Intervista a Franco e La Repubblica dei Mostri, misterioso personaggio dall’anima blu

di Thanks For Choosing

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i Franco e La Repubblica Dei Mostri, che nonostante il nome al singolare, sono una band di stanza a Milano, tra post-rock e cantautorato, che ha di recente pubblicato un nuovo album dal titolo Sciarra Chitarra Musica Battaglia (che vanta la produzione di Giuliano Dottori). Un nuovo capitolo dalle tinte burtoniane, tra le cose più interessanti che sentirete quest’anno. Ecco cosa ci hanno raccontato!

Com’è stato lavorare con Giuliano Dottori? Cos’ha portato di nuovo al vostro progetto e, soprattutto, su cosa non tornereste mai indietro?
La collaborazione con Giuliano è stata molto generativa, ci ha aiutato a prendere maggiore consapevolezza del nostro sound, in una fase in cui abbiamo lavorato per valorizzare le personalità di tutti e quattro i componenti della band. Abbiamo inserito sonorità più folk e lavorato sulla coralità delle canzoni.

Negli ultimi anni siamo passati da cinque a quattro membri della band, il che ci ha portati anche fare un lavoro anche di “sottrazione” dal punto di vista musicale, che all’inizio non è stato semplicissimo. Quello che non vorremmo più replicare, ripensando per esempio al primo album, è il massiccio lavoro arrangiamento in fase di produzione che in passato ci ha complicato un po’ le cose quando dovevamo suonare nei live. Essendo anche il nostro primo disco, probabilmente era quello che risentiva di background e influenze molto eterogenee, oggi che è passato del tempo e siamo uniti nel nostro sound, conserviamo ancora un gusto eclettico ma in Sciarra Chitarra Musica Battaglia c’è un timbro più uniforme che lega tutti i brani.

Ci spiegate il nesso tra il contenuto del disco e la copertina di Sciarra Chitarra Musica Battaglia? Come è stata realizzata?
Tutti i pezzi del disco in qualche modo parlano di rottura e di cambiamento. La copertina (che è stata realizzata da Adriano) vuole rappresentare in una metafora tutte le forme di conflitto, esterno o interiore, la lotta, la guerra, le maschere che si celano dietro un rapporto, dietro la costruzione di una vita o di un progetto. Ci piaceva anche l’idea di un’immagine che non svelasse troppo, a cui ciascuno potesse dare una propria interpretazione.

Cos’è successo nel ‘93?
Il ‘93 è stato per Adriano (autore dei testi) l’anno del cambiamento, rappresenta l’adolescenza, il liceo classico, la rabbia espressa, la rottura con quel mondo bambino, il fuoco di una Palermo post stragi, la perdita dell’innocenza.

Ci descrivete la vostra giornata tipo in quarantena? Ne è uscito qualcosa di bello?
Ognuno di noi ha trovato diversi escamotage per organizzarsi la quotidianità in quarantena. Di sicuro le giornate sono state molto più scandite da ritmi domestici rispetto a prima, e finivano anche per assomigliarsi un po’ tutte… con qualche piccola gioia: abbiamo realizzato alcuni video di live dalle nostre case, ci siamo dedicati alla produzione di due nuovi videoclip animati, e soprattutto ci siamo caricati ancora di più per i prossimi concerti dal vivo!

Durante la quarantena, avete scoperto, ascoltato o visto qualcosa di nuovo che vi sarebbe sfuggito altrimenti?
Più che scoperte verso l’esterno, direi verso l’interno.
La quarantena è stato un esperimento sociale che ci ha dato sicuramente la possibilità di scoprire parti di noi poco conosciute: fragilità, talenti, ma più di tutto ci ha restituito il tempo per riflettere.

Milano è una città accogliente? Che cosa racconta il vostro disco di questa città?
Milano sa essere una città molto accogliente, nel suo dna ha una dimensione di apertura ed è ricettiva verso tutti quelli che vi si trasferiscono, soprattutto per motivi di lavoro. Non a caso due “Franchi” su quattro vengono da Palermo e hanno scelto Milano come seconda casa. Milano attrae perché è dinamica, si muove molto velocemente ed è sempre proiettata verso la crescita, ma questo è un aspetto che ha anche un lato più oscuro e respingente per chi non sta a questi ritmi, e c’è sempre un po’ il rischio di una polarizzazione sociale. Forse la canzone del disco che meglio rappresenta Milano è Come eravamo “…subisci anche tu il fascino di questa città, fra lo squallore dei palazzi anni ‘70 e dei tetti che fumano già…la gente si muove e chissà dove va…se li mangia la nebbia che li riporterà in centro città”.

Chi non dovrebbe assolutamente perdersi Sciarra Chitarra Musica Battaglia?
Tutti quelli che hanno un’anima un po’ blu.

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