Leggi la nostra intervista agli ESPANA CIRCO ESTE

Avendo concluso da pochi giorni il vostro (lunghissimo) tour italiano la domanda iniziale è d’obbligo e quasi scontata: un bilancio di com’è andata? Così tante date in giro per il Paese, vi sentite un po’ diversi da come eravate partiti a giugno?
Più che un bilancio, preferisco parlare di umore e l’umore è sicuramente molto positivo!
Sette mesi in tour e la voglia è già quella di ripetere tutto, e soprattutto ripeterlo insieme. Se ci sentiamo diversi? Assolutamente no. È innegabile come i palchi siano cambiati. C’è più gente sotto il palco ed è molto più curiosa, ma noi siamo rimasti quelli che hanno sempre e solo voglia di suonare dal vivo. Ci piace proprio tanto.

Durante alcune tappe avete condiviso il palco con artisti come Manu Chao e Gogol Bordello, come ci si sente a suonare al loro seguito?
Per questa risposta ti rubo 2 minuti in più.
Ricordo che alla fine degli anni 90, mentre la guerra in Kosovo stava mietendo le sue ultime vittime, le strade della mia cittadina di provincia cominciavano a popolarsi di gente dell’est. Questa gente si mischiava con le facce scure che già da un po’ popolavano il mio quartiere, venute a cercare fortuna dai paesi dell’Africa. In quegli anni MTV passava questo video clip strano, di questo personaggio ancora più strano ma pazzesco; suonava un reggae “sbilenco” e attraente, un qualcosa che non avevo mai sentito. Io stavo cominciando ad ascoltare le prime cose, e il video “Clandestino” di Manu Chao è uno dei primissimi ricordi che ho per quanto riguarda la mia formazione musicale.
All’Autodromo di Monza mi sono presentato a Manu con questo ricordo…sembrava di avere un appuntamento con la storia. Quando ci hanno informato che avremmo suonato 2 volte con Manu Chao e avremmo seguito il tour italiano dei Gogol Bordello, eravamo eccitati come bambini il giorno di Natale.
Vivere quelle giornate, stringere quelle mani, scambiare due parole con queste icone che hanno fatto la storia della musica… sono cose indescrivibili.

Non solo Italia, i vostri live vi hanno portato anche in giro per l’Europa, in Repubblica Ceca, in Danimarca, in Germania. Riscontrate qualche differenza tra il pubblico di casa nostra e gli altri pubblici europei? Magari nell’abitudine di ascoltare una musica così particolare come la vostra.
Abbiamo notato una grande e comune differenza rispetto all’Italia: la semplicità.
La musica dal vivo in Germania o in Danimarca è cosa di tutti i giorni; tutti ascoltano musica, tutti la conoscono, tutti le vogliono bene: tutti la cercano. In questi paesi un ascoltatore medio conosce o ascolta molta più musica di un ascoltatore italiano super informato e appassionato. Da un po’ di anni la cultura underground in Italia è sparita, dando spazio al mercato così detto “indipendente”. Le due cose sono molto diverse secondo me, e mentre il mercato indipendente italiano si pettina e ascolta solo se stesso, l’underground europeo sforna sempre più band interessanti e anzi, le importa addirittura dall’estero perché ha fame e in casa ne ha troppo poche.
Questa cosa ci ha fatto venire ancora più voglia di scoprire l’estero e infatti nel 2016 lo frequenteremo molto.

I vostri concerti sono spettacoli allo stato puro, non vi risparmiate mai. Quanto c’è di improvvisazione nei vostri live e quanto, invece, è frutto di ore e ore di prove?
Il nostro spettacolo, è uno spettacolo. Non c’è niente d’improvvisato, è sempre, ogni sera, in ogni città la stessa identica cosa. Per molti musicisti questo è un limite quando suoni molto, mentre per noi è un divertimento. Quando suoniamo stiamo bene, suonare le stesse cose nello stesso ordine non ci annoia, anzi, mentre lo facciamo osserviamo le reazioni della gente, capiamo se hanno voglia di seguire il trip che gli proponiamo o no. Ma soprattutto ci piace pensare di portare uno show. Come essere davvero un carrozzone, un circo. Questa è una cosa che ci affascina molto.

Entriamo nel dettaglio della vostra musica. Il vostro è un linguaggio che sembra andare aldilà del semplice crossover, è composto da mille sfaccettature diverse, punk, rock, classica, tutte tenute insieme da un unico collante che è la patchanka. Ognuna di queste sfaccettature sembra rappresentare uno di voi; qual è il segreto per farle (e farvi) convivere così in armonia?
Nessuno. Ci è sempre venuto così e basta. Siamo appassionati di Nine Inch Nails, QOTSA, Pixies, queste passioni occidentali si sono incontrate con le mie esperienze latino americane e col mio forte desiderio di rappresentarle in qualche modo: la nostra musica ne è il risultato.

