Intervista doppia a Edwige e Vittorio Belvisi, la coppia it-pop che dovreste conoscere

di Thanks For Choosing

Edwige è l’alterego della blogger e fotografa Emanuela Mereu, iperattivo personaggio del milanese che ha di recente pubblicato alcuni singoli che colpiscono particolarmente per la loro estrema sincerità che ci fa addentrare nel personalissimo mondo di affetti e serate frenetiche della protagonista, una penna abbastanza rara per una ventiquattrenne.

Al suo fianco il cantautore romano Vittorio Belvisi, conosciuto da Emanuela durante un raduno per i Thegiornalisti e, insieme, testi da una parte e musica dall’altra, sono una coppia creativa esplosiva e inesauribile. Abbiamo scambiato con loro quattro chiacchiere in quest’intervista. Segnatevi questi nomi perchè ne sentirete parlare molto presto.

Come vi siete conosciuti, e in che modo i vostri progetti s’incastrano?
VITTORIO:
La prima volta che ci siamo incontrati era al concerto dei Thegiornalisti a Roma, io cercavo un biglietto per il parterre, ed ero venuto a conoscenza di un gruppo whatsapp in cui mi sono intrufolato.
EDWIGE: Da lì è partita una collaborazione perché io scrivo tanti testi e Vittorio tante musiche, ed è così che nascono le mie canzoni. Io cercavo il mio Battisti e lui il suo Mogol.

In che modo invece non si incastrano?
EDWIGE: Ognuno ha il suo progetto, di conseguenza, mantiene la propria identità. Vittorio, infatti, ha il suo solista, come Vittorio Belvisi.
VITTORIO: però manteniamo sempre una forte connessione spirituale, anche quando lavoriamo separatamente.

La scena romana e quella milanese sono molto differenti. In cosa?
EDWIGE: Il Duomo è più appuntito, il colosseo è più Bucherellato. Scherzo, per quanto riguarda la scena romana, mi è sembrato che fosse tutto più in “caciara” a Milano.
VITTORIO: sono rimasto molto sorpreso, perché avevo il pregiudizio dei milanesi freddi, ma tutte le volte in cui sono venuto a suonare, sono stati molto spregiudicati e accoglienti.

Pierrot Le Fou o Ohibò?

EDWIGE: Pierrot Le fou per i concerti più intimi, Ohibò per quelli più importanti.
VITTORIO: Ohibò, perché non ci sono mai stato.

Come nasce un brano di Edwige? In cosa Dejasempre è diverso dal primo singolo?
EDWIGE: il processo creativo funziona così, in genere parto da una mia emozione momentanea e scrivo un testo, altre volte invece, soprattutto quando io e Vittorio stiamo insieme, partiamo da una suggestione musicale. Limonamore è un pezzo molto più spensierato. Scrivere Dejasempre invece, per me è stato quasi un mettermi a nudo.
VITTORIO: Dejasempre mostra un lato più intimo di Edwige, e anche il testo e la musica sono più articolati. Ha decisamente un sapore più agrodolce.

Descrivete l’uno il progetto l’altro?
EDWIGE: Parlare di progetto per me è sempre molto riduttivo, perché mi da la sensazione di qualcosa scritto a tavolino e già il progetto di Vittorio non lo vedo così, è come un artigiano della musica. Costruisce parte per parte una canzone.
VITTORIO: La musica di Edwige è come quel momento in cui un bambino scarta i regali a Natale e non sa cosa c’è dentro perché ci si può aspettare qualsiasi cosa.

Vi si può definire cantautori? Perchè sì e perchè no?
EDWIGE: Non mi piace essere definita come una cantautrice, è un po’ come il discorso che fa Vittorio nella risposta precedente, vorrei essere un po’ tutto e un po’ niente. Un po’ madonna, un po’ Myss Keta e un po’ Battiato, o niente di tutti ciò.
VITTORIO: Non mi definisco un cantautore, ho sempre fatto parte di realtà collettive e adesso che ho intrapreso il mio percorso solista, paradossalmente collaboro con più persone di prima. Quindi non c’è nulla di Autarchico.

A quando un featuring insieme?
EDWIGE: L’abbiamo fatto con Limonamore, ma sicuramente accadrà di nuovo. Insieme siamo gli autori Belwige.
VITTORIO: Io non vedo l’ora.

Che consiglio date l’uno all’altro?
VITTORIO: Devi fare più sport.
EDWIGE: Studia la psicologia.

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