Intervista a TORU – Il futuro come un’opportunità

di Thanks For Choosing

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Toru, come d’arte di Elia Vitarelli, ex Fiori Di Hiroshima, che ha pubblicato di recente un nuovo singolo dal titolo Soli, un inno alla solitudine in bianco e nero, new wave e abbiamo il nostro nuovo eroe dell’anti-indie, con una classe e portamento d’altri tempi, l’album di Toru di prossima uscita si candida ad essere tra i più interessanti da aspettare nel 2020.

1. La generazione dei primi anni Novanta s’è presa in pieno tutta la moda del post punk revival con band come Interpol, Editors, White Lies etc… In qualche modo sembri esserci dentro anche tu? Sbaglio?
Non credo di essere mai entrato in queste mode, in realtà. Anzi, sono sempre stato un po’ un outsider in questo senso , ovviamente cogliendone sia i lati negativi che positivi. Io son cresciuto ascoltando Battiato, Beatles  e i Pink floyd, e nell’adolescenza mi sono avvicinato a quella che un tempo era la musica alternativa in Italia: Afterhours, Verdena, Teatro degli Orrori e via dicendo. Ora ascolto un po’ tutto, da Luciano Berio ai The Veils, ma devo ammettere di non esser mai stato un appassionato di post punk e di essere piuttosto ignorante in merito.

2. Quali sono le tue influenze musicali? Qualcosa che non ci aspetteremmo?
Come stavo appunto dicendo, ascolto molte cose dalle quali traggo idee. Alcune di queste effettivamente piuttosto inaspettate: una volta mi sono ritrovato a campionare Kanye West per arrangiare un brano, oppure a copiare alcuni coretti di vecchie canzoni anni 30.  In realtà è tutto in continua evoluzione e di conseguenza anche ciò che ascolto. In questi giorni, ad esempio, sto ascoltando Bruno Lauzi.

3. Soli è una sorta di canzone manifesto per i più deboli. In definitiva, di cosa parla questo brano?
In un certo senso più che altro credo che si possa dire che è una canzone sul sentirsi deboli. Ma è una debolezza che si scopre solo ammettendola a se stessi: credo che proviamo tutti un certo imbarazzo costante, dovuto forse dallo stare al mondo. Di conseguenza ci ritroviamo a indossare costantemente maschere, o a dipingerci sorrisi in faccia. “Soli” è una canzone in cui si abbandona il travestimento e ci si guarda per ciò che si è , anche per ciò che si soffre sulla propria pelle. E questo smascherarsi è allo stesso tempo un po’ come un colpo di bengala in cielo, nella speranza che un nostro simile ci raggiunga e ci faccia capire che, in fin dei conti, non siamo davvero soli.

4. Murakami non ha mai scritto neanche un libro. Quale altro nome sceglieresti, e perchè?
Domanda molto interessante, non saprei. All’inizio avevo valutato di ridurre il mio cognome e di trasformarlo in Vitti, ma c’è già Monica e ho pensato  che fosse giusto lasciarle l’esclusiva sul nome d’arte. In ogni caso mi sento di poter dire che se Murakami non avesse mai scritto alcun libro, il mondo sarebbe ancora più triste di quanto non lo sia già.

5. Hai già una bella gavetta che ti ha portato a condividere il palco con dei nomi importanti, recentemente anche con i Jennifer Gentle. Com’è andata?
Ho avuto il piacere in questi anni di ritrovarmi effettivamente su dei bei palchi sui quali, nella maggior parte dei casi, avrebbero suonato poco dopo artisti veramente validi e dai quali imparare molto. Anche in quest’ultimo caso ad esempio, ho avuto modo di osservare da vicino una band veramente fuori dal comune: i Jennifer Gentle hanno un’ottima cura del suono, praticamente impeccabile. In queste situazioni, non resta che mettersi a bordo palco e saper come prendere appunti.

6. Cosa c’è ora nel futuro di Tōru?
Sicuramente un disco, in uscita molto presto, e qualche sorpresa di contorno. Per il resto, spero molto lavoro, Da un paio di anni ho iniziato a cercare di vedere il futuro come un’opportunità, anzichè esserne terrorizzato. Questo mi è stato molto d’aiuto, perché mi ha ricordato che ciò che abbiamo di fronte è una nostra responsabilità e, in quanto tale, merita serietà e dedizione.

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