Intervista ai MODENA CITY RAMBLERS

di Arianna Caracciolo

Il tour che prende il nome dall’ultimo disco “Riaccolti”, un particolare progetto che si lega al precedente album “Raccolti” e al famoso studio di registrazione, l’Esagono.

Doveva concludersi a Vienna la meravigliosa tournée dei Modena City Ramblers e con essa la bellissima avventura del “Tour Europeo 2020 Riaccolti”, cominciata nell’autunno 2018 con le esibizioni e le registrazioni nello studio chiamato l’Esagono. Data purtroppo cancellata come gli imminenti concerti programmati in Italia, in seguito a un nuovo decreto del 4 marzo che ferma gli eventi fino al 3 aprile come misura di “contenimento del diffondersi del coronavirus”. L’allarme per il settore dello spettacolo, fragile anche fuori da una crisi eccezionale come questa, era già stato lanciato in Italia da Assomusica (Associazione degli Organizzatori e Produttori di Spettacoli di Musica dal Vivo) a fine febbraio, quando sono arrivati i primi annullamenti delle attività live a causa del diffondersi del coronavirus,

Torniamo indietro al 27 febbraio quando i Modena City Ramblers arrivano senza complicazioni a Londra per cominciare la bellissima avventura del “Tour 2020 Europeo Riaccolti”, cominciata nell’autunno 2018 con le esibizioni e le registrazioni nel famoso studio chiamato l’Esagono.

La tournee “Riaccolti in Teatro 2020“, conclusa il 17 Febbraio, rappresenta invece una speciale versione teatrale dello spettacolo, più intima e raccolta, per far gioire e commuovere il loro vasto pubblico unito da sempre da un profondo sentimento condiviso. Il tour italiano di quest’anno infatti, è stato ospitato dai migliori teatri di tutta Italia fino a concludersi in bellezza al Teatro del Verme di Milano.

Formati nel 1991 come gruppo punk folk meticcio, fatto d’Irlanda e di Emilia Romagna, che non si è mai preoccupato troppo di retorica o di celare messaggi espressi, in quasi 30 anni di storia e carriera nella musica. Proprio come successe più di 20 anni fa in occasione dell’uscita dell’album acustico “Raccolti” (1998), i MCR hanno voluto ritornare al proprio suono originale, un sound che li “raccoglie” nella riproduzione dei cavalli di battaglia scelti dal repertorio di 30 anni di carriera, che da “Bella Ciao” li ha sconfinati a livello internazionale.

Durante le prove e il sound check della tanto attesa data londinese al Brixton Jamm, due dei membri storici dei Modena City Ramblers, Franco D’Aniello (flautista e fiatista) e Massimo “Ice” Ghiacci (musicista e bassista) hanno rilasciato una lunga intervista davanti lo storico bancone del bar principale.

Considerata la vostra estrema vocazione live, cosa si prova a tornare nei teatri, dopo oltre 20 anni, quando presentavate l’album “Riaccolti” nel 1998. Che differenza c’è da allora?
Massimo “Ice” Ghiacci. Il teatro per noi è un luogo magico, deputato per la musica ed è molto stimolante perché ci impone un atteggiamento nel suonare diverso, più accurato, attento, meno caciarone, meno punk, che però è altrettanto affascinante. E’una grande sfida quella di catturare l’attenzione di questo pubblico che ti appare, quando riesci a vederlo, perché le luci sono totalmente diverse dai club, ti appare un’istante all’inizio e la magia anche del creare una nuova combinazione di interazione col pubblico è un qualcosa di gratificante e stimolante perché ti mette alla prova, devi conquistare la platea. Invece 20 anni fa, nonostante in successo di quelle date, il teatro un po’ ci respinse, perché è anche un contesto diverso dal punto di vista della programmazione e quindi noi non siamo percepiti come gruppo teatrale. Abbiamo avuto quest’occasione dopo 20 anni e credo che l’abbiamo sfruttata al meglio, la gente è uscita da questi teatri molto contenta e quindi ci auguriamo che possa essere un luogo dove tornare con una maggiore frequenza anche se alla fine, parlo per me, credo che in questi 30 anni, la nostra identità, la nostra natura sia quella di stare come stasera qui sul palco del Brixton Jam, in mezzo alla gente suonando con quella fisicità di cui ti parlavo prima.

Quest’anno aprite il vostro Tour Europeo a Londra, che feeling avete con questa città?
Massimo “Ice” Ghiacci. Da musicisti e appassionati di musica, persone che sono cresciute con il mito della Londra musicale è sempre per noi un ritorno a casa, non solo come band ma appunto come appassionati di musica. Credo che a Londra si percepisca la vibrazione musicale in ogni suo angolo. Noi come band abbiamo fatto svariati concerti a Londra dal 2000 in avanti, molto spesso concerti fatti per italiani che vivono qui. Quindi da questo punto di vista è un ritrovarsi ancor di più a casa perché comunque è un pubblico sostanzialmente italiano quello che ci accoglie calorosamente qui a Londra.

