Intervista a GIEI

Non capita tutti i giorni di avere a che fare con una casa di produzione come la Filetto Films, che ha realizzato videoclip per artisti del calibro di Ghali, Salmo o Zoda. Il cantautore ligure GIEI ha così colto la palla al balzo tornando con il videoclip di “Fuori Tempo”, brano estratto dal suo album d’esordio “Panic”. Un lavoro solido, curato nei minimi particolari ed estremamente ipnotico. Abbiamo avuto l’occasione di fare una piacevole chiacchierata con lui. Ecco cosa ci siamo raccontati!

Luci al neon, ritmiche martellanti e danze ipnotiche. Questi sono i tre elementi principali che contraddistinguono il videoclip di “Fuori Tempo”, brano estratto dal tuo disco d’esordio “Panic”. Da quale suggestione è nato il videoclip?
Il pezzo gira intorno a questo loop di chitarra molto persistente, quasi zanzarosa, che sembra campionata anche se non lo è. Però mi ha sempre fatto immaginare un tipo di video che fosse tanto artificiale, che riuscisse a rappresentare prima di tutto quel giro di chitarra e poi di conseguenza gli altri strumenti. L’unica cosa che poteva restituirci quel tipo di immagine erano dei VFX molto glow ma allo stesso tempo abbastanza dark e rockettari. La canzone d’altronde gioca proprio su questo, ipnotizzare ma al contempo caricarti di brutto. Poi il pezzo ha questa caratteristica, che man mano che va avanti si aggiungono degli strumenti o del sound design, come se sul palco iniziassi a suonarla da solo e pian piano arrivano anche gli altri musicisti. Ecco, questa cosa volevo rappresentarla in video bombardando sempre di più di immagini assurde fino alla fine: come fosse uno zapping.

Dietro alla sua realizzazione troviamo i ragazzi della Filetto Films, che hanno collaborato- tra gli altri- con artisti del calibro di Ghali, Salmo o Zoda. Com’è stato lavorare con dei professionisti del genere? Hai qualche aneddoto divertente da raccontarci?
I ragazzi di Filetto li conosco molto bene da tanti anni, sono miei cari amici e avevamo già collaborato insieme su altre produzioni. Lavorare con loro è sempre un piacere. Sono professionisti, precisi e ti coinvolgono tanto sia in pre-produzione che dopo. Ho avuto l’opportunità di co-dirigere questo video e loro mi hanno dato molto libertà di creare quello che volevo, mettendomi nelle giuste condizioni di farlo. Sono ragazzi che accettano sfide e portano il lavoro a termine con la massima professionalità, che sia Salmo o Giei.
Di aneddoti divertenti ce ne sono molti. Come quando il produttore e co-regista Lorenzo Bramati e l’Aiuto Regia (e anche montatore e VFX) Gianluca Fabbricino, senza dirmi nulla hanno deciso di farmi fare una scena con i capelli bagnati, sparandomi un ventilatore industriale addosso. Quindi di colpo la make-up artist mi prende, mi porta in bagno e senza dirmi niente mi infila la testa nel lavandino. Io non sapevo nulla!
Credo ancora sia stato uno scherzo, però poi la scena è venuta benissimo. Anche questo è il bello, sul set il clima era talmente euforico e divertente, chepotevamo ritagliarci anche momenti del genere. E poi quella scena si vede nel video e spacca, quindi ben venga!

Spostandoci sul fronte prettamente musicale, per quale motivo hai scelto di tornare con “Fuori Tempo”? Cosa significa per te questo brano?
Fuori Tempo è una canzone che ho scritto in un periodo molto specifico. Vivevo in Inghilterra e avevo quasi abbandonato la musica per concentrarmi sugli studi. Ho fatto l’università di cinema a Bournemouth e in quel periodo incanalavo tutte le mie energie nelle sceneggiature che dovevo scrivere per il master. Però avevo la mia chitarrina acustica, un iPad e un iRig costruito artigianalmente da mio fratello. Registravo cosine, senza avere una direzione precisa. Poi vedo un articolo su internet che parla di un contest per scrivere un canzone per il film Il Ragazzo Invisibile di Gabriele Salvatores. Ho fatto due più due. Ho unito il me musicista con il me sceneggiatore e così è nata Fuori Tempo, su quell’iPad. Una demo molto lo-fi che per forza di cose ha dato origine a suoni particolari. Per esempio, in quelle condizioni non sarei mai riuscito a registrare una chitarra pulita, con un suono bello tondo. E allora l’ho caricata di effetti fuzzosi creando il suono che poi sentite anche nella versione del disco. Mi sono adattato, diciamo, ma in quel momento ho capito che non ero morto musicalmente e che non avrei mai mollato la musica. Una canzone di rivincita. Quindi da quel giorno a Bournemouth nel 2014 ho sempre considerato Fuori Tempo come uno dei miei singoli e così è stato.
Ah, com’è finita la storia del contest? Non mi sono mai iscritto!

