Intervista ai Caveleon, da Milano al silenzio

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i Caveleon, band che si sta facendo notare nell’underground milanese dopo la pubblicazione del loro primo EP omonimo. Il loro è un mix unico di electro-pop, folk e la voce graffiante di Leo Einaudi, un giovane Mark Lanegan che si riconoscerebbe tra mille.

Dal 4 settembre è disponibile su tutte le piattaforme digitali In Silence, un nuovo capitolo realizzato con il rapper AVEX che si inserisce all’interno del movimento che è nato dopo la morte di George Floyd.

Ecco cosa ci ha raccontato!

 Ciao ragazzi, che piacere vedervi tornare. Come state? Cos’è successo dalla pubblicazione del vostro primo EP e cos’è cambiato?
Ciao! E’ un grande piacere anche per noi. All’uscita dell’EP è seguito un tour di circa 60 date in Italia, che ci ha permesso di crescere sotto molti aspetti e ci ha lasciato dei bellissimi ricordi. Abbiamo iniziato a lavorare fin da subito alla scrittura dei brani per il nuovo album e, dopo quasi due anni di intenso lavoro, siamo andati per due mesi in “ritiro” nella casa di campagna di Leo. Abbiamo avuto il tempo di dedicarci con calma alla ricerca sonora che avevamo bene in mente, divertendoci anche a sperimentare durante la fase di registrazione. Abbiamo mixato il disco a Bristol e siamo tornati in Italia esattamente il giorno prima del lockdown. Siamo davvero soddisfatti del risultato e dell’evoluzione che sta avendo il progetto, il disco è pronto e non vediamo l’ora di condividerlo e sopratutto di tornare sul palco.

Come siete entrati in contatto con Avex, e in che modo siete arrivati all’idea di
ricordare George Floyd e il movimento che ne è derivato con un brano?
Abbiamo conosciuto Avex perchè anche lui faceva parte della nostra vecchia etichetta (Futurissima). Ci hanno colpito fin da subito le sue grandi doti nella scrittura, il modo in cui vive la musica e, sopra ogni cosa, la sua versatilità. E’ un artista a tutto tondo e sa calarsi perfettamente in qualsiasi situazione, mettendo sempre la propria impronta riconoscibile. Abbiamo già suonato insieme dal vivo e collaborato in un brano per il nuovo album; la collaborazione per “In Silence” è nata in modo molto spontaneo.
Questo brano non vuole solamente ricordare George Floyd. Quelle immagini, che hanno scioccato il mondo, racchiudono una piaga insita e radicata nella nostra società a livello globale, sotto forme diverse, alimentata dall’ignoranza, dall’indifferenza e molto spesso dal silenzio. “In Silence” è il nostro bisogno di unirci al coro di chi si sta sollevando, da ogni parte del mondo, contro le costanti e insopportabili discriminazioni e violenze subite da tutte le minoranze.
Noi viviamo in un privilegio che fatalmente non ci permette di comprendere a fondo cosa significhi essere diversi, di non avere diritti ma solo doveri, di non essere protetti e di non essere uguali. Il testo di questo brano, vuole amplificare le voci di chi lotta e subisce in prima persona queste orribili vicende sconvolgenti. Abbiamo deciso di usare le loro parole: dagli striscioni delle manifestazioni, frammenti di poesie scritte in difesa dei diritti civili dei cittadini americani con un diverso colore della pelle, ai discorsi pubblici. La voce del popolo ci ha aiutati a raccontare e comporre un mosaico, che non vuole rappresentare solo un movimento, ma descrivere la situazione oggettiva in cui viviamo. Un mondo fatto di urla ma anche di un assordante silenzio.

Come mai, secondo voi, c’è stata una tale risonanza mediatica anche in Italia?
Il problema della terrificante violenza scatenata dal razzismo in America è un problema globale, il comportamento istituzionalizzato della più grande potenza ‘democratica’ rischia di diventare un modello mondiale estremamente pericoloso; non prendere posizione vedendolo come un fatto lontano dalla nostra realtà, dal nostro “giardino”, o pensare che ci siano altre questioni “più importanti”, sarebbe un atto cinico e in qualche modo egoistico. Noi pensiamo che la storia mostri come ci sono precisi istanti e luoghi, in cui la società decide di prendere una posizione netta, di sollevarsi e rompere quel filtro che ormai ci allontana e separa sempre di più dalla realtà. “Black Lives Matter” non è un hashtag o una frase scritta sui social per fare tendenza; è il fuoco della protesta, da cui ognuno di noi ha il dovere di attingere, che, pur venendo da lontano, ci dà, per l’ennesima volta, la possibilità di unirci per creare una forza dirompente con l’obbiettivo comune di un reale e drastico cambiamento.

Sentite che è cambiato qualcosa al riguardo, in questi mesi?
I fatti recenti dimostrano che non c’è stato un cambiamento. Purtroppo non ci si può aspettare che un problema così radicato nella società si risolva facilmente. L’unico segnale incoraggiante è che al coro della protesta si siano aggiunti personaggi pubblici che forse saranno in grado di sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica.

Siamo reduci da uno strano periodo di quarantena dove diversi vostri colleghi hanno realizzato dirette e contenuti ad hoc per il lockdown. Avete visto qualcosa di interessante? Avete fatto qualcosa anche voi a riguardo?
Non abbiamo realizzato dirette, essendo a distanza purtroppo sarebbe stato un casino sincronizzarsi. Abbiamo comunque pubblicato un video “home made” di “We Walk”, in collaborazione con il violoncellista Redi Hasa, montando le diverse parti che ognuno di noi ha suonato da casa sua; alla fine è stato un bel modo per rimanere in contatto con chi ci ascolta e ci siamo divertiti durante la realizzazione del video. Sicuramente abbiamo visto idee molto interessanti: dalle dirette, a collaborazioni a distanza, a piccoli album fatti di cover e altri modi per rimanere “vivi” in un momento così complicato per tutti. Anche se la verità è che la magia del live non potrà mai essere sostituita.

Come la vedete la situazione dei live?

Ci mancano i live, il tour, il contatto con le altre persone, dare vita ai nostri brani. Il live è la nostra dimensione. In questo momento è difficile capire cosa succederà, sembra che qualcosa stia cominciando a muoversi, ma la strada verso la normalità sembra ancora molto lontana. Non crediamo in un futuro della musica live fatta di streaming e di concerti online.

Prossimi step del progetto?

Come dicevamo, l’album nuovo è pronto. In questo momento siamo alla ricerca di una nuova etichetta, vorremmo ampliare i nostri orizzonti anche verso l’estero.
Sappiamo che, visto il momento, bisognerà avere molta pazienza, ma siamo molto fiduciosi e non vediamo l’ora di portare il nuovo disco in tour. Nel frattempo stiamo lavorando molto in studio per preparare e arricchire le nuove performance live; si lavora anche alla scrittura di nuovi brani per un futuro album.

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