Intervista a COLD CAVE

Si conclude stasera al Circolo Magnolia il tour di Cold Cave che prevedeva cinque date sparse per tutto il paese.
Tra i più coinvolgenti e produttivi protagonisti del panorama darkwave e synth-pop, Cold Cave a.k.a. Wes Eisold ha alle spalle ben quattro album, due compilation, oltre venti tra EP, singoli, remix e innumerevoli tour. La band ha guadagnato lo statuto di formazione principale della nuova generazione darkwave ed Eisold è stato paragonato spesso a Ian Curtis dei Joy Division e a Matt Berninger dei National, ma la sua ricerca musicale é più ampia: non mancano echi distorti alla Xiu Xiu, rimandi synth wave a là Depeche Mode e Gary Numan, passando dalle note più industrial dei Nine Inch Nails. La formula è una dark-wave tagliente che si mischia con il synth-pop, impreziosita da liriche notturne, pensierose e pulsanti che noi abbiamo avuto la possibilità di apprezzare quando il gruppo è passato per il Mame Club di Padova lo scorso venerdì: completamente al buio e quasi soffocati dal fumo ma con dei visual da paura.

Stasera, a Milano, Cold Cave chiude il tour italiano, sempre accompagnato da Drab Majesty e tra una data e l’altra Wesley è stato così carino da rispondere ad alcune mie domande. Per prima cosa gli ho chiesto come stavano reagendo i fan al loro ritorno in Italia dopo qualche anno di assenza “Fino ad ora ogni data è stata incredibile e ci sentiamo molto fortunati ad attrarre il tipo di pubblico che abbiamo, sentiamo una sincera connessione con loro”. Il cambiamento più evidente è sicuramente la formazione dal vivo: sul palco adesso sono in tre “Ma non è un cambiamento così importante, non direi che in due davamo meno l’impressione di un “gruppo”, no. Per ora ci piace la simmetria del live con tre persone, e poi volevo cantare un po’ di più e suonare di meno, quindi ci serviva un terzo elemento. Negli ultimi anni abbiamo giocato un po’ con la line up, alternando performance con tutta la band a performance soliste”.

Il post punk, la darkwave e l’industrial generalmente guardano agli anni ’80 in cerca di ispirazione, e così ha ammesso di fare Wes per la maggior parte del suo operato, ma per gli ultimi lavori è stato accostato di più ai The National e ai Nine Inch Nails e addirittura “accusato” di aver un po’ abbandonato le influenze hardcore. Gli chiedo se riconosce questo cambiamento negli ultimi lavori e se gli sembra di essersi ammorbidito e come risposta ricevo un sonoro “Non credo proprio. Le persone cercano continui parallelismi nella musica e apprezzo questi artisti ma non mi hanno mai influenzato in termini di scrittura dei pezzi. Gli ultimi singoli per esempio sono più brutali e minimal e poi per mantenere il progetto Cold Cave sempre interessante e “vero” ci sarà sempre un lato più soft e uno più forte, semplicemente perché è così che sono io”.

L’ultimo album, Sunflower, risale al 2014 ma Wes non sembra avere fretta di pubblicare un intero LP in tempi brevi. Ha dichiarato di essere felicissimo di pubblicare i suoi singoli quando vuole e che gli artisti non sono più legati alla routine uscita dell’album-promozione-tour. Nell’ultimo decennio sembra che i musicisti si siano guadagnati la libertà di fare un po’ quello che gli pare e che il processo creativo che sta dietro a una produzione sia la cosa più importante (sopra a scadenze, contratti, major, qualsiasi cosa) e lui è chiaramente a favore della piega presa dall’industria discografica: “Assolutamente sì. Al momento si possono trovare un sacco di vie alternative per diffondere la propria musica, mezzi che prima non erano disponibili, quindi gli artisti non dipendono più completamente dalle etichette, grandi o piccole che siano. Comunque è strano quello che facciamo, la musica riesce ad essere reale e attuale e contemporaneamente senza tempo, è strano perché per qualcuno sta morendo e per altri è più viva che mai”.

Oltre a Drap Majesty, per cui nutre sincera stima, provo a strappargli dei nuovi nomi che lo interessino, dei nuovi ascolti che riguardino il futuro della scena darkwave e qui arriva la risposta strappalacrime “Mi piacciono gli She Passed Away, anche se in effetti loro non sono emergenti. Certo, ascolto musica nuova, ma sono ancora innamorato dei miei primi ascolti: The Cure, New Order, Depeche Mode e Morrissey.”

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