Cane mangia cane: intervista a PINO SCOTTO

Intervista di Serena Lotti

E’ uscito lo scorso 27 marzo in versione digitale Dog Eat Dog, il nuovo album dei Pino Scotto, mixato e masterizzato da Tommy Talamanca presso i Nadir Music Studios di Genova, mentre la produzione esecutiva è dello stesso Pino Scotto e Federico Gasperi.

Tra riff e assoli di chitarra, con “Dog Eat Dog” Pino realizza un percorso musicale che parte dagli ’70 per arrivare ai giorni d’oggi, con testi che vogliono far riflettere l’ascoltatore sull’egoismo e la superficialità del mondo odierno.

Abbiamo approfittato di questa occasione per fare alcune domande al rocker campano.

Ciao Pino e complimenti per il tuo nuovo disco. In questo album ho trovato molti elementi riconducibili ad un vero e proprio percorso storico musicale che a tratti sembra un nostalgico back in the days (mi riferisco anche a Dont’t Be Looking Back dei Vanadium) ma con importanti intenzioni innovative e un pizzico di sperimentazione. Ci vuoi raccontare come è nato questo tuo nuovo lavoro?
Mi fa piacere che tu abbia sentito questo, ascoltando il mio album. Era quello che volevo: ho sempre realizzato tutti i miei album in totale libertà, senza pensare a quello che era bello, brutto o di tendenza. E questa volta, sempre in totale libertà, ho detto: voglio fare un album come si faceva un tempo e quindi ho scritto tutto quello che avevo per la testa senza condizionamenti, e mi fa piacere che tu l’abbia percepito. In 11 tracce ho voluto fare un percorso dagli anni ’70 ad oggi, scrivendo quello che vorrei sentire io ascoltando l’album di qualcun altro: c’è tutto, il rock’n’roll, il blues, l’hard rock, il trash, prog (vedi “Dust to Dust”). Ovviamente il risultato devono dirmelo gli altri, ma è sicuramente un album sentito a livello di emozioni e libertà totale, ho aperto la mente, senza pensare ai generi…e chi lo ascolta dovrebbe fare questo, aprire la mente senza avere riferimenti ad altre band (Iron Maiden, Metallica…).

Non posso non chiederti di Don’t Waste Your Time in cui un episodio drammatico della tua vita, alla luce dell’attuale situazione sanitaria globale, assume un significato importante per l’ascoltatore, condivisibile da tutti. Chi ascolta oggi questo brano, come potrebbe interpretarlo?
Penso che leggendo il testo e guardando il video di “Don’t Waste Your Time” si capisca cosa mi ha spinto a scriverla. Era da un po’ di anni che ogni tanto mi veniva un’influenza “anomala”, senza mal di gola, tosse o raffreddore, e passava da sola senza medicine. Più di 1 anno e mezzo fa mi era durata più del solito, per cui il mio dottore mi aveva detto di fare una radiografia: una volta fatta l’ho consegnata al mio medico, che è sbiancato! Il referto segnava una massa sui polmoni…ovviamente mi sono spaventato tantissimo! Puoi immaginare che notte ho passato…il giorno dopo ho fatto ulteriori accertamenti, da cui si è scoperto che il medico si era sbagliato! Che sollievo che ho provato a quel punto..! Alla fine mi ha diagnosticato comunque una bronchite cronica, però a confronto mi è sembrato un nulla di che! Ho voluto quindi cercare di rappresentare questo nel video, e alla fine del ritornello dico: “un vero guerriero non si piega mai”, e io non ho mai perso tempo nella mia vita. A 70 mi ritengo di essere una persona fortunata, ho già fatto il giro di boa almeno 5 volte!

Con One World One Life entriamo nella tua sfera intima. Ce ne vuoi parlare?
“One World one life” l’ho dedicato a Brian, mio figlio, ma non solo a lui, a tutti i genitori. Ho descritto quello che è successo a me, ma penso a tutti, quando ti nasce un figlio: mi ricordo che quando ho preso in braccio Brian non riuscivo a smettere di piangere davanti al miracolo della vita.

