Intervista ai MINISTRI (Federico Dragogna)

Che aspettativa avete voi Ministri di “Fidatevi”, che aspettativa avevate quando avete iniziato ad incidere e cosa si devono aspettare i vostri fans?
Quando abbiamo iniziato avevamo un mare di canzoni, più di 20, abbiamo iniziato a lavorarle in mesi, mesi e mesi di saletta. Credo che ci aspettassimo proprio questo, è molto intenzionale come album. Ci prendiamo la responsabilità di quello che abbiamo inciso. Le aspettative dei fans? Non li abbiamo tenuti troppo in testa mentre stavamo lavorando, forse per una questione anagrafica ci sentiamo più liberi e ci interessa un po’ meno del feedback (nel senso buono). Non abbiamo sentito costrizioni, o dover piacere per forza a qualcuno. E’ un po’ come un bambino che disegna un soggetto libero e non le macchine perchè piacciono al papà”.

Se un vostro fan si fidasse, che consiglio ti senti di dargli prima dell’ascolto?
“Il punto del “Fidarsi” è proprio “Prendimi per mano e seguimi”, la fiducia non è un contratto, è proprio un salto nel vuoto, ci si fida di quello che è inaffidabile, come il mondo che c’è fuori. Se ci hai seguito fino a qui, o anche se ci hai incontrato da poco, entra in questo disco e seguici dall’inizio alla fine. Far ascoltare 12 pezzi di rock così denso oggigiorno è una cosa un po’ inusuale”.

Ci trasciniamo convinti dietro a pochi ricordi, che sono sempre gli stessi da quando abbiamo 20 anni”. Ognuno nelle parole ci trova i connotati che più o meno gli si addicono, ma viene da pensare che l’ultimo vostro tour del decennale de “I Soldi Sono Finiti” abbia influenzato questa strofa. E’ una sensazione in cui vi trovate? Vi sono balenati alcuni ricordi proprio dalle vostre origini?
Di sicuro l’ultimo tour del decennale, tra l’altro organizzato perchè ce ne siamo accorti quasi per caso, ci ha influenzato. La cosa assurda è che facendo questo lavoro da una parte si rimane più giovane, per esempio dal panettiere che non sa mai che età darti, dall’altra parte questi 12 anni sono talmente tanti ricordi che sembra di essere dei vampiri che vivono da 4 secoli. Noi ci ricordiamo praticamente tutti i concerti che abbiamo fatto, episodi, aneddoti, cagate, sbronze, fughe… E’ un bagaglio enorme, in senso bello e in senso nostalgico. Esiste una liaison tra il primo album e questo, ma è più data dal fatto che il primo album non lo aspettava nessuno quando lo abbiamo fatto uscire, quindi ci ha dato comunque un certo senso di libertà. Questo di nuovo ci ha dato questa sensazione. Il panorama musicale è molto cambiato, però dal punto di vista del costume nessuno si aspetta un album con le chitarre elettriche in questo periodo. E’ come andare in giro nudo per il deserto diciamo”.

“Fidatevi” è un album che sembra più di ballate, melodico e meno impulsivo… una cosa un po’ spiazzante sentendo inizialmente il brano “Fidatevi”.
Sembra un album più riflessivo.

“Il primo singolo è piuttosto diverso da tutti i pezzi che ci sono nell’album. Si passa da grandi dolori individuali, personali, privati, tutto sommato di tutti, certe ansie sono di tutti, a meno che uno nella vita non viva tra i TeleTubbies… In qualche modo è un album molto scuro, perchè è stato un anno scuro quello che abbiamo passato come nuove sfide e scenari che cominci ad avere a 35 anni. Cominci a non essere più figlio, cominci ad essere un uomo in tutti i sensi. E per come questo mondo ci pone la questione, questa metamorfosi, cercando di ritardare questo avvenimento, mettendo paura di questo cambiamento, cercando di tenerti adolescente fino a 42 anni, non ci racconta quello che è la vita dopo. La vita dopo può essere un abbandono, una solitudine brutta, i tuoi genitori che stanno male e ti devi prendere cura di loro, eppure è una cosa che succede a tutti, ma proprio a tutti e nessuno ti racconta. Noi questa oscurità un po’ l’abbiamo incontrata e un po’ l’abbiamo raccontata in questi brani.
Da un altro punto di vista c’è un po’ più Inghilterra, cose che abbiamo ascoltato molto tipo The Verve e Manic Street Preachers, oppure cose che ascoltavamo a 20 anni tipo i Deftones, o gli A Perfect Circle, c’è un po’ meno la parte di slogan o “barricadera”. E’ cambiato il senso dell’attualità Nei social il punto della discussione è diventata tifoserie che si urlano dietro nei commenti di un post e che sputa odio in ogni modo. Abbiamo voluto aggirare questa cosa e non prestare il fianco a questo. In generale lo trovavamo poco interessante. La cosa buffa di “Fidatevi” è che questa parola è soltanto un titolo, quasi tutti l’hanno preso come rivolto a loro. Eppure se uno domani chiama l’album “Che ore sono?” non è che uno ti risponde “9 e 20”, eppure tutti a Fidatevi hanno risposto “Si mi fido”, “No non mi fido”.

