Intervista a wLOG – la nuova disco indie milanese

di Thanks For Choosing

Abbiamo incontrato wLOG, cantautore atipico che riesce a mischiare i canoni dell’it-pop con quelli della discodance degli anni Ottanta. Presenza fissa in Indie Italia e Scuola Indie di Spotify. Quando ha presentato il suo singolo precedente dal titolo Un colpo solo ha fatto una mega festa su un tram di Milano che è passato davanti al Duomo sotto gli sguardi perplessi dei passanti. Oggi, 20 marzo, pubblicherà il nuovo singolo dal titolo Indiani D’America.

Ecco cosa ci ha raccontato!

Non dobbiamo fare confusione. Se googliamo wLOG ci esce fuori anche un collettivo di informatici. Ci dici chi sei e che cosa hai a che fare con loro?
E’ vero!!! Tra l’altro stanno comprando domini a “go go” quindi scomparirò presto dal web!

A parte gli scherzi non ho nulla a che vedere con loro. Anzi tra poco metterò online il mio sito. wLOG è una persona che tra un pasto e l’altro scrive, sogna e canta canzoni.

Perchè l’esigenza di fare un altro EP, invece di un nuovo album? Quando esce?
I brani sono pronti per essere vestiti. Un album avrebbe dilatato leggermente i tempi. Oltre tutto creerò una linea concettuale tra i 4/5 brani dell’EP. Sarà un EP con un concept mirato.

È vero che ti chiudi in casa e tiri fuori un brano dietro l’altro?
Si. Non è una cosa con la quale convivo facilmente. Sin da piccolo bastava una sirena in strada. A volte mi svegliavo e chiedevo a mia nonna “mi dici che canzone è questa? “ e lei mi diceva “sicuramente una che hai sentito alla radio”. Ho capito presto che in realtà non la avevo ascoltata da fonti esterne, ma era nata in me.

Hai mai pensato di scrivere per altri? Per chi saresti perfetto?
Ho scritto per altri artisti quando ancora non avevo pubblicato nulla e non volevo esternare questa mia attitudine. Quindi vivevo tra canzoni che finivano subito nella polvere e progetti che si diradavano. Non mi faceva stare bene. Ora mi sento alla grande. Ho potuto studiare e approfondire anche la parte tecnica. Posso scrivere sulla base della voce che sento. In effetti ho tanti pezzi per voci femminili. Quella è una cosa che mi piacerebbe fare. Nomi? Fiorella Mannoia, Nada, Noemi.

Il feat. dei sogni? E il palco perfetto su cui ti vedresti suonare?
Il feat dei sogni dico Phil Collins. Il palco? Immagino un party organizzato alla perfezione stile trance festival. Non importa il numero di persone, ma dovrebbe essere davvero spaziale. La gente al centro della serata.

Com’è andata la tua avventura sui tram di Milano?
Bene! E’ nata da una idea della mia manager. All’inizio non ero convinto. Poi quando ero li in mezzo alle persone che si godono la serata, mentre la città ti osserva ho pensato che era davvero il mezzo giusto. Un party che mi vede nelle vesti non di una star, ma di un menestrello moderno, Che dire ! Una figata!!!

Di cosa parla il tuo ultimo singolo Indiani d’America?
Il singolo Indiani d’America apre una story che prenderà forma in tutte le sue principali dinamiche nell’EP. L’ idea del concept dell’EP è quella di un’ analisi profonda e sincera di comportamenti e fasi amorose. Ho cercato di andare a fondo, ma pur sempre in una chiave serena e lucida. Una fotografia anche disarmante e cinica, ma allo stesso tempo curativa.
Indiani d’America apre l’EP puntando i fari sul tema del giudizio e dell’ invasività. Un progetto di coppia che si sgretola sia per le intrinseche fragilità, ma anche per un ambiente intorno che pretende, invade, giudica, propone e si sostituisce alla progettualità e alle attitudini del sentimento della coppia.
Una semplice equazione. Gli indiani d’America stanno all’America, come il protagonista della canzone sta alla società confinante e vicina. La parte della società più vicina e intima che mostra i muscoli e il potere. L’isolamento forzato e i dazi però non sono la fine di uno spirito libero e dei propri sogni. Come gli Indiani d’America, per quanto isolati in una riserva, si può rimanere nobili e liberi nell’ identità e nella cultura con ferma intenzione di libertà pacifica e di rinascita.

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