Intervista a CARLO VERDONE, tra Mina, i The Who e David Bowie

Porto sempre con me il giorno in cui uscì Blackstar di David Bowie, e lo porto con me perchè quella mattina, scendendo a piedi una via di Trastevere, incrociai per caso Carlo Verdone. Ho visto che era lui ma la mia attenzione era l’oggetto importante che teneva stretto sotto al braccio guidando il motorino. L’ho osservato finchè non è entrato dentro casa, non ho mosso un dito e nè ho “dato una voce” ma nella mia testa, al passaggio della sua moto e di quell’album ho solo pensato “Che meraviglia, Carlo”. La meraviglia era vedere il suo personaggio “aggrappato” a un Lp di David Bowie. La musica ha il potere di trattenere e dare emozioni, ti restituisce il senso delle cose rubate, anche quelle perdute, perchè solo la musica è in grado di ritrovare tutto. Non lo so, in quel momento mi sembrava un’immagine bellissima, lo è ancora, di un mito che portava con se un altro mito. Talmente bella che non occorreva immortalarla con uno smarthphone. Era in fondo un suo momento privato, anche osservarlo per me lo era. Del resto ribadire l’unicità di Carlo Verdone come attore e regista sarebbe quasi scontato però credo mai inutile. Un simbolo del cinema italiano,una comicità che ha sempre tratteggiato la malinconia o una malinconia che è andata addosso alla comicità. E la musica. Per me i film di Carlo Verdone sono la musica. Ho trascorso un’estate parlando con una mia amica e collega dell’arrivo dei Who in Italia. Poi ad Agosto, mentre nuotavo, ho pensato che sarebbe stato bello chiedere a Carlo Verdone qualcosa che riguardasse questo concerto e forse magari gli avrei potuto chiedere altro. Magari sì… gli ho potuto chiedere altro, perché come diceva Stanley Kubrick “un sogno non è mai soltanto un sogno”.

Andrà a vedere gli Who in una delle loro due tappe italiane? Se si che concerto si aspetta?
Ci andrò sicuramente se non dovrò andare a Xi’An in Cina dove proiettano il mio ultimo film. La data migliore sarebbe quella di Assago il 19 settembre. Mi aspetto un ottimo concerto, esplosivo, nostalgico ma anche con arrangiamenti diversi. Pete Townshend è raffinatezza e suono potente ed elegante.

Qual è stata la prima sensazione/emozione quando li ha visti la prima volta in concerto?
Non so quante volte li ho visti! In Italia, in Inghilterra, in Belgio, in Francia… La prima volta fu al Palazzo dello sport a Roma, negli anni 60’. Fu scioccante perché era un gruppo, all’epoca, molto violento. Il concerto terminava con tutto che prendeva fuoco e Keith Moon lanciava pezzi di batteria al pubblico. Townshend invece distruggeva la sua Rickenbaker sul pavimento. Intervennero i vigili del fuoco e ci fu una scazzottata tra loro e il gruppo. Restammo interdetti. Non capivamo da quell’esibizione se avevano talento o meno. Capimmo che il rock stava andando verso suoni durissimi. In un’ intervista nella fine degli anni 60’ fu chiesto a McCartney quali gruppi sarebbero sopravvissuti negli anni. Con lungimiranza disse che gli Who e gli Yardbirds avrebbero tracciato la musica del futuro. E infatti il punk viene dai primi Who e i Led Zeppelin nascono dagli Yardbirds di Jimmy Page.

Avendoli conosciuti di persona sono ancora nel mito o li ha trovati diversi da quello che lei si aspettava?
Con sincerità non li ho conosciuti di persona. Ma ho avuto modo di scrivere a Townshend per chiedere un autografo su una sua foto per mio figlio che lo ama molto. Lo ha fatto e mi ha regalato alcuni suoi cd con dedica affettuosa. Ho ringraziato. E lui ha risposto. Un gran signore. Tutto è stato possibile grazie alla conoscenza di sua figlia Aminta che lavora nel cinema. Queste rockstar sono molto più colte e sensibili di quello che pensiamo. Almeno i grandi. Towshend ha un grande cultura musicale classica: Purcell,Lully etc … E’ un grandissimo compositore.

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Cosa rappresenta per lei oggi la chitarra di Pete Townshend e se c’è differenza con quello che significava in passato?
-Pete Townshend è la migliore chitarra di accompagnamento del mondo rock. Lo dicono anche Gilmour e Springsteen. Prima aveva un suono cattivo ma da anni 60’ con la Rickenbaker, poi decisamente potente con la Gibson e la Telecaster modificata ed oggi unisce dolcezza e raffinata potenza con la Stratocaster. Più va avanti e meglio suona. E’ indubbio.

Negli anni sono cambiate le sue emozioni davanti a un concerto?
Per forza. Godo più intimamente. Sto più attento ai suoni e a certi preziosismi come un ascoltatore di musica classica.

