Intervista ai MEGANOIDI

Intervista di Serena Lotti

E’ da poco uscito Mescla, il nuovo album dei Meganoidi, registrato, mixato e masterizzato presso il Tabasco Recording Studio di Sori (GE) con Nicola Sannino. Scritto da Luca Guercio (trombettista e chitarrista della band) assieme a Davide di Muzio (cantante), il disco incarna a pieno la predisposizione naturale della band alla sperimentazione musicale: dieci tracce che abbracciano nuove sfumature funk senza abbandonare l’ispirazione rock a cui i Meganoidi ci hanno piacevolmente abituati nel corso degli anni.

Abbiamo approfittato di questa occasione per fare alcune domande alla band genovese.

Ciao ragazzi. Sono passati due anni da Delirio Experience, un album che in qualche modo ha segnato il vostro ritorno con brani molto personali ed intimi. Mescla invece sembra perfettamente ascriversi in una visione più sperimentale, ricca di significati e influenze, una sorta di rinnovamento sonoro che guarda al futuro ma che resta al contempo fortemente radicato alla vostra storia artistica. Raccontateci quale è stata l’ispirazione che ha dato vita a questo nuovo lavoro.
Questo disco è stato scritto in poco tempo, ma con molta intensità e maturità. In questi giorni viviamo un isolamento dagli altri per via del contenimento del virus, ma in realtà durante la scrittura di questo lavoro, abbiamo vissuto un isolamento volontario dall’odio, dalla polemica sterile e dall’inutilità di un certo modo di comunicare che ormai con il web è stato del tutto sdoganato. Avevamo bisogno di sobrietà.

Il brano Condizione sembra tremendamente attuale, se penso ai versi Luce tu sei l’unica luce per me, che consegna ai lati oscuri, colori chiassosi e vivaci, non vedo l’ora che l’alba arrivi a liberarci. Come possiamo interpretare questo brano alla luce della attuale situazione di emergenza nel mondo?
Verissimo, hai colto perfettamente il senso, come del resto, in brani come Esercito in Tv esiste un verso che recita “le distanze sono un’ottima scusa per restare uniti” oppure in Persone Nuove un verso dice “toccherà a noi, fare brillare e danzare il sistema solare”. Frasi che in qualche modo dicono chiaramente che avere il controllo, significa soprattutto avere una propria identità ed una certa consapevolezza.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’impetuosa ondata indie e alt-rock, che in qualche modo ha stravolto e modificato di parecchio il mercato musicale italiano. Cosa pensate di questo nuovo panorama, intendo quello delle nascenti generazioni di band e musicisti indipendenti?
Beh ci sono realtà molto interessanti, ogni band ed ogni artista trova il suo modo per uscire in base al periodo che stanno vivendo. Noi ad esempio all’inizio nel 98, non avendo ancora il primo Ep fuori distribuito, avevamo un sacco di brani condivisi su Napster, in modo del tutto illegale, dai nostri sostenitori, ma questo ci ha aiutato tantissimo.

I Meganoidi nascono a Genova, una città che ha sempre avuto una tradizione musicale importante e vicissitudine storiche traumatiche. Quanto e come è stata di ispirazione per voi una città come questa, che ha subito così tante trasformazioni?
Siamo di Genova e non potremmo essere di un’altra città. Una città come questa ti entra nel DNA se ci stai mezza giornata, figuriamoci se ci sei nato e cresciuto. Ha ispirato tutti i nostri dischi, perché la nostra emotività quotidiana vive a stretto contatto con questo territorio chiamato La Superba. Una città perfettamente assemblata tra contraddizioni e bellezza senza tempo. Una città magica di cui non potremmo mai fare a meno.

Into the Darkness, Into the Moda il vostro primo album, risale al 2001. Sono passati 19 anni. Come è cambiata la vostra musica e quali sono i vostri ricordi più belli?
La nostra musica non è mai cambiata di fatto, perché mai si è fermata. Noi abbiamo puntato tutto sulla nostra predisposizione naturale a metterci in gioco e a sperimentare, quindi è andata benissimo per noi. La nostra musica forse oggi è solo più a fuoco, ma mantiene la nostra freschezza iniziale, perché siamo da sempre dei razionali incoscienti.

Ripensate ai Meganoidi degli anni 90. Chi eravate allora? E chi siete adesso?
Non è cambiato molto in termini di attitudine, siamo solo più maturi, ma non parlo di quella maturità che determina dei freni, parlo di una maturità che ti insegna a frenare solo quando hai un muro davanti.

Siamo in un momento estremamente difficile della nostra vita. Tutti siamo chiamati a fare i conti con noi stessi e con esperienze mai vissute prima. . Alcuni dicono che questa è la fine di un’epoca. Come la vedete voi? E come state vivendo il fatto di essere fermi in casa e non poter suonare dal vivo?
E’ un momento difficile per tutti, non la viviamo per niente bene da un punto di vista artistico/lavorativo ed emotivo. Ci rattrista tantissimo non poter portare in giro il nostro nuovo live. Il nostro pubblico ci manca terribilmente, perché è la nostra seconda famiglia. Fortunatamente internet aiuta a comunicare con loro e ad avere un contatto comunque prezioso. E’ un momento sicuramente di riflessione, ma fare una previsione su come sarà dopo non è altro che la recita sterile di come ci piacerebbe che fosse oppure di come abbiamo paura che diventerà. Bisogna vivere e vedere come andrà, solo così forse potremo realmente essere protagonisti del futuro che ci attende.

Siamo in quarantena. Quali sono i 3 dischi che i Meganoidi consigliano ai lettori di Rockon?
Beh, in quarantena, non possono mancare tre dischi fondamentali:
Prince – Musicology
Guns N’ Roses – Appetite for Destruction
Porcupine Tree – The Incident

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