Diversi mezzi per diversi messaggi: le contaminazioni secondo i CONSE

Analizzando l’attuale contemporaneità musicale si può notare senza dubbio che è formata da molteplici proposte, le une più mutevoli delle altre, che si presentano a noi con un ventaglio di fruibilità ampissimo ed eccezionalmente accessibile. In questo castello digitale fatto di canali e piattaforme, dominato da stream e visualizzazioni, gli attanti che ne fanno parte si trovano sempre più spesso messi alla prova con un ambiente sfocato e indefinibile in cui trappole come la banalità e la somiglianza rappresentano i pericoli maggiori. E’ in questa contemporaneità così liquida e policroma che due ragazzi di Todi, Giacomo Clementi Chiavari e Jacopo Dominici danno vita a Conse, progetto indie-pop che “non segue sonorità precise” e che propone un’interessante amalgama di suoni analogici e digitali che nascono “da ciò che sentiamo sul momento”.

Con coraggio dunque, e senza avvalersi di scomode etichette, i due umbri provano con testi leggeri ma non banali a raccontare situazioni comuni e vissuti intensi; “Diversi mezzi per diversi messaggi”: utilizzando sapientemente una bella farcitura di synth modellano il giusto mood intorno ai significati dei brani, offrendo dunque all’ascoltatore ambientazioni sonore sempre diverse.

Con una pregressa esperienza in una band blues rock, la voce di Giacomo e la musica di Jacopo si fondono in questo progetto che fa della contaminazione tra generi il suo aspetto principale. Li abbiamo intervistati per Futura1993 in occasione dell’uscita del loro ultimo singolo firmato Labella Dischi.

Il 17 Luglio è uscito il vostro ultimo singolo Paracadute: come già suggerisce l’artwork che lo presenta, il pezzo ha un’anima danzereccia che cavalca influenze elettroniche old-school: da dove nasce l’idea per questo pezzo?
Abbiamo scelto questo mood per descrivere in maniera chiara e inequivocabile il messaggio della canzone: divertirsi aiuta ad allontanare la mente, anche se per poco, dalle brutte emozioni che in alcuni momenti della nostra vita ci perseguitano.

La fortunata “Nanana” di qualche mese fa ha invece un approccio più riflessivo rispetto a “Paracadute”, mantenendo però sempre preponderante la componente elettronica: la direzione della vostra proposta musicale è quindi quella di un’esplorazione dei diversi volti e dei diversi aspetti delle sonorità digitali?
Si, la differenza stilistica fra queste prime due canzoni è innegabile. Diversi mezzi per diversi messaggi. E poi sì, ci piace sperimentare.

Le vostre canzoni si presentano come un interessante mix di pennellate pop su di una tela digitale: come definireste la vostra musica?
La nostra musica non segue sonorità precise anche se abbiamo delle preferenze, il mix di suoni di strumenti analogici e digitali è qualcosa che ricerchiamo il più delle volte anche se ci lasciamo trasportare da ciò che sentiamo sul momento.

Suonavate entrambi in una band blues-rock: come siete arrivati a queste sonorità e quanto attingete dal vostro passato musicale?
Si, è difficile a dirsi da quello che facciamo ora ma il nostro percorso blues-rock è stato fondamentale per costruire quello che siamo ora. In primo luogo il vecchio progetto ci ha aiutato a trovare l’intesa che ci fa lavorare bene insieme mentre il genere che suonavamo continua a influenzarci dal punto di vista compositivo e artistico .

I testi, leggeri ma mai banali, inondano i beat creando un flusso sonoro omogeneo ed uniforme: scrivete prima il testo e poi gli ricamate intorno una base oppure la gemma iniziale è rappresentata dalla melodia?
Di solito partiamo da un’idea, anche se non è la regola, e da lì ciò che viene prima trascina il resto.

Rimanendo sui vostri testi, spesso si parla di amore nelle vostre canzoni: è il frutto di una ricerca interiore che nasce quindi da esperienze personali oppure è semplicemente il tema che si adatta meglio alle vostre sonorità?
I temi nