Intervista ad ANDREW BIRD

Andrew Bird torna in concerto a Milano, in occasione del festival TRI-P, giunto alla terza edizione (qui le foto e il racconto del concerto del 2016), e che prende le mosse dal tema conduttore della XXII Triennale di Milano Broken Nature approfondendo attraverso la musica i legami che uniscono gli uomini all’ambiente naturale.
Andrew sarà in concerto il 26 giugno nel Giardino della Triennale di Milano.

Ciao Andrew, quindi hai iniziato a suonare il violino quando avevi quattro anni?
Sì. Mia madre mi ha iniziato con il metodo Suzuki, dove impari a memoria mentre impari la lingua.

Quali sono le ispirazioni nel tuo ultimo album “My Finest Work Yet”?
Per i testi mi sono ispirato da ciò che sta accadendo nel mio paese e oltre, con l’aumento del populismo e del fascismo. Musicalmente, e con il suono del disco, mi sono ispirato ai primi anni ’60 del jazz-pop-gospel da Nina Simone a Rudy Van Gelder che produceva dischi jazz di Miles Davis e John Coltrane e il primo Herbie Hancock.

Come è cambiata la tua musica nel corso degli anni?
Ho iniziato scrivendo canzoni con testi originali su musica jazz. Ho percorso poi la maggiorparte del 20° secolo, passando da New Orleans a Memphis, fino a Detroit.
Poi, ad un certo punto, ho messo tutti i miei dischi in un magazzino e mi sono trasferito in campagna e ho iniziato a creare musica interamente originale, non direttamente referenziale. Nel corso del tempo i miei testi sono diventati un pò meno astratti e più pertinenti.

Qual è il tuo processo di scrittura?
Melodia, melodia, melodia. Poi inizio a parlare / cantare in lingua su una melodia finché non trovo le parole giuste,
mantenendo sempre il punto che sto cercando di fare sullo sfondo, senza preoccuparmi troppo del messaggio o del significato, se non alla fine del lavoro.

Quanto è importante il granaio per te, l’isolamento, per poter scrivere nuove canzoni?
Era importante per quegli anni che ero lì. Ho un orecchio adattivo, quindi se sono circondato da musicisti e dischi, verrò attirato in quelle direzioni. Ho dovuto rimanere nel vuoto per un pò per capire cosa c’era dentro di me. Ora posso portarlo con me ovunque io vada.

L’artwork del tuo ultimo album “My Finest Work Yet” è una riproduzione del dipinto “The Death of Marat”: come l’arte ispira la tua musica?
Mia madre è un’artista e sono cresciuto con le sue lezioni d’arte, mentre insegnava ai nostri vicini di casa. La maggior parte dei miei amici di Chicago sono artisti e collaborare con loro è ciò che mi rende sano di mente. Ho iniziato con il titolo “My Finest Work Yet” e ho cercato di trovare un’immagine che avrebbe evidenziato l’assurdità di una tale affermazione.

È … il tuo lavoro migliore fin’ora?
Se sia il mio miglior lavoro, non lo so. Sembra che tutti vogliano sapere se uno qualsiasi dei miei dischi è la mia affermazione definitiva, e ho pensato che mi sarei divertito a prendere in giro quella nozione. Ci siamo divertiti a ricreare quel dipinto però.

Dopo Fiona Apple … con chi ti piacerebbe collaborare per una canzone?
Mavis Staples, PJ Harvey, Courtney Barnett. Ho Madison Cunningham nella mia band e lei è la miglior chitarrista e cantante con cui abbia mai lavorato.

Quali sono i tuoi artisti e musicisti preferiti in questo momento?
Mavis Staples, Cate Le Bon, Will Oldham.

Come ti senti ad essere in tour? È divertente vedere il mondo o è difficile stare lontano da casa?
È difficile stare lontano dalla mia famiglia, ma ho finalmente capito dopo tutti questi anni come divertirmi in tour. E’ come se lo stessi facendo per loro e quindi ho un motivo per cui tornare a casa.

Piano B. Se non fossi un musicista, cosa avresti fatto?
Volevo diventare uno psichiatra quando avevo 12 anni. Non sono sicuro se fosse perché ero affascinato dal comportamento umano o se mi piaceva l’arredamento dell’ufficio freudiano.

L’ultima domanda è per i tuoi fan. Quali sono il tuo libro preferito, attore e film?
Libro: La tavola periodica di Primo Levi
Attore: John Turturro
Film: Il Conformista di Bernardo Bertolucci

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