“La fine delle onde” raccontata attraverso il fascino retro’ del cinema: intervista a Ricordati di Rimini

Ricordati di Rimini è uno dei progetti musicali più interessanti e particolari dell’ultimo periodo, risultato della collaborazione fra Alessandro Cianci e Andrea Barbara, in arte Iamseife. Il 17 settembre è uscito su Spotify e su tutte le piattaforme di streaming il loro secondo singolo, “La Fine Delle Onde”, pubblicato da Vetrodischi.

Alessandro è un musicista, autore e producer di base a Milano. Ha mosso i primi passi nel ruolo di bassista e chitarrista di diverse band punk, funk e indie rock. Nel 2015 ha pubblicato in duo, a nome Drum Machine Drama, “L’amore al tempo dei plugin“, un mixtape di classici italiani riarrangiati in chiave elettronica contemporanea. Iamseife, è un solo project nato nel 2010 dal desiderio di esprimere la musica mixando diversi generi. Nel corso della sua carriera rimane affascinato dalle sonorità sixties così come dalla musica breakbeat e dal rap e questa versatilità lo porta a seguire progetti dalle varie sfumature: collabora con la scena rap e sopratutto con Mecna. Proprio quest’ultimo è il punto d’unione artistico dei due, dal momento che Alessandro ha affiancato Mecna nella produzione di tutti i suoi album, contribuendo alla scrittura di molti pezzi. Così entrambi si sono trovati concordi sul creare un progetto che avesse un sound retrò e che al contempo mantenesse una scrittura moderna, sia per quanto riguarda i testi sia per le produzioni: così è nato Ricordati di Rimini che il 18 giugno ha pubblicato il suo primo singolo “Edwige Fenech“.

Ora è arrivato il seguito, “La Fine Delle Onde”, un singolo dalle sfumature malinconiche che parla di ombrelloni chiusi, spiagge deserte e giacche di nuovo in spalla. È il racconto consapevole di un’estate appena finita e la presa di coscienza di tutti quei cambiamenti dettati da situazioni e incontri al momento della partenza.

“Resterà il suono delle nuvole e il karaoke al Miramare / di noi che siamo solo dei discorsi tra le mani”.

La batteria del brano è a cura di Vincenzo Guerra (THINKABOUTIT). Il mix è di Giacomo Zavattoni mentre il master è stato realizzato da Andrea DeBernardi presso ElevenMastering.

In occasione dell’uscita del nuovo singolo abbiamo deciso di fare quattro chiacchere con Alessandro e Seife per farci raccontare meglio le origini e l’evoluzione del loro progetto, il loro mondo sonoro di riferimento e le principali ispirazioni che hanno influenzato i brani. Ecco cosa ci hanno raccontato:

Ciao, il nome del progetto è decisamente evocativo, lo avete scelto in omaggio all’omonima canzone di Fred Buscaglione?
A: Ciao, sì è sicuramente un omaggio al pezzo omonimo ma soprattutto è una frase che racchiude diversi significati importanti per il progetto: il ricordo, quindi la nostra anima un po’ retrò e poi Rimini, il cui periodo d’oro ha coinciso con una grande era della canzone e del cinema italiano, spesso nostri riferimenti e di cui siamo grandi appassionati.

Il vostro nuovo singolo si chiama “La fine delle onde”, ci raccontate di come è nato e quali sono state le principali ispirazioni per quanto riguarda la composizione e la produzione?
A: Seife un giorno mi ha inviato un provino molto minimale e lo-fi con queste chitarre surf sporchissime, me ne sono subito innamorato (del provino). Il mood era chiaro da subito: mare, estate, malinconia ma anche un po’ spensieratezza, in un solo concetto: fine dell’estate. Il resto della scrittura e della composizione è venuto piuttosto naturale.

S: …anche perchè come fai a non innamorarti di quelle chitarre!? È praticamente impossibile.

Il brano precedente, “Edwige Fenech”, è uscito in piena estate. In questo si respirano atmosfere da fine stagione, è una sorta di sguardo all’indietro verso un periodo felice appena terminato. Avete voluto mettere in risalto in modo quasi cinematografico i vari mood che si susseguono nel corso dei mesi?
A: È una giusta osservazione e forse un buono spunto ma in realtà non c’è mai stato questo tipo di strategia. Anche perché credo che soprattutto Edwige Fenech sia un brano ascoltabile d’estate quanto il 22 di dicembre.

Confrontando i due singoli è possibile percepire anche una differenza nel tipo di sentimenti raccontati: nel primo spiccava il tema della gelosia, nel secondo il malinconico ricordo degli amori estivi. Come avete affrontato il processo di scrittura del testo? Sono storie autobiografiche?
A: La componente autobiografica è molto presente ed è per me sempre un punto di partenza senza il quale non sarei neppure motivato a buttare giù dei testi. Dall’altro lato però sono una persona piuttosto riservata e utilizzare la musica puramente come diario non è del tutto nelle mie corde, mi piace lasciarmi influenzare dalla strumentale e lavorare un po’ come farebbe uno sceneggiatore.

“La fine delle onde” rende sempre più chiaro il fascino che esercitano su di voi certe sonorità vintage tipiche di un’estetica figlia degli anni cinquanta e sessanta della riviera romagnola. Cosa vi ha portato ad innamorarvi di questo immaginario?
A: Prima di innamorarmi di quell’immaginario in senso musicale ho iniziato ad apprezzare le atmosfere del cinema italiano retrò, per poi accorgermi che anche molte delle colonne sonore erano una bomba. Quindi senza dubbio sono stati certi film a farmene innamorare, di quelli che guardavo anche distrattamente in tv quando avevo al massimo 16 anni, tipo che ne so… “Bianco, Rosso e Verdone”, marcord”, “Operazione S. Gennaro” etc.. Alla luce di questo e considerando il nostro materiale ancora inedito, non so se limiterei la nostra estetica alla riviera romagnola e agli anni 50’/60’, credo ci siano dei riferimenti spazio-temporali un po’ più ampi.

S: Sì, diciamo che io sono sempre stato innamorato del cinema e della musica di quel periodo storico. Con Alessandro ci siamo subito trovati, essendo anche lui un grande estimatore abbiamo cercato di ispirarci a i grandi artisti come Piero Umiliani o Stelvio Cipriani ed è nato Ricordati di Rimini.

Sembra che i lavori siano uniti fra di loro in maniera molto forte anche da una precisa idea di progetto grafico e visivo, ce ne parlate un po’?
A: Per passione, ma anche per deformazione professionale (io sono un architetto, Seife lavora nella moda), teniamo molto al fatto che la nostra musica venga accompagnata da un’ immagine coerente e convincente. Se a questa esigenza poi si aggiunge  la nostra predilezione per le architetture, l’abbigliamento, le automobili e la fotografia retró, direi che darci un taglio estetico oltre ad essere un piacere è la naturale prosecuzione della nostra musica.
S: Sì come dice Alessandro ci teniamo molto che questo progetto abbia una identità anche visiva. Io da sempre son stato appassionato di moto e auto vintage, ho girato nella scena mod per qualche anno.. devo dire che è un approccio spontaneo e per fortuna nulla di costruito.

Voi siete frequenti collaboratori di Mecna nelle fasi di scrittura e di produzione. Avete riscontrato qualche differenza di approccio nel lavorare a dei vostri brani?
A: Da un lato sono due processi piuttosto differenti: con Corrado, salvo alcuni casi, il beatmaking e la scrittura sono due fasi abbastanza distinte e in successione. Nel caso di Ricordati di Rimini parole e musica si evolvono spesso in modo parallelo. È anche vero però che, almeno per il momento, stiamo mantenendo un approccio alla produzione che è molto simile a quello che avremmo con la musica elettronica, lavoriamo molto più in studio che in sala prove come una band, anche se non escludiamo di farlo in futuro.

Come definireste e collochereste il progetto in relazione al panorama musicale attuale?
A:
Premetto che secondo me il panorama musicale italiano di oggi é una figata: c’é una buona varietà, un ottimo riscontro di pubblico e in diversi casi anche un’ottima qualità. Diciamo che forse mancava un progetto che reinterpretasse in senso più attuale dei modelli italiani che non si limitano ai grandi cantautori. E’ quello che stiamo provando a fare con Ricordati di Rimini proponendo un cantautorato (oddio lo dico??) “””INDIE””” su delle strumentali un po’ soundtrack. Che sia retro-pop, Indie-pop, cantautorato classico non ci importa troppo, noi ci stiamo divertendo da matti.

Come si evolverà Ricordati di Rimini? Avete in programma l’uscita di un album e un futuro tour?
A: Sicuramente ci saranno delle altre uscite, anche nel breve periodo. Stiamo muovendoci per andare anche a suonare in giro ma al momento siamo più concentrati sulla produzione di nuovi brani.

S: Quello che posso dirvi è che stiamo lavorando a musica nuova, che verrà sicuramente inserita in un mini album. Per il tour ci piacerebbe portare in giro la nostra musica e vedere come può recepire il pubblico un nostro live, sarei davvero curioso di vederci sul palco da spettatore.

Il vostro sound sembra essere molto legato al mondo del cinema e delle colonne sonore. Per concludere, ci direste alcune fra le pellicole e le relative soundtrack che vi hanno maggiormente influenzato nel corso della vostra vita?
A: Io all’inizio ero appassionato di soundtrack un po più “gotiche”, il Danny Elfman dei film di Tim Burton, il John Williams di Star Wars ed Harry Potter. Poi sono rimasto folgorato da Wendy Carlos in Arancia Meccanica oltre che dal Philip Glass di Koyaanisqatsi. In tempi più recenti invece ho apprezzato le colonne sonore italiane degli anni 70 come Ennio Morricone (più da commedia che spaghetti western), Nino Rota e Armando Trovajoli.

S: Sicuramente per me sono :
– Alfie colonna sonora di Sonny Rollins
– Smog colonna sonora di Piero Umiliani, alla tromba Chet Baker.
– Amici Miei che se non sbaglio la colonna sonora è stata curata da Carlo Rustichelli.

Filippo Duò

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