Per noi questo tema è piuttosto importante, riguarda la nostra identità. Il termine patchanka è un termine anni 90 che noi non abbiamo mai amato troppo, mentre da qualche tempo a questa parte la parola Tango-Punk ci sta determinando, sentiamo che ci definisce davvero. Noi siamo contenti che ci sia questa la parola vicino al nostro nome: Tango Punk.

Come nasce di solito un pezzo degli España Circo Este? La musica trasporta verso il testo, la narrativa ispira la musica, o è frutto dell’istinto?
Ogni secondo succede qualcosa nella nostra realtà e le cose più importanti restano, si sedimentano; sedimentandosi succede che attorno a loro crescono pensieri, frasi e idee che noi circondiamo di note, facendole diventare così una canzone. Dopo di che ci chiediamo: “ spacca?” se la risposta è si quello diventa un nostro pezzo.

La Revolución Del Amor è stato accolto da critiche molto positive e quest’anno la vostra fama non ha fatto che crescere, anche grazie al passaparola dei vostri fan sul Web. Vi ritenete soddisfatti dell’andamento dell’album o c’è qualcosa che avreste voluto migliorare?
Tante cose, ma la cosa che ci preme di più è arrivare a fare il prossimo disco veramente bene e che veramente ci soddisferà. Quando siamo usciti dallo studio dopo la Revolucion del Amor, ci sono stati mille ripensamenti, mille dubbi. Bisogna dire che siamo molto inesperti ancora di studi e che non è stato facile fare un disco in tour. La cosa che ci siamo promessi è che per il secondo ci prenderemo un po’ più di tempo e ci lavoreremo con più calma.

A proposito di passaparola sul Web, com’è il vostro rapporto con Internet e con i Social Network? Siete piuttosto attivi sia su Facebook che su Instagram.
I social network oggi sono l’unica piattaforma per gruppi come noi; da questi social diamo notizie, aggiornamenti, promuoviamo i vari concerti o progetti. La televisione, la radio, come purtroppo sappiamo tutti, soffrono di forte “ligabuite” che non lascia spazio a nessun’altro e a nient’altro. Questo dà ai vari Facebook e Instagram la carica di “unici megafoni per band”. Penso quindi che sia una scelta un po’ obbligata per qualunque nuova realtà scegliere oggi di comunicare attraverso un social. Da una parte è molto bello, dall’altra è molto pericoloso per la società e per i singoli individui svilupparsi ultimamente “solo” in quei luoghi. La comunicazione è più bella di persona, stare dietro ad un computer dovrebbe essere solo un “più” per la comunicazione dal vivo, non un “meno”.

Per concludere la nostra intervista tiriamo nuovamente in ballo il vostro disco e vi chiediamo: Cos’è per gli España Circo Este l’amore? Perché può portare alla rivoluzione?
In questi anni si parla di crisi, di default, di crack, la gente non ha più le stesse possibilità di una volta, le stesse opportunità. Purtroppo però quando i media parlano di queste ne parlano rinchiudendole solo in un mondo economico, facendole sembrare solo un problema di potere d’acquisto. Scavando di più nella realtà dei fatti, però, potremmo scoprire come questa crisi non è economica o strutturale, ma umana e sociale. Se io non ho un lavoro, non potrò andarmene dalla casa dei miei genitori e diventare indipendente; se io non ho un contratto, come potrò mai chiedere alla mia morosa di andare a vivere insieme? Se non ho certezza del domani, chi mi dice che faccio bene a fare un figlio? Quindi dato che tutto è in forse e dato che la realtà non dà né sostegno né sicurezza, scegliamo di restare a casa dalla mamma che ti stira le mutande a 40 anni, scegliamo di non avere una ragazza ma di avere relazioni senza fondamento; scegliamo di restare soli e non affrontare quelle tappe della vita che una volta l’uomo era portato ad affrontare. A mio modo di vedere non ci stanno togliendo un lavoro o dei soldi, ma attraverso la disoccupazione e attraverso l’assenza di risorse ci stanno privando della vita e delle sue tappe. L’amore è l’unica chiave per sbloccarsi e per fare saltare le cose. Per amore dell’indipendenza, per l’amore di un’evoluzione, per amore di un figlio o per amore di una donna l’uomo è pronto a fare di tutto; per amore di qualsiasi cosa, l’uomo è pronto a fare una rivoluzione.

Grazie per la vostra disponibilità.
Grazie di cuore a te Veronica, a Fabio e tutta Rockon, per l’attenzione e la disponibilità di cui ci avete sempre onorato.

Marcelo

Tango Punk Club Tour

Gli ESPANA CIRCO ESTE non si fermano. Stanno facendo le valigie e allestendo la propria carovana musical-circense per il “Tango Punk Club Tour”.
Ecco le prime date annunciate:
23 Ottobre – VIBRA – Modena
24 Ottobre – K2 – Vicenza
25 Ottobre – FINGER FOOD FESTIVAL – Bologna
31 Ottobre – ASTRO – Fontanafredda (PN)

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