993 abbiamo deciso di scambiare qualche chiacchiera con Mameli e Meli, ecco cosa ci hanno raccontato.

Partiamo da Mameli: il tuo è stato un debutto un po’ fuori dal comune, i numeri degli streaming parlano chiaro e non sono mancati eventi importanti. Ti aspettavi questo successo?
Mameli: Ciao, sinceramente non penso esista un debutto comune e uno no. Ognuno di noi racconta la propria storia e prende i treni che gli si presentano davanti. Per me il successo è stato non avere rimorsi. La strada è lunga, da una parte non mi aspettavo le cose potessero andare subito abbastanza bene, dall’altra per me è solo l’inizio, Sono ancora in una bella salita, però me la vivo con calma e pazienza. L’unica cosa che voglio fare è scrivere, non sto dietro la porta ad aspettare il successo.

In “Latte Di Mandorla” parli del catanese come “un accento da nascondere per chi vuole sembrare borghese”, tu come vivi la sicilianità?
Mameli: Sono profondamente legato alla Sicilia. Davvero, non solo perché ci ho vissuto per anni. Mi sento siciliano dentro, ci sono dei valori che sono insiti in quella terra. Sono una persona calda e affettuosa, amo il mare, nelle canzoni poi questa cosa si sente. Ci sono dei principi che si rafforzano o indeboliscono in base al luogo in cui cresci, la Sicilia è un posto semplice e umile. E fa un buon profumo. La Sicilia profuma di agrumi.

Da poco tempo è uscito “Mappa”, com’è nata la collaborazione con Meli e come siete riusciti a dividervi la scrittura del pezzo?
Mameli: Meli è un altro super siciliano. Ci siamo beccati la prima volta che sono tornato giù dopo aver pubblicato il disco ed essermi fatto conoscere un po’. Lo trovo molto bravo, io non tornavo a Catania da tanto, è stato quasi automatico scrivere una canzone che provasse a metterci dentro la città

La chitarra acustica dà a “Mappa” un’atmosfera molto casalinga e intima, si sposa benissimo col testo. È stato autoprodotto da te come gli altri tuoi brani oppure vi siete affidati ad una terza persona?
Abbiamo deciso di collaborare con il produttore del disco di Meli, Simone Sproccati. È venuta fuori anche una bella amicizia per quanto mi riguarda. Simone lavora a Milano, ha fatto già un bel po’ di roba molto fica. Sta mettendo le mani anche a un po’ di cose mie. Poi sinceramente sento il bisogno di non produrre sempre tutto io, è stimolante confrontarsi con altri, ultimamente sto lavorando con vari produttori infatti.

Questa di “Mappa” non è la tua prima collaborazione, “Anche Quando Piove” insieme ad Alex Britti ha girato tutte le radio. Com’è stato per un esordiente confrontarsi con un artista affermato come Alex Britti?
Alex è una persona assurda. A parte essere davvero un mostro con la chitarra, ho scoperto essere anche un gran cuoco. Quando abbiamo scritto il pezzo sono stato a casa sua un paio di giorni e abbiamo solo suonato e mangiato. Non ci credevo neanche io, lui è stato uno dei primi concerti da ragazzino. È stato davvero disponibile, ci siamo presi bene e ci siamo accorti che anche se abbiamo 25 anni di differenza non siamo poi così distanti. Nelle canzoni queste differenze vengono meno. È il bello della musica no?

Hai partecipato a festival italiani di rilievo tra cui anche l’Home Festival e un tour da headliner. Eri già abituato ad esibirti su grandi palchi? Prima di essere Mameli facevi parte di altri progetti?
Mameli: quest’avventura è il primo progetto partito davvero. Quando ero più piccolo sono stato firmato dalla Caselli, ma non siamo riusciti a partire come volevamo. Non è colpa di nessuno, nella discografia queste cose succedono tutti i giorni. Però mi hanno fatto fare gavetta in giro, facendo qualche apertura di colleghi più avanti rispetto a me. Sono molto grato a loro perché sono stati i primi a credere in me anche se poi non è andata bene. È stata la prima volta che qualcuno mi ha detto: “tu vali qualcosa”. La fiducia di qualcuno è molto importante, soprattutto all’inizio, io ero nella mia camera a Catania quando è iniziato questo viaggio, e ricordo mia mamma che mi prendeva per pazzo perché stavo tutto il giorno con le cuffie a produrre e cantare. Oggi forse mia mamma si è un po’ rasserenata.

Passando ora a Meli, i tuoi pezzi lasciano intuire un’accurata ricerca e selezione dei testi, immagino non sia sempre semplice dividersi la scrittura. Come ti sei trovato a collaborare con Mameli?
Meli: È stato tutto spontaneo perché prima di tutto siamo amici. Credo che l’approccio di scrittura tra noi sia abbastanza diverso, tuttavia è stata una cosa così vera che dopo un minuto sapevamo già sarebbe uscito un bel pezzo

“Niente da Aggiustare” e “Capofitto” hanno ottenuto un più che ottimo riscontro, le aspettative create dai risultati del tuo debutto ti hanno messo ansia per l’uscita di “Please Wait”?
Meli: Sicuramente la cosa più difficile di avere il macchinone è mantenerlo. Facciamo finta che il “macchinone” siano i numeri portati a casa dal mio esordio. Ovviamente ho sentito la cosa, ti fa pensare di più, tant’è che col tempo ho cambiato tantissime cose, tolto una marea di brani dai miei progetti per aggiungerne altri. Insomma, quando gli ascoltatori non sono più solamente i coetanei della tua città, tutto diventa un fattore.

Sei molto giovane e questo si intuisce anche ascoltando i tuoi brani. Sia a livello di testo che di melodia sono molto freschi e giocosi, l’impressione ascoltandoli è sempre un po’ quella del primo bagno al mare dopo la maturità. Senti che il fatto di essere giovane ti renda portavoce della tua generazione o preferiresti distaccarti dai soliti stereotipi che vengono affibbiati a chi nasce dopo la seconda metà degli anni 90?
Meli: Il disco dà quel tipo di effetto perché racconta esperienze puramente liceali, il bello però è che nonostante sia molto autobiografico è facile un po’ per tutti potersi immedesimare. Ad ogni modo “Please Wait” è come se fosse una playlist delle esperienze della mia adolescenza. Ma è anche la fine di un capitolo. Sarà tutto diverso.

Ora una domanda per entrambi: avete degli ascolti di riferimento che vi hanno particolarmente segnato e che vi andrebbe di consigliarci per riscoprirli in questo periodo così particolare?
Mameli e Meli: I nostri gusti sono abbastanza diversi in realtà. Se dovessimo trovare delle cose che ci accumunano sicuramente il cantautorato italiano (Battisti, Dalla in particolare) e il più classico dei classici: Mac De Marco.

Intervista di Sophia Lippi

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