Cosa ne pensate della Brexit?
Franco D’Aniello. Sicuramente l’Europa unita è un’Europa che per noi rappresenta un’unione di ideali e di solidarietà, ancor prima dell’Europa economica. Da questo punto di vista, almeno io personalmente faccio parte della schiera degli europeisti perché comunque il mondo è globalizzato. Il mondo è bello proprio perché si mescola. Chiudere le frontiere mi sembra veramente di tornare indietro nel tempo, quando le cartine geografiche avevano dei confini così definiti che a me da bambino mi sembravano assurdi. Dal punto di vista economico e dal punto di vista sociale non so cosa sarà per gli inglesi e per i tanti stranieri che vivono in Inghilterra.
Torniamo ora indietro di 2 anni, nel 2018 quando l’Esagono, lo studio di registrazione nella storica sede di Rubiera, ha riaperto. Luogo di culto musicale immerso nel magico contesto della campagna emiliana dove tanti artisti, a parte i MCR, come ad esempio Ligabue, Biagio Antonacci, Ivano Fossati, Timoria, Nek, hanno prodotto e registrato numerosi dischi.

Cosa rappresenta per voi il famoso Esagono?
Franco D’Aniello. Ha un ruolo fondamentale perché abbiamo passato 30 anni della nostra vita musicale e discografica e dove abbiamo registrato gran parte dei nostri dischi. Lo studio Esagono di Rubiera dove abbiamo registrato questa performance, quasi come una home concert, perché il luogo è molto piccolo. Negli anni ‘90 era uno degli studi più famosi in Italia per la sua peculiarità e lo è tutt’ora da quando finalmente è rinato. Abbiamo appunto fatto questo disco all’Esagono, un casello esagonale dove una volta facevano il formaggio e il parmigiano reggiano, quindi era già di partenza particolare negli anni ‘90, inoltre ci aveva registrato tanti artisti, come ad esempio Ligabue e tanti altri, non solo i Modena City Ramblers. Era un luogo davvero particolare come posizione e totalmente immerso nella campagna. Quando l’avevano chiuso è stato quasi un colpo al cuore, era come se fosse una seconda casa musicale. Quando finalmente è stato riaperto sfidando le leggi del mercato, abbiamo appunto pensato di registrare lì il disco. Ovviamente siamo consapevoli di quanto gli studi di registrazione di quel livello siano antieconomici, dal punto di vista gestionale negli ultimi 10/15 anni, e siamo felici di supportare la sua riapertura. L’idea era fare un disco tipo quello di 20 anni fa nel pub, però questa volta all’Esagono, in chiave acustica, con la gente seduta in mezzo a noi, una quarantina di persone ed è stato molto emozionante.

Massimo “Ice”Ghiacci. In realtà abbiamo fatto 2 performance una pomeridiana e una serale e quindi avranno partecipato una settantina di persone, molti erano nostri amici e fan, comunque era tutta gente che aveva acquistato il biglietto perché avveniva in un contesto di house concert programmato dalla nuova gestione dell’Esagono. Alla registrazione hanno partecipato tutte persone molto fidate, da questo punto di vista la performance andava sul sicuro perché eravamo totalmente a casa, sia per le mura che ci avevano riaccolto, che per chi insieme a noi ha condiviso questa bella esperienza.

Quali sono i progetti futuri nazionali ed internazionali, una volta risolta la situazione d‘emergenza riferita al coronavirus?
Stiamo attraversando un momento di totale sofferenza per tutto il mondo e specialmente per il settore dello spettacolo. Attualmente il mondo dell’intrattenimento che vive grazie al socializzare e all’unione, è in grande crisi attualmente e speriamo che questa situazione si risolva per il meglio. Temo che il coronavirus sia diventata anche un’occasione per fare politica. I progetti futuri sarebbero di approdare a Mosca a portare “Bella Ciao” per la celebrazione della fine della guerra del ‘75 e la vittoria in questo caso dei russi. Non dobbiamo dimenticare che insieme agli americani hanno contribuito alla sconfitta del nazifascismo. Comunque i nostri progetti internazionali sono di riuscire a suonare in posti come questo e in altri angoli del mondo, ed è un modo per stare sempre sulla strada e mettersi in gioco in contesti non troppo familiari. Poi abbiamo questo progetto dei 15 anni dei partigiani che porteremo dal vivo, quando si tornerà a suonare in Italia, speriamo post coronavirus.
Franco D’Aniello. Quando tornerà tutto nella normalità, speriamo presto.

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