Intervista a Dani Macchi – i Belladonna, il ruolo da produttore e la pelle d’oca

di Thanks For Choosing

Ha raggiunto la fama come fondatore e chitarrista dei Belladonna, ma Dani Macchi ha esperienza (ed esperienze) da vendere nel mondo della musica. Un periodo della vita trascorso a suonare nel Regno Unito, la stima costante di numerosi registi e star di Hollywood come Michael Moore e Gabriele Muccino che hanno spesso usato i suoi pezzi con i Belladonna per le colonne sonore dei propri film… e anche una carriera come produttore musicale. Proprio a proposito di questo aspetto abbiamo posto alcune domande all’artista di base a Roma, per discutere meglio a proposito di un ruolo spesso mal interpretato o ambiguo nell’ambito della realizzazione di un disco e della vita di una band. Ecco cosa ci ha raccontato.

Com’è iniziato il tuo percorso come produttore?
Ero poco più che un teenager quando mi trasferii con la mia chitarra a Londra, e vivendo e suonando lì in band inglesi per molti anni mi sono trovato più volte a collaborare con produttori rock di fama internazionale. La capacità (che all’epoca mi sembrava quasi sovrannaturale!) di questi produttori di lavorare con una band, suggerendo, modificando, migliorando ogni parte di ogni singolo strumento fino a far diventare stellare un brano che poco prima non era niente di speciale mi colpì enormemente, e decisi che volevo saper fare anch’io quello che sapevano far loro, e mi incamminai da subito per quella strada.

C’è stato un momento in cui hai sentito che la tua carriera come produttore potesse prendere la svolta?
No, è una strada piena di svolte e giravolte, di alti e bassi e medi, di passaggi a livello e paesaggi meravigliosi… un percorso di crescita felice continua, se vissuto in maniera totalizzante e con assoluta devozione verso la musica.

Come produttore, quando ti senti effettivamente e completamente realizzato di un disco o una canzone ai quali hai collaborato?
Quando ascoltarlo mi fa venire la pelle d’oca dall’emozione.

Quali sono i momenti più frustranti o meno appaganti nell’ambito di questo lavoro?
Quando si incappa nella disavventura di dover lavorare con qualcuno che persegue meramente il successo e/o la gratificazione del proprio ego, invece che la propria eccellenza musicale. Per mia fortuna mi capita molto di rado.

Nel lavoro di produzione discografica, conta più la visione/il talento artistico o le competenze tecniche?
Visione e talento artistico. Le competenze tecniche sono ovviamente utilissime per realizzare la propria visione, ma non essenziali se si collabora con persone di alto livello (musicisti, cantanti, songwriters, ingegneri del suono etc).

C’è un’idea o un preconcetto che secondo te andrebbe sfatato legato al ruolo del produttore discografico?
Forse l’idea – balzana e provinciale – che la qualità dell’equipaggiamento dello studio nel quale un produttore lavora abbia in qualche modo qualcosa a che fare con la qualità del suo lavoro. Come se una chitarra costosa potesse trasformare chiunque in un Eddie Van Halen (che peraltro nei suoi primi leggendari album suonava chitarre autocostruite con elementi di scarto)

Che consigli daresti alle persone che vogliono avvicinarsi a questa professione?
Non saprei, sinceramente, purtroppo com’è noto qui in Italia il fare questa professione è più legato a come uno si sa wannamarchi-amente vendere che al suo reale talento. Ma a chi vuole imparare a produrre musica suggerirei anzitutto di coltivare il proprio gusto con l’ascolto ripetuto e approfondito dei grandi classici, e di evitare assolutamente di ascoltare spazzatura. Solo interiorizzando l’originalità, il carattere e l’intensità emotiva dei grandi album della storia della musica popolare si potrà contribuire alla creazione di opere di musica popolare originali, di carattere e di intensità emotiva.

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