Pino tu hai fatto storia a partire dagli anni 70 quando la tua musica sganciava bombe sulla società, la politica, il mondo dello spettacolo e l’industria musicale. Il metal secondo te, oggi come allora, è ancora un esempio di controcultura?
Ho iniziato nei primi anni ’70,e già lì i testi parlavano di politica, della bassezza e della bellezza della razza umana. Nei miei testi niente sesso, droga e rock’n’roll (a differenza della vita…), ho sempre cercato di parlare di temi sociali, di trasmettere dei messaggi che risveglino la coscienza, che aprano la mente e gli occhi. Come hanno fatto con me i testi di Bob Dylan negli ‘anni 70: lui ha insegnato che con le parole puoi ferire più che con una pallottola. Il messaggio che trasmetteva, questa emozione che il rock dava fino alla metà degli ’80 si è perso…il metal ha perso le radici, che erano il blues e il rock’n’roll, ha perso la motivazione principale, cioè i sentimenti e le emozioni. Come nel pop è arrivata la trap, anche nel metal si è persa una radice vera, emozionante, i riff, gli assoli, le grandi voci, i testi importanti che facevano riflettere. Continuiamo a sperare un ritorno al passato, anche mia mamma diceva sempre: “chi muore sperando muore ca***ndo….”

Pino, tu sei un personaggio incredibile. Ti incazzi, sei estremamente diretto, sei un provocatore e riesci a trasmettere sempre messaggi molto forti nella tua musica e nei tuoi testi. Sei così anche nella tua vita privata? Insomma chi è veramente Pino Scotto? Sei veramente contro tutto e tutti?
Certo che sono così come mi vedete su Rock TV, con gli amici, con la mia famiglia, in privato…ho un problema: non metto mai in moto il cervello prima di parlare, quello che dico viene dall’anima. Non riesco a mentire nè agli altri nè a me stesso, e questo ovviamente mi ha creato problemi. La gente non vuole che le cose si dicano in faccia, non vuole sentire la verità: un vero amico ti dice in faccia anche quando sbagli, mentre la gente vuole sentirsi dire quello che vuole. Come tutti gli artisti che riempiono gli stadi con le grandi folle….non si espongono mai, nè politicamente nè dal punto di vista emozionale, così tutti possono riconoscersi in loro…troppo comodo così. Per questo dico: quando vedi una grande folla, vai dall’altra parte, non sbagli. Pino Scotto è quello che vedi e che senti, nel bene e nel male.

Viviamo un momento estremamente difficile della nostra vita e siamo chiamati a fare i conti con noi stessi e con esperienze uniche. Potrebbe essere la fine di uno stile di vita? Come la vedi tu? E come vivi l’isolamento e l’impedimento della libertà personale?
Anche se la storia dimostra che l’essere umano non ha memoria, fa sempre gli stessi errori, io penso che questa pandemia farà riflettere molte persone. Prima di tutto, quelli al potere: che riflettano sulla loro ingratitudine, perchè se vieni pagato così tanto devi lavorare per il popolo, non per te stesso. Per quanto riguarda le persone comuni, penso farà riflettere perché quello che fa paura non è tanto quello che succede adesso, ma quello che succederà dopo. Un disastro economico, zero posti di lavoro (come se prima ce ne fosse), mentre basterebbe che i potenti di tutto il mondo si mettessero insieme per trovare una soluzione…invece tutti pensano al loro giardinetto. Ma torneremo, tutti più forti e più consapevoli che prima forse non era così male.

Abbiamo tutti molto più tempo libero per ascoltare musica: vorresti consigliare ai nostri lettori tre dischi oltre Dog Eat Dog?
Per fortuna io sto promuovendo il mio nuovo album “Dog Eat Dog”, che è uscito in digitale il 27 marzo, e questo mi tiene occupato. Ma sto anche già scrivendo nuovi brani, ho un sacco di carne al fuoco!

Per quanto riguarda i 3 album da consigliare…i primi che mi vengono in mente sono: “Are you experienced” di Jimi Hendrix, “Hejiira” di Joni Mitchell e “Led Zeppelin II” dei Led Zeppelin. Un saluto a tutti, teniamo duro che ce la faremo! Rock on!

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