GIULIA PENNA racconta le “Zero Favole” di chi prova a farcela da solo

Ad un primo sguardo, Giulia Penna, romana, classe 1992, potrebbe sembrare parecchio distante da quella che viene definita la “scena musicale indipendente”; chiacchierando un po’ con lei, della sua visione del mondo e della musica, però, ci si rende presto conto il suo modo di fare e l’approccio alla scrittura, seppur con le dovute differenze, è molto simile: Giulia infatti è davvero indipendente, vuole restare libera di esprimersi come preferisce. Sicuramente non è un volto sconosciuto, dato l’enorme seguito che ha sui social, ma questo può rivelarsi un’arma a doppio taglio: se da una parte il web regala grande visibilità e riesce ad avvicinare persone di ogni età, provenienza e gusti, d’altro canto allontana da un mondo più alternativo, rivolto al fedelissimo pubblico di quello che ad oggi ancora chiamiamo “indie”, che spesso non vede di buon occhio un certo tipo di popolarità. La sua figura sembra quasi un ibrido fra il lato più pop, mainstream e quello più introspettivo e personale che lotta per uscire e ritagliarsi un suo spazio in un mercato ormai praticamente saturo. Per questo, noi di Futura 1993 abbiamo voluto intervistarla, in occasione dell’uscita del suo ultimo singolo Zero Favole. Siamo curiose di vedere e ascoltare cosa ci proporrà in futuro, per capire ancora meglio il suo personaggio.

Innanzitutto volevo chiederti come stai e come sta andando a livello lavorativo, quali feedback stai ricevendo dal tuo pubblico?
Molto bene! Devo dire che sono veramente contenta perché mi sto esprimendo ed è la cosa che avrei voluto fare da tantissimo tempo. La mia musica rappresenta un po’ il percorso particolare della mia vita, sono nata come cantante e artista di strada a Roma, poi il web è arrivato improvvisamente senza premeditare nulla o fare dei video appositi. Un giorno ero in cameretta, ho preso il cellulare e ho riscritto il testo di una famosa canzone in dialetto romano, prendendo in giro gli uomini. Il video è diventato virale e da lì ha cominciato a circolare il mio nome sul web. Per quanto riguarda la musica, ho voluto esprimermi per quello che sono, raccontando con la musica la mia vita e le cose che avevo da dire. In quest’anno ho fatto un percorso: da “Sempre Bene” e “Shake”, i miei due singoli precedenti, a “Zero Favole”, l’ultimo singolo, che rappresenta una maturazione destinata a proseguire con molte più cose da dire in futuro.

Hai notato delle difficoltà nel passaggio dal mondo dei social a questo percorso più cantautorale, in una situazione più indipendente e intima?
Io mi sento indie! Nonostante abbia un milione di followers, questo non fa di me un personaggio televisivo e “pettinato”. Io vengo dalla periferia di Roma dove i ragazzi non hanno un parco in cui giocare, dove non passa la metro e non è possibile fare nulla se non hai un genitore che ti può accompagnare. Tutto quello che ho fatto è stato grazie alle mie forze e fin da piccola ho sempre studiato musica e canto, spesso con tanti sacrifici da parte mia e della mia famiglia. È arrivato poi il web, non c’è mai stato qualcosa di costruito dietro al mio percorso. Io, quindi, ho fatto un percorso indipendente nel senso più vero del termine e ho ancora molto da dire. Oggi ci sono tanti youtuber che, spinti dagli alti e bassi della popolarità, decidono di fare musica; non mi dà fastidio essere inserita in questa sfera, però nel mio caso ho fatto il percorso inverso.