Sei autore e compositore delle tue canzoni. Quanto del tuo modo di vivere, della tua filosofia, si proietta nella musica che scrivi?
Tutto. Penso di essere un disfattista che cerca serenità e questo si rispecchia nelle mie canzoni. Alcune sono più dichiarate, altre più criptiche, ma tendenzialmente parlano tutte di me. Che siano lamenti o buoni propositi sono sempre un modo per descrivere e alleviare delusioni e sofferenze. Su questo, senza scomodare i grandi dell’olimpo del cantautorato genovese, penso di essere molto ligure. Io sono di Albissola Marina e credo che la mia terra mi abbia molto influenzato nel mio modo di pensare. Nel disco cerco anche di essere ironico senza pubblicizzarlo troppo. Per esempio nel primo singolo, Sereno Imbecille, mi immedesimo con una tipologia di persone che non sopporto ma che nello stesso tempo stimo, i sereni imbecilli, appunto. Quelli che non hanno minimamente idea o concezione di come si muove il mondo intorno a loro, irresponsabili, ai quali non frega niente se non il loro piacere personale e per questo riescono a essere sereni. Io sono tutto il contrario, e nei momenti di ansia stimo quelli che riescono a essere dei sereni imbecilli – anche se sono convinto non sia giusto esserlo.
Il secondo singolo del disco invece è una canzone più dolce, quella a cui sono più legato personalmente. Si chiama Meglio Sapere, è registrata in presa diretta insieme a mio padre Walter e mio fratello Mauro e nel video c’è pure mia mamma Stefania. La canzone è una lettera di augurio al mio nipotino Ettore. Una canzone che ho voluto regalargli per crescere con qualche consiglio in più. È un brano morbido, rilassato e in fondo quei consigli li sto dando anche a me stesso.

Chi sono i tuoi più grandi riferimenti musicali e perché proprio loro?
Ho avuto molti idoli e nel disco ho cercato di inserirli tutti. Questo disco a me piace chiamarlo una compilation di 8 anni di carriera (anche se è il disco di esordio). Quindi è molto eterogeneo. Dico questo perché secondo me si possono sentire in lontananza i miei riferimenti. Sono cresciuto suonando blues nella band che avevamo con mio fratello e mio padre. In casa ascoltavamo Hendrix, i Cream e Clapton, BB King, i Beatles. Poi c’è stato il momento punk rock, sotto l’influenza di mio fratello. E quindi NOFX, Blink 182, Offspring. Però devo dire che il primo amore, verso i 13 anni, sono stati gli AC/DC. La prima band per la quale sono stato davvero un fan. E dopo questi ascolti più duri sono cresciuto e ho sagomato anche il mio modo di suonare, fino ad arrivare ai miei tre punti di riferimento principali.
Bud Spencer Blues Explosion, The Raconteurs e Beck. In loro tre ho davvero scoperto quello che stavo cercando da molto, un misto tra blues, rock, cantautorato e molta molta pazzia. Adriano Viterbini (chitarrista dei Bud) è stato per me un faro sul come suonare la chitarra, sul come riuscire a fare un casino pazzesco stando solo in due sul palco. Poi ho avuto anche l’onore di suonarci assieme.
I Raconteurs sono la band di Jack White che più mi ha condizionato. Lui è un genio e secondo me nei loro primi due dischi hanno raggiunto un livello irripetibile. Di certo Consolers of The Lonely è nella lista dei dischi da portarsi su un’isola deserta. E poi Beck. Il più genio di tutti. Quello che spazia tra i generi sbattendosene delle etichette. Esattamente quello che voglio fare io!

Quali saranno le prossime mosse di GIEI? Ci puoi dare qualche anticipazione?
Registrare le nuove demo. E quando i tempi si faranno più tranquilli tornare sul palco. Per ora, naturalmente, non ci sono date, ma non vedo l’ora di suonare dal vivo.Ho nuove canzoni e mi darò da fare per registrarle. Chi lo sa, magari riesumo quel vecchio iPad!

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