Intervista a Davide Napoleone

Davide Napoleone è un cantautore e autore di canzoni. Fin da piccolo sviluppa un particolare interesse per la musica, influenzato dai dischi di Oasis / The Verve / Blur che iniziano a circolare in casa grazie a suo fratello maggiore. Dopo una fervida attività come autore di canzoni per altri artisti (Gaia Gozzi, Chiara Galiazzo, Michele Bravi e altri), decide di tornare alle origini e pubblicare un nuovo singolo legato alla sua terra, il brano si chiama Amalfi e ha superato i 10.000 ascolti nel giro di una settimana dall’uscita.

Questa è una storia che è iniziata tanto tempo fa. Una storia di famiglia, sospesa tra presente e passato. Non una canzone costruita in studio, ma una storia che ha preso vita tra i vicoli della Costiera Amalfitana e ha l’ambizione di arrivare a più persone possibili.
Tutto nasce casualmente dalla ricostruzione di un albero genealogico, un lontano parente, Vito Manzo (Amalfi 05/05/1919 – 4/03/1957), alcune tracce di una vena artistica mai sbocciata. L’amore, la paura del futuro e i limoni, questi sono i tre elementi su cui gira la canzone.
Tutto finisce per puro caso tra le mani di Davide Napoleone che con suddetto personaggio condivide musica e nome d’arte. Da tutto ciò nasce Amalfi, un riadattamento di alcuni tra i reperti ritrovati, un viaggio nel passato che ci riporta al presente e all’uso del dialetto come la più alta espressione d’arte contemporanea, un omaggio al Sud Italia.

Amalfi è una canzone senza tempo che abbraccia più di un lustro di storia italiana rimanendo sempre attuale e fedele a sè stessa. La versione di Napoleone, quello di oggi, presenta un sound fresco ed internazionale come immaginiamo avrebbe amato il Napoleone di ieri.

Il testo racconta di una storia d’amore che sembra impossibile ma che grazie alla magia dei luoghi incantevoli in cui avviene trova compimento.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’autore per conoscere qualcosa in più su questo progetto…

Iniziamo con una domanda a bruciapelo, che ruolo pensi che abbia oggi la musica nel fare educazione politica e sociale?
Oggi è molto difficile catturare l’attenzione dell’ascoltatore . Siamo bombardati da mille cose sotto più fronti e purtroppo per un artista diventa molto più complicato trattare di certi temi. Vero che sta anche a lui decidere di sfruttare i suoi canali per condividere contenuti utili piuttosto che un paio di scarpe nuove.

Ora facciamo un passo indietro, chi è Napoleone e cosa vuole trasmettere con la sua musica?
Ho sempre avuto un’idea precisa di cosa non fare con la musica. Mi sono sempre ripromesso di metterci faccia e voce solo nel caso avessi avuto davvero qualcosa da raccontare. Mi piacerebbe regalare agli ascoltatori non solo belle canzoni e dare una sorta di tridimensionalità al progetto che sto portando avanti.

Amalfi è il tuo nuovo singolo, un brano evocativo, hai utilizzato il dialetto riscoprendolo in chiave moderna, da cosa hai tratto ispirazione?
La leggenda delle tre sirene, le stesse che provarono a sedurre Ulisse nel golfo di Salerno: Partenope, Ligea e Leucosia. Quest’ultima è ancora visibile da casa mia a Capaccio sotto forma di scoglio. Da Amalfi sono riuscito a vedere per la prima volta quello scoglio e tutta la costa del Cilento da una prospettiva totalmente diversa. La storia d’amore impossibile di cui parlo nel brano è proprio tra un uomo e una sirena. Il dialetto non è stata una scelta forzata ma un qualcosa che è venuto fuori in maniera totalmente naturale.

Si percepisce un ascolto assiduo del Pino Daniele di almeno dieci anni fa, quanto ha influenzato il tuo modo di percepire la musica?
Sono “cresciuto” musicalmente per strada a Napoli. Parte della mia gavetta è stata proprio tra i vicoli a fare la cosiddetta “posteggia”. Di sicuro Pino Daniele è un artista che ho suonato tantissimo e mi è rimasto attaccato addosso ma come lui molti altri della tradizione napoletana e non hanno avuto un ruolo importante nella mia formazione artistica.

Se invece dovessi dare un consiglio ai giovani che oggi provano ad emergere in questo settore così complicato oltre che saturo, cosa consiglieresti?
Ascoltare tanta musica, il bagaglio d’ascolto è importantissimo e spesso quando mi confronto con dei giovanissimi mi rendo conto che ascoltano tantissima musica contemporanea e raramente vanno a a scavare nel passato. Per il resto direi tanta autocritica, perseveranza e una bella botta di culo.

Dietro il progetto di Napoleone e dietro questo brano appena uscito ci sono anche altre persone, ti va di presentarcele?
Dietro al progetto Napoleone c’è Tippin’ the velvet che è una realtà indipendente fondata da Gianluigi Manzo e portata avanti in questi anni da lui insieme a me e Andrea Campajola. Poi c’è Paolo Caruccio (Fractae) un bravissimo Producer di Torino grazie al quale sono riuscito a trovare il giusto vestito alle canzoni e Simone Sproccati un altro grande amico e collega che si è occupato di Mix e Master.

Quando uscirà il prossimo brano che ci farà innamorare di nuovo del sud?
Prestissimo, sono già in studio a preparare tante belle cose!

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