Essere delle celebrità sul web e allo stesso tempo cantanti spesso può essere un’arma doppio taglio. Si può dire quasi che tu abbia fatto il percorso opposto ad altri youtuber come Greta Menchi o Zoda, nati sul web e, successivamente, si sono reinventati entrando nel mercato discografico con delle produzioni ricamate perfettamente attorno a loro.
Sì, come detto, sono realmente un’artista indipendente da questo punto di vista. C’è chi mi aiuta per la parte musicale e di comunicazione sul web, però voglio mantenere inviolata la mia parte artistica, voglio veramente raccontarmi senza freni, senza limiti e senza compromessi. Non desidero inseguire a tutti i costi la hit.  Secondo me è proprio in queste situazioni che si vede chi è un vero artista e chi punta solamente a diventare una popstar. Io ho voglia di raccontarmi ed era così anche tre anni fa, quando non mi seguiva nessuno e mi esibivo per strada perché avevo bisogno di vedere quello che riuscivo a trasmettere alle persone, anche cantando cover.

Quali sono le tue principali ispirazioni a livello musicale, hai un modello di riferimento?
Sono cresciuta con i classici come Whitney Houston e Christina Aguilera, però in realtà ascolto un po’ tutta la musica: spazio dai Nirvana a Bon Iver, da Coez ad Aiello. Sono molto curiosa nella musica, i miei gusti si modificano sempre man mano che il tempo passa.

C’è qualcuno con cui ti piacerebbe collaborare per realizzare un pezzo?
Come no! Tananai quando vuoi io sono libera! Tra gli altri mi piacerebbe collaborare con Coez o farmi scrivere una canzone da Calcutta o da I Cani. Poi ci sarebbe anche Salmo però non so quanto il mio mondo così colorato si possa sposare bene con il suo (ride).

Come ha influito Roma sul tuo percorso e sulla tua arte e come ti ha formato? Ora che vivi a Milano noti differenze tra le due città?
Roma è stata la mia fortuna. Ciò che ha fatto la differenza nel mio personaggio web è stata proprio la romanità che mi differenziava dagli altri ed è una caratteristica che ho sempre conservato con amore. Per me Roma è casa, è energia, amo i modi di fare dei suoi abitanti e il calore che ti trasmettono, mi sento un po’ gitana nel vivere la mia romanità. Ora abito a Milano da tre anni e c’è stato una sorta di doppio percorso: c’è una Giulia precedente, presente nei brani “Dietro di me”, “Legocentrico”, e una Giulia attuale che ha voluto portare il suo lato romano nella musica e questo mi racconta un po’ di più. Poi magari in futuro farò risaltare un po’ meno la parte romana ma la città influenzerà sempre la mia musica.

I video dei tuoi brani sono molto pop e coloratissimi. Che immaginario vorresti trasmettere visivamente al tuo pubblico?
Come si può vedere dai miei capelli viola, considero i colori un’espressione di me stessa, sono una ragazza solare e mi piacciono le cose colorate. Ciò si rispecchia anche nei video, in cui l’idea iniziale parte da me e, pur avendo un team che mi accompagna e mi aiuta, mi piace essere onnipresente nelle cose che faccio. Essendo una cosiddetta “creator” del web, ho un’anima creativa che mi spinge a curare la comunicazione di questa parte di me.

Ultimamente c’è molta attenzione al tema della parità di genere e del femminismo anche nell’ambiente della musica, molto spesso maschilista. Come vivi il fatto di essere un’artista donna in questo mondo al giorno d’oggi?
È una bella domanda. Io amo essere donna, con le mie insicurezze e le mie vanità ma riconosco che a livello musicale siamo un po’ sfavorite. Quante artiste emergenti femminili ci sono oggi? Ci sono soprattutto uomini, perché le ragazze magari si innamorano più facilmente del ragazzino carino e questa cosa l’ho vista anche sulla mia pelle. Nonostante io possa mettere anche foto di me in costume sui social, è comunque diverso. Voglio veramente dimostrare che noi donne non abbiamo nulla di meno degli uomini, in qualsiasi campo. Però purtroppo è vero, oggi nella musica c’è questa differenza, se sei una bella ragazza e sei brava non convinci come un bel ragazzo, che a differenza tua viene considerato figo. Io mi batterò per questo, ogni tanto ho anche pensato di rasarmi i capelli, per cambiare l’immagine che davo di me, però poi ho pensato: perché devo modificarmi per gli altri?