In testi complessi come quelli che scrivi, con mille sfaccettature e giochi di parole, hai mai paura che qualcuno travisi il tuo messaggio, rendendolo una cosa completamente diversa da quella che tu hai scritto?
“Certo. La canzone ha un modo complesso di comunicare, nel senso che tu dici una cosa in una canzone ed automaticamente dai per scontato che tu stia pensando quella cosa che stai cantando, a meno che chiaramente tu non dai segnali che sei ironico. Non è così in un libro o in un film, dove ci possono essere tante voci narranti. Creare dei personaggi nelle canzoni è molto più complesso perchè se canti “Mi piacciono i peperoni” si da per scontato che a chi canta piacciono i peperoni. Ad esempio, “Bevo” fu una canzone che veniva fuori in un periodo di tolleranza zero verso l’alcool. La nostra riflessione era che avete costruito un paese intero sull’alcool, ancora prendere le accise sui monopoli, ci mettete in galera per una canna, un quindicenne può comprare una bottiglia di gin al supermercato e adesso questo divieto? Al tempo “Bevo” era molto complesso, con il pretestesso che beve a messa, ma invece diventò uno slogan per chi beve molto. Sia chiaro, non era un pezzo contro l’alcool, era una riflessione, energica per carità, ma quel pezzo li è stato travisato, non per colpa dei fan, ma ci sentivamo meno noi a cantarla dal vivo. “La faccia di Briatore” non era una questione personale contro Briatore, era anch’esso un discorso più complesso. Uno deve anche prendersi dei rischi, le canzoni non possono essere delle lezioni di pedagogia o sarebbe una palla infinita. Nel nuovo disco c’è il pezzo “Crateri”, più violento nell’arrangiamento, come cantato e suonato e parla di una persona (spoiler: io) che non riesce ad accettare una storia che finisce, un abbandono, un rifiuto. Nel ritornello “Tu non puoi dividerci” una persona lo può prendere come un invito allo stalkeraggio, mi immagino la scena al telegiornale mentre succedono cose brutte, lui che canta i Ministri e la polizia lo porta via… Ora, quella canzone è reale rispetto alle emozioni che uno sente, e le canzoni devono riuscire a sfogare la parte scura di noi, perchè la parte scura ce l’abbiamo tutti. Anche una persona come me lontana anni luce dalla violenza, che cerca di tenere i pensieri neri lontani, ha attraversato pensieri di odio a volte, il punto è come ci si relaziona a questo. Il rock può liberarci da questo, come un rito… nel cantarli e nel sfogarci in quello, riescono a buttare via dell’energia negativa dentro una chitarra elettrica, dentro un pogo o un autoradio sparato a palla”.

Poi ovviamente questo processo di far digerire un testo ad altri tu ce l’hai proprio nella composizione della canzoni. Tu scrivi, ma la canzone la canta un altro. Slegare il testo dalla rappresentazione che poi Divi canterà nasce a priori.
Innanzitutto io non ho la voce di Divi, non riuscirei mai a fare quelle urla. Un punto che per noi è cruciale e nessuno poi vede, è quando porto le canzoni alla band. Io e Divi siamo amici strettissimi da quando avevamo 15 anni e in qualche modo, soprattutto su canzoni del genere, è come se gli stessi parlando, è come se gli dicessi come sto in quel determinato periodo. E’ un modo per noi di parlare anche senza parlare sul serio. In questo disco due canzoni sono di Divi: “Tra le vite degli altri” e “Dio da scegliere”. Divi è un pigrone e scrive poco, avrà fatto 6-7 pezzi, ma scrive benissimo, come ad esempio “Gli Alberi”, “Tra le vite degli altri”, “Non mi conviene puntare in alto”, non proprio pezzi secondari”.

