Intervista ai DROPKICK MURPHYS: vivere nella paura non è vivere!

Dopo il successo riscontrato a Milano lo scorso luglio 2017, Dropkick Murphys e Flogging Molly hanno deciso di intraprendere un intero tour europeo assieme, affiancati da una figura leggendaria del punk, Glen Matlock, fondatore dei Sex Pistols!

In attesa della data italiana di mercoledi 14 febbraio a Padova (Gran Teatro Geox), qualche giorno fa abbiamo raggiunto MATT KELLY, batterista dei Dropkick Murphys, poco prima di salire sul palco di Stoccolma.

Ne è uscita un’intervista speciale in cui ci ha raccontato i retroscena della registrazione dell’ultimo album 11 Short Stories of Pain and Glory, ma anche del loro speciale rapporto con la città di Boston e dell’esperienza personale relativa al terribile attentato terroristico alla Maratona del 2013. Buona lettura!

Con il vostro ultimo album, 11 Short Stories of Pain and Glory, avete registrato per la prima volta fuori da Boston. Come mai questa scelta e com’è andata?
Beh, con la band “distratta” dagli impegni della vita domestica, degli animali domestici, e con molti di noi con mogli e figli, la decisione di spostarsi a 3.800 km di distanza per registrare (a Tornillo – Texas), si è rivelata una scelta molto saggia. Lo studio si trova nel mezzo del deserto in una fattoria che coltiva noci pecan, a due miglia dal confine messicano. Abbiamo vissuto lì, abitando in delle piccole casette, con una casa principale dove consumavamo i nostri pasti insieme. Anche se mi considero un tutt’uno con il New England, ho potuto apprezzare la bellezza estrema e desolata del deserto, specialmente di notte!

Vivendo lì abbiamo potuto lavorare per tre settimane di fila, con solo due giorni e mezzo circa di pausa. Non eravamo mai stati così tanto produttivi in studio. Di solito, quando arriva il momento di iniziare la sessione, la maggior parte delle canzoni sono già finite e sono pronte per essere registrate, e le canzoni non pronte vengono elaborate solo un po’, o direttamente lasciate da parte, per poi essere riprese più avanti. Questa volta tutte le canzoni non completamente pronte per la registrazione hanno avuto tutto il tempo necessario per crescere al massimo delle loro potenzialità, visto che lavoravamo dalle dieci del mattino all’una di notte. Sveglia, colazione e via subito in studio, interrompendoci solo a pranzo e a cena, per poi riprendere a lavorare fino a tardi ogni sera.

Anche se inizialmente ero contrario all’idea di lasciare casa per andare a registrare altrove, ora penso che l’assenza di distrazioni (sia in senso buono che cattivo) legate alla vita domestica ci abbia costretti a immergerci nel processo di registrazione come mai prima d’ora. La creatività e le vibrazioni positive abbondavano in ogni momento!

Puoi descriverci i sentimenti e la connessione che avete con la città di Boston? Come avete reagito al terribile episodio della Maratona di Boston, che vi ha ispirato per “4-15-13”?
Per noi Boston è il “centro del sistema solare”, abbiamo vissuto dentro o attorno ad esso per tutta la vita, quindi per noi è ovviamente il posto più bello di sempre. Fino al 2004, le squadre sportive di Boston erano le “grandi perdenti”, ma da quell’anno grazie ai Red Sox che hanno vinto le World Series, i Celtics, i Patriots e infine i Boston Bruins vincenti, siamo diventati la “City of Champions”; i sentimenti di “INFeriorità civica” sono stati piacevolmente sostituiti dai sentimenti di SUPeriorità!

Gli abitanti più giovani di Boston e del New England non hanno ricordi legati alle World Series del 1986, o delle innumerevoli altre volte in cui i nostri team sono arrivati a un passo dalla vittoria subendo poi l’agonia della sconfitta. Conoscono solo la parte vincente della nostra storia, quindi credo che la città sia cambiata un po’ in questo senso: probabilmente ora noi locali siamo molto più gentili e meno intrattabili rispetto a prima!

L’attentato alla Maratona di Boston: quando è accaduto eravamo in tourneé a Santa Cruz, in California, dall’altra parte del Paese e a tre ore da Boston. Quando ci siamo svegliati quella mattina, abbiamo appreso l’orrore dal telegiornale. Il mio primo pensiero è subito andato a mia moglie, il suo posto di lavoro si trova proprio dietro l’angolo dov’è avvenuta la tragedia, ma sul momento non riuscivo a contattarla (per fortuna stava bene). La moglie di Tim in quel momento stava correndo la maratona e quasi tutti gli altri membri della band avevano amici o persone care presenti nell’area del bombardamento. Nessuno che conosciamo è stato ferito fisicamente, ma il danno emotivo, il disturbo da stress post-traumatico, quelli sono dannatamente reali, sia per le vittime che per i testimoni.
Noi non sapevamo che fare. Inizialmente volevamo cancellare il tour e tornare a casa per stare con le nostre famiglie, ma questo come avrebbe cambiato le cose? Allora abbiamo deciso di creare una t-shirt speciale con l’obiettivo di raccogliere fondi per aiutare le vittime dell’attentato. Grazie al contributo dei nostri fan e sostenitori abbiamo raccolto in brevissimo tempo 300.000 dollari, e tutto quel denaro è andato direttamente alle vittime sopravvissute al bombardamento, o alle famiglie di chi purtroppo non ce l’ha fatta. Inoltre, abbiamo lavorato con Bruce Springsteen a uno speciale CD di beneficienza, anche quello per raccogliere fondi.

