Il rock elettronico contro il traffico di rifiuti tossici: intervista ai COSMORAMA

I Cosmorama, band in bilico fra il rock e l’elettronica, tornano con un nuovo singolo/videoclip per sensibilizzare il pubblico sulle tematiche ambientali: “Terra alla luce del sole”Li abbiamo intervistati.

D: Ciao, ragazzi: prima di tutto presentatevi ai nostri lettori.
R: Il nome che abbiamo dato alla band è Cosmorama, parola che deriva dall’unione di due termini greci, “cosmos” e “korama”, e significa “Visione dell’Universo”. Bisogna dire che tale scelta non è stata casuale: la musica, infatti, secondo la nostra visione, è uno strumento per decifrare il mondo circostante, le sue problematiche, per suggerire delle possibili soluzioni. La band è formata da Alessia Minichini alla voce, Gerardo Zambrano alla voce e chitarra ritmica, Enzo Siani alle tastiere e programmazioni, Armando Arleo al basso, Arturo Fasano alla chitarra e Giovanni Fasano alla batteria. Il genere che sta alla base della nostra musica è il rock elettronico, anche se esso è fortemente contaminato dal pop, dalla new-wave e dallo shoegaze.

D: Sono ormai anni che siete sulla scena: volete parlarci del vostro percorso, da quando siete nati ad oggi?
R: I Cosmorama nascono nel 2007 dalla volontà di tre amici (Gerardo Zambrano, Enzo Siani e Luca di Filippo) di approntare un progetto ultra-musicale, il cui sound affondasse le radici nel pop-rock elettronico, e la cui attenzione tematica traesse spunto dal contesto socio-politico e culturale. Nel 2009 abbiamo pubblicato il primo album, “Radioscopio Alieno”, e grazie ad esso ci siamo esibiti in giro per l’Italia in apertura ad artisti come i Subsonica, Gianluca Grignani, Morgan, Punkreas, Raiz, Giuliano Palma, Frankie Hi-NRG, Emma Marrone e Modena City Ramblers, e abbiamo ottenuto diversi riconoscimenti, come il primo premio al festival “Musicalmente Policastro” e al “Sileno South Festival”. Nel 2010 abbiamo firmato il nostro primo contratto discografico con la Pirames International e siamo stati selezionati per partecipare al format televisivo di Rock TV con il brano “Odio”. Nel 2012, dopo l’arrivo nella band di Arturo Fasano (chitarra) e Giovanni Fasano (batteria), abbiamo registrato, presso gli studi di RTL 102.5, due nuove interpretazioni di “Odio” e “Babele”. Nel 2018, dopo aver rinnovato la formazione con l’arrivo di Alessia Minichini (voce) e di Roberto Mirabella (successivamente sostituito da Armando Arleo al basso), abbiamo pubblicato il secondo album dal titolo “Redemption”, grazie al quale abbiamo partecipato a numerosi festival come Arezzo Love Wave Festival, Wanted Primo Maggio all’Hiroshima Mon Amour di Torino, Forum Play Music Contest, Meeting del Mare, Festival dell’Aspide, Sicinius Music Festival, Voci dal Sud, Scampia Music Fest, Yo Forum Festival in qualità di opening act di artisti come Cosmo, Luchè, Bandabardò, Ministri, Capone & BungtBangt, Rocco Hunt, etc. Infine, il 29 aprile, abbiamo pubblicato il nostro nuovo singolo, “Terra alla luce del sole”, che tenta di affrontare, da un punto di vista singolare, la scottante tematica della terra dei fuochi.

D: Il vostro nuovo singolo/videoclip, “Terra alla luce del sole”, tratta di una tematica alquanto sensibile, e cioè il traffico di rifiuti. Come mai questa scelta?
R: “Terra alla Luce del Sole” è un vero e proprio atto di accusa attraverso cui la band denuncia lo sfruttamento di una terra che viene privata della sua meravigliosa bellezza e sottoposta allo scempio delle proprie risorse; il brano, quindi, concentra la sua attenzione, più che sul traffico illecito in senso stretto, sugli effetti che esso genera: l’aria diventa irrespirabile e trafigge i polmoni di chi la inala, i detriti prodotti dai rifiuti ricoprono il suolo, mentre il percolato ristagna prima di inquinare l’acqua di falda. E nonostante lo stato delle cose sia inequivocabile, c’è chi ancora prova a mistificare la realtà descrivendo la regione come “una terra alla luce del sole”. Abbiamo scelto di occuparci della terra dei fuochi perché, oltre a voler smuovere le coscienze rispetto a delle tematiche di rilevanza (come da sempre proviamo a fare attraverso le nostre canzoni), abitiamo nella regione simbolo dell’emergenza rifiuti e purtroppo sede di numerosi sversamenti, interramenti ed abbruciamenti di rifiuti pericolosi; oltretutto alcuni di noi, da sempre, fanno parte del mondo dell’attivismo ambientale.

D: Voi, nel vostro brano, essendo salernitani, parlate, naturalmente, della Campania. Ma, ad oggi, ormai sappiamo che l’Italia è piena di rifiuti tossici dalle autostrade e cave del nord (bresciatoday.it) alle scuole elementari in Calabria (repubblica.it), per non parlare di tutte le navi affondate a largo delle nostre coste (nauticareport.it). Come mai la questione continua ad essere ancora relegata alla sola Campania?
R: La questione a livello mediatico è legata principalmente alla Campania per diverse ragioni: da qui sono partite le prime inchieste della magistratura in merito al traffico illecito dei rifiuti industriali pericolosi che venivano interrati nel casertano e nel napoletano; tipico della “terra dei fuochi” è inoltre l’abbruciamento dei rifiuti (da cui il nome terra dei fuochi) che tra le diverse modalità di smaltimento illecito dei rifiuti rimane uno dei fenomeni più evidenti all’osservatore medio; inoltre anche la gestione dei rifiuti urbani stipati nelle cosiddette “ecoballe” a seguito dell’emergenza rifiuti del 2009, è stata a dire poco disastrosa, così come le relative bonifiche delle discariche temporanee che, a dieci anni di distanza, non sono mai state realizzate.

D: Negli scorsi anni ci sono stati un sacco di casi di insabbiamento (fanpage.it), processi caduti in prescrizione (salernotoday.it): perché nessuno vuole fare niente a riguardo?
R: In realtà bisogna dire che alla base di tutto questo vi è un problema di natura giuridico-culturale. Infatti, a differenza di molte altre nazioni europee, i reati ambientali nel nostro sistema giuridico sono da sempre sottovalutati: basti pensare che molti di essi sono considerati dal diritto penale come delle contravvenzioni e che, solo da poco, violazioni come il disastro ambientale, sono stati riconosciuti come “delitti” (per cui sono previste le pene più severe e soprattutto sono più difficilmente prescrivibili). Ad esso si assomma la scarsa consapevolezza da parte del cittadino italiano del legame esistente tra inquinamento ambientale e salute, anche se devo registrare un‘ inversione di tendenza negli ultimi anni, dovuta soprattutto ad un’azione di sensibilizzazione messa in campo dai media.

D: Il problema del traffico dei rifiuti è qualcosa di complesso, che parte dalle industrie e coinvolge tanto le mafie quanto politici e rappresentati delle forze dell’ordine collusi, i servizi segreti: com’è possibile che questi personaggi non si rendano conto del danno che recano anche a se stessi e ai loro cari?
R: Anche se sono consapevole del fatto che l’essere umano per sua natura sia corruttibile, proprio non comprendo come si possa uccidere il proprio presente e il futuro dei figli, agendo in maniera così scellerata sul sistema ecologico ambientale a cui siamo indissolubilmente legati; a tal riguardo devo dire che se è vero che esistono dipendenti “infedeli”, è anche vero che tanti rappresentati dello stato e delle forze dell’ordine lottano tutti i giorni per garantire la sicurezza dell’ambiente e quindi del cittadino.