L’idea del video di “Tra le vite degli altri” realizzato in Bulgaria di chi è stata? E’, tra le altre cose, il primo video in cui voi non comparite nemmeno per un frame.
“E’ una cosa voluta e cercata. Il link con la Bulgaria ce lo avevamo da anni perchè avevamo trovato delle foto e notizie del monumento che si vede alla fine del video , la Buzludzha. Noi poi abbiamo una forte fascinazione per ‘immaginario dell’Est Europeo post sovietico. Nella scelta del regista incappiamo in Martina Pastori, una ragazza più giovane di noi, super punk, super personaggio, che ci dice “E se vado in Bulgaria?” e li siamo rimasti spiazzati. Ci interessava la questione della Bulgaria perchè girare con i volti dei ragazzi di li racconta quasi meglio l’orgoglio e la fierezza del pezzo rispetto a farlo qui a Milano. Ha funzionato, per noi il video è molto bello ed intenso, quindi ci siamo fidati di Martina. Non la conoscevamo e non conoscevamo nessuno li. Ci siamo detti, facciamo una roba bella, pulita e seria, poi tireremo fuori le giacche in un altro momento”.

Takedo Gohara, personaggio che avete ripescato da “La Piazza”, in che modo ha influito nella realizzazione del vostro album?
“Il buon Take aveva mezzo collaborato anche in “Tempi Bui”, è rimasto un amico in tutti questi anni, ho avuto modo di lavorarci per altre cose tipo Paola Turci. Siamo arrivati da lui con una pre-produzione molto studiata, dettagliata, con molte canzone che erano già davvero ad orologeria. Il suo tocco è bellissimo, riesce a fare rock e cose molto ambient, molto distorte senza mai essere tamarro, è insieme elegante ed epico, è giapponese. E’ stata un’esperienza bellissima, un mese alle Officine Meccaniche, uno studio che lui conosce molto bene, lo rifaremmo mille volte”.

11 date in un mese. Cosa vi aspettate dal “Fidatevi Tour” e cosa si devono aspettare i vostri fans?
“Non me lo dovevi ricordare questo dato di 11 date in 1 mese (ride). I fan spero che decideranno di venire dopo aver ascoltato il disco. Siamo veramente interessati a portare in giro questo disco con gioia e vorremmo per primi smetterla di parlare di sold out. Noi non siamo cresciuti con degli esempi o modelli di musica basata sul successo e sul consenso. Non è stata quella la partenza e deve tornare a non esserlo. Poi se per noi è venuto un successo e un consenso in questi anni, cosa che ci ha permesso di far questo di lavoro, non di comprarci gli elicotteri. Tutto sommato tra un disco e l’altro viviamo di pasta al pomodoro e a me va benissimo così. Il punto è che se ti piace un rock così noi lo sappiamo fare e sappiamo suonarlo, cosa non particolarmente richiesta nella musica di oggi. Un concerto non è uguale ad un altro, un secondo prima di suonare nulla di quello che sta per esistere esiste, ed un secondo dopo nulla esiste di nuovo. E’ responsabilità tua, delle tue dita, delle tue mani e di quello che succederà, di quello che hai mangiato o non hai mangiato prima. Per secoli la musica è stata una cosa imprendibile, era un evento, un accadimento, e dovevi spostarti per andare a sentirla. Sarebbe interessante cominciare a fare tour senza album, probabilmente un giorno accadrà, non credo un giorno così lontano. Questo è quello che offriamo e ti posso dire che ci sarà un personaggio in più sul palco, per restituire l’ampiezza degli arrangiamenti. Ovviamente ce le siamo imparate in tre, poi però quando abbiamo messo tutti quei colori nel disco, piuttosto che dover far partire delle sequenze, abbiamo detto no, portiamoci una persona in più”.

I MINISTRI – Le prossime date

20 APRILE – NONANTOLA (MO) – VOX CLUB
24 APRILE – FIRENZE – OBIHALL
27 APRILE – MOLFETTA (BA) – EREMO CLUB
28 APRILE – NAPOLI – CASA DELLA MUSICA
30 APRILE – PERUGIA – AFTERLIFE LIVE CLUB
1 MAGGIO – ROMA – PRIMO MAGGIO

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