Infatti tra gli esempi di artiste femminili di successo dell’ultimo periodo mi vengono in mente Francesca dei Coma Cose e Madame, che, anche se non lo hanno fatto per arrivare più facilmente al pubblico, hanno uno stile che è percepito più credibile.
Sì, esatto, la percezione del pubblico purtroppo spesso è quella. Molte persone invidiano le ragazze che curano il lato estetico, ma non sanno il vissuto che può stare alle loro spalle. Anche di me magari possono dire: “Ma quella quanto se la tira?”. È proprio il problema dell’apparenza e qui tocchiamo un altro tasto importante.

Parlando del mondo dei talent tu che opinione hai? Li consideri una buona opportunità o sarebbe da preferire un percorso indipendente?
Non nascondo che in passato ho provato a fare dei provini per dei talent. Li considero trampolini di lancio per iniziare un percorso, non un punto di arrivo sicuramente. Io per fortuna grazie al web ho avuto un mio modo per farmi conoscere, ma se in futuro mi dicessero di fare la giurata o fare un’ospitata, ben venga, a me piace molto la tv. Non voglio essere snob e dire che è solo spazzatura, perché anche il web può esserlo se usato male.

Tu lavori molto con i social, che ne pensi dell’influenza che hanno avuto sulla vita di tutti?
Bisogna essere responsabili e sentire il peso di quello che si dice. Spesso vedo stories in cui vengono mostrati droga e soldi, e questo a me un po’ infastidisce perché non puoi sapere chi ti sta guardando e ti prende ad esempio. C’è tanta libertà e di conseguenza molto pericolo, quindi bisogna avere responsabilità. Questo vale per tutti i campi, non solo all’interno della rete. La violenza non è solo sul web, anche per strada si possono vedere situazioni di bullismo e razzismo, bisogna essere sempre attenti. Chi fa musica dovrebbe essere meno superficiale e dedicarsi più alla sostanza artistica. Capisco che in alcuni casi faccia parte del personaggio, ma non ce ne sarebbe il bisogno.

Il tuo ultimo singolo, “Zero Favole” è molto disneyano. Come nasce e cosa delle tue esperienze di vita lo ha ispirato?
Il brano non è un’esperienza personale ma è una favola moderna e va un po’ contro lo stereotipo classico che ci hanno sempre raccontato, che si concludeva tipicamente con il lieto fine e la frase “vissero tutti felici e contenti”. Racconta di un amore disincantato che può anche finire male. In questo caso è un amore per un ragazzo che nasce durante una vacanza e al rientro da essa lui smette di considerare la protagonista del pezzo. Lei fa i conti col ricordo non sapendo come comportarsi finché dice a se stessa: “Sai che c’è? Le favole non fanno per me.”

Nei tempi veloci in cui viviamo, fatti da Instagram, DM, Tinder, ecc., quale potrebbe essere il consiglio un po’ da sorella maggiore per le ragazze che ti seguono?
Quando vi scrivete online non fate durare troppo la conversazione virtuale, incontrate subito il ragazzo, ma prima accertatevi bene di che tipo di persona sia. Poi una volta dal vivo vedete com’è la situazione, tanto noi donne siamo sensitive, siamo più intelligenti e capiamo subito. Poi, se non vi risponde due o tre volte, ciao, lo si blocca e via! Chiusa una porta si apre un portone, come si dice a casa mia (ride).

Visto che sei molto creativa cosa possiamo aspettarci da te in futuro? C’è qualche altro lato che ti piacerebbe esplorare?
Proprio quattro giorni fa mi è venuta un’idea per il prossimo anno, ho in mente un progetto coraggioso e audace, molto particolare. Però non posso anticiparvelo perché altrimenti me lo rubano! A livello social vorrei coinvolgere sempre di più le persone che mi seguono e farle appassionare a me, mentre per quanto riguarda la musica sto cercando di metterci molto del mio vissuto e vorrei aprirmi a 360° per raccontarmi al meglio. Comunque state attenti perché ne vedrete delle belle, seguitemi, soprattutto su Instagram, che è il mio social preferito!

Intervista di Anna Signorelli e Giorgia Salerno

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