Quell’episodio è stata una delle più grandi tragedie che abbiano mai colpito Boston e penso che abbiamo in qualche modo perso la nostra innocenza per colpa di tutto questo. Prego che non accada mai più.

Dobbiamo avere paura del terrorismo nella musica? Episodi come l’attacco al Bataclan o l’allarme terroristico al Rock am Ring hanno cambiato il vostro modo di vivere il palco?
No. Vivere nella paura non è vivere. Che si tratti di terroristi, agenti segreti del Governo, o assassini psicopatici, se vivi nella paura di attacchi provenienti da tutte le parti, allora hanno vinto loro. Vivi la tua vita, fai buone azioni, pratica la gentilezza, concentrati sul bello delle persone. Alza gli occhi dallo smartphone o, meglio ancora, spegnilo e guarda le persone negli occhi! I Dropkick Murphys non vivono nella paura dei supporter ai nostri concerti, o di chiunque altro.

Spesso venite citati, assieme ai Flogging Molly, come band simbolo del Celtic Rock (o Celtic Punk). Dal vostro punto di vista, com’è cambiato il genere durante gli ultimi anni?
Questo è vero, ma in realtà noi non ci consideriamo parte della scena Celtic Punk, siamo semplicemente una band punk influenzata dalla musica irlandese e celtica. Quindi non credo di poter rispondere a questa domanda con sufficiente autorità.

Le vostre canzoni hanno tante parti movimentate, utilizzate moltissimi strumenti, e spesso davvero particolari e non convenzionali. Come gestite il processo di registrazione in studio?
Grazie per questa domanda! In studio abbiamo il lusso di poter contare sulla registrazione multitraccia, che ci permette di non dover registrare tutti gli strumenti allo stesso tempo. Generalmente prima partiamo con le percussioni, poi basso e chitarre, e poi i diversi strumenti in più (tutti separatamente) e infine la voce. Sono Tim e Jeff a scrivere e organizzare le linee di cornamuse, fischietti, fisarmoniche, pianoforte e tutti gli altri strumenti aggiuntivi.

Dopo così tanti anni on the road, e con così tanti album alle vostre spalle, come scegliete quali canzoni suonare nei vostri concerti?
Suoniamo una scaletta diversa ogni sera e teniamo traccia di ogni setlist. Ad esempio, stasera suoniamo a Stoccolma, abbiamo con noi la scaletta dell’ultimo concerto e di quelli suonati nei dintorni, le confronteremo tra loro e ti assicuro che tireremo fuori una setlist molto diversa da tutte le altre. Vogliamo essere certi che le persone che sono venute a trovarci l’ultima volta possano godere di un concerto unico stasera.

Ovviamente alcune canzoni le ripetiamo ogni sera, a seconda del tema del tour o dell’uscita di un nuovo album, ma in una scaletta contenente 25/27 canzoni, almeno la metà saranno diverse dall’ultima volta. Per noi è molto importante, alcune band suonano le stesse canzoni e dicono le stesse cose tra di loro per un mese di fila. Quello diventa un atto di cabaret, non l’esperienza di una band vera, viva e vegeta!

C’è una canzone di cui siete particolarmente orgogliosi?
Personalmente non ho molto a che fare con la scrittura delle canzoni, ma, per quanto riguarda me, ti dico “Rose Tattoo”. I ragazzi hanno fanno un lavoro incredibile con quel pezzo. Sono estremamente orgoglioso di loro!

Cosa c’è nel futuro dei Dropkick Murphys?
Finiremo questa parte europea del St. Patrick’s Tour con Flogging Molly e Glen Matlock, torneremo a casa per cinque giorni e poi ripartiremo per le tappe americane del tour assieme ai nostri vecchi amici Agnostic Front e Bim Skala Bim. Dopodiché, avremo un po’ di tempo da passare a casa prima di partire di nuovo in tour. Un sacco di tempo per la vita domestica e la vita in tour!

Quali artisti ascoltate e vi piacciono in questo momento?
Beh, come sempre AC/DC, Led Zeppelin, the 4-Skins, Iron Maiden, Cock Sparrer, Condemned 84, the Kinks, Mott the Hoople, Slade, Jerry’s Kids. Tuttavia io di recente sto ascoltando Live By The Sword e l’album “Who Built the Moon” dei Noel Gallagher’s High Flying Birds.

Ultima domanda per i fan. Libro, attore e film preferiti?
Libro: “Ortodossia” di G.K. Chesterton.
Attore: Michael Caine.
Film:  C’era una volta in America.

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Veronica "TheBeast" Drago

Veronica "TheBeast" Drago

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Laureata in Scienze della Comunicazione e masterizzata in Comunicazione delle Scienze (no, non l'ho fatto apposta) con, nel mezzo, una magistrale in Editoria e Giornalismo. Mi porto appresso un soprannome brutale, ma nella realtà somiglio di più a un Kookaburra. Amo gli animali, un po' meno certi esseri umani. Sono cresciuta a ovetti Kinder, Nirvana, Distillers, Run Dmc, Beastie Boys, Spice Girls (ebbene sì) e Prodigy. Per essere felice oggi mi bastano del buon shopping online, un doppio pedale hc, Dave Grohl, un cd dei Rise Against e un concerto dei Ministri. E un altro ovetto Kinder, dai.

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