D: Perché, secondo voi, le persone non si indignano e ribellano a quanto accade?
R: Purtroppo, come dicevo prima, c’è poca consapevolezza del legame esistente tra ambiente e salute ma devo dire, di contro, che ci sono gruppi di persone che si organizzano per ribellarsi allo stato delle cose; in Campania ad esempio vi sono tante realtà associative che tutti i giorni lavorano in questo senso come “Stop Biocidio”, le “Mamme Vulcaniche”, “Zero Waste Campania”, “Let’s Do it” e tante altre.

D: Cosa ne pensate del polverone mediatico alzato attorno a Greta Thunberg?
R: Crediamo sia un bene per tutti porre al centro dell’attenzione pubblica tematiche che di solito sono ai margini del dibattito politico e questo a prescindere da tutte le dietrologie che si possono fare sul personaggio in questione: insomma in questo caso è il fine “nobile” che giustifica il mezzo.


D: Uno dei problemi fondamentali del traffico dei rifiuti nasce dalla produzione incontrollata e sfruttamento delle risorse (thevision.com): perché di questo non se ne parla quasi mai e perché quasi nessuno pare voglia invertire questa rotta? È proprio necessario comprare uno smartphone all’anno?
R: Il problema principale è di sicuro l’impostazione capitalistica dell’economia mondiale: infatti crediamo che utilizzare il Prodotto Interno Lordo come indicatore di ricchezza per un paese sia del tutto fallace; bisognerebbe invece seriamente ripensare ad una politica di decrescita, in cui siano le comunità ad autoprodurre beni e servizi ad esse utili; inoltre bisognerebbe diminuire l’utilizzo delle materie prime attraverso le pratiche del riuso e del riciclo e soprattutto attraverso la riprogettazione industriale di molti dei beni che oggi vengono realizzati in plastiche completamente non riciclabili. Tutto ciò è possibile solo attraverso un’azione coordinata dei principali paesi industrializzati ed una politica comune internazionale che metta al primo posto la salvaguardia del pianeta. E per rispondere alla tua domanda relativa gli smartphone, crediamo sia giusto, come per ogni oggetto elettronico, che esso venga utilizzato fino a che funzionante e funzionale, evitando che esso diventi un accessorio “modaiolo”.

D: Qual è la vostra risposta a questa escalation di inquinamento?
R: La musica, e l’arte in generale, ha la grande responsabilità di sensibilizzare le coscienze attraverso un’opera di costante denuncia delle storture del nostro tempo; noi, attraverso i brani dei Cosmorama, invitiamo l’ascoltatore ad informarsi in merito alle scelte strategiche operate dai governi e dalle grandi compagnie in modo da prendere coscienza dei fenomeni (quindi anche quelli ambientali) che condizioneranno la vita delle generazioni future.

D: Progetti attuali e futuri?
R:  Sono in fase di lavorazione diversi nuovi brani che, a differenza dei precedenti lavori, non saranno ricompresi in un album, ma verranno pubblicati singolarmente, volta per volta, durante la prossima stagione invernale; abbiamo scelto questa forma di promozione perché, dopo aver pubblicato due concept album (“Radioscopio Alieno” nel 2009 e “Redemption” nel 2018) vogliamo sperimentare una nuova forma di comunicazione che fissi l’attenzione su una singola tematica, in modo da rendere più efficace la diffusione del nostro messaggio.

D: Salutate i nostri lettori.
R: Amici di RockON, ricordate che, nonostante tutto, viviamo ancora in una grande era e che la musica, attraverso le sue vibrazioni, può renderci consapevoli e salvarci!

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