Tra le figure che lei ammira di più (letto sul suo sito) c’è Bob Dylan…a parte essere un genio ed il migliore in assoluto( soprattutto per aver inventato un modo assolutamente nuovo di scrivere) cosa ammira di più in lui?
In Bob Dylan ammiro il fatto che grazie ad una vena poetica magnifica, che lo porta a scrivere testi importanti, è diventato famoso grazie ad una semplice chitarra acustica e ad una voce non bella ma assolutamente coinvolgente. La grandezza delle canzoni di Dylan la scopri quando altri grandi fanno delle cover dei suoi brani. Sono brani ,in massima parte, straordinari. Con degli accordi fantastici nella loro semplicità.

C’è una canzone di Bob Dylan (Love Minus zero) che dice “lei sa che non c’è nessun successo come il fallimento e che il fallimento non è affatto un successo”…c’è stato un momento della sua vita professionale dove un fallimento si è rivelato poi essere un successo ? Cosa significa per Carlo Verdone un successo?
Quando scrissi Compagni di Scuola il produttore mi disse che era un film sbagliato e che sarebbe stato un disastro. Partii sapendo che nessuno ci credeva. Lo girai col cuore. Mi ero rotto le palle di fare i personaggi. Alla fine il mio coraggio mi ha portato a dare al pubblico forse il mio miglior film come regista. Per me il successo è solo l’opportunità di andare avanti, di continuare. Mi emoziono di più di fronte ad un successo di un vero amico o dei miei figli. Per me il successo è come dire:” Ho fatto il mio dovere … andiamo avanti.”

Il mondo della musica com’è cambiato, visto con gli occhi di un fan?
E’ cambiato che dal grande Joe Cocker (ricordiamo la sua esibizione a Woodstock) siamo passati a Lady Gaga. E’ cambiato che prima guardavi verso il palco e ora guardi lo smartphone per farti un selfie con dietro la star. Prima era partecipazione ora è solo intrattenimento con te nella foto che sei più importante della rockstar. O meglio, è più importante dire nei social che stai lì. E magari non stai sentendo una mazza.

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Nel suo libro “La casa sopra i portici”, c’è un momento molto malinconico, direi anche una rappresentazione molto triste del più grande regista (Federico Fellini) “ Non provava più alcun stupore”. Carlo Verdone ha lo stesso stupore di quando ha iniziato questo mestiere o qualcosa si è spezzato?
Per forza. Anche se oggi tutti sono spesso uguali agli altri. Se manca lo stupore meglio lasciare.

Nel mondo della musica c’è secondo lei un artista che per genialità e ricerca profonda del proprio io/inconscio può essere paragonato a Federico Fellini e che riesce a rievocare le stesse atmosfere?
Forse i Radiohead, forse Mark Lanegan … Ma i grandi tempi sono ormai passati. Per ora. Ci vogliono ideali per fare bella musica. Non è periodo di ideali elevati.

Se le venisse offerta la possibilità di rinascere con due opzioni: il regista (con lo stesso successo che ha avuto) e il musicista(con lo stesso successo che ha avuto da regista) …quale delle due professioni sceglierebbe?
Regista e attore, quella che faccio. Ringrazio Dio di avermi dato questa grande opportunità.

Lei è uno dei pochi ( forse l’unico) ad avere gusti musicali importanti che ha sempre portato nei suoi film…come mai non ha mai pensato di fare un docu film su un artista/gruppo? E se dovesse farlo su chi cadrebbe la scelta?
I grandi gruppi e i grandi cantanti hanno avuto tutti bei documentari. Mi piacerebbe farlo su Mina. L’unica vera grande artista che abbiamo.

Potendo scegliere di riportare in vita un artista per godere di un suo ultimo concerto , chi fra questi artisti sceglierebbe? Hendrix, Morrison, David Bowie, Lou Reed, John Lennon?
Direi Bowie. Per un motivo: viveva nella continua evoluzione. Bowie non sarebbe mai invecchiato. Black Star è un disco memorabile.

Se le cito un titolo di una canzone di Modugno/ Pasolini…”Cosa sono le nuvole “ …a cosa le fa pensare?
Mi fa pensare ad una mia passione privata: fotografare le nuvole. Ho più di mille scatti. Non uso effetti e non correggo. Mi baso sulla luce vera. Fotografare le nuvole è guardare in alto. Guardare in alto è una piccola preghiera che mi fa star bene e mi stupisce sempre.

Un album che consiglierebbe sempre di portare con sé?
“If I Could Only Remember My Name” di David Crosby. Poetico, immenso. La mia giovinezza.

C’è un artista italiano a cui vorrebbe chiedere la colonna sonora per un suo film?
Mi serve un compositore più che un cantante o cantautore. Poi una canzone ci si può sempre mettere. Ce ne sono tanti bravi.

Una curiosità…la canzone di Dylan preferita in assoluto…
Like a Rolling Stone

E io ho dimenticato di chiedere a Carlo Verdone qualcosa su Kubrick, ho dimenticato di dirgli delle cose … “Time takes a cigarette, puts it in your mouth, you pull on your finger, then another finger, then your cigarette” (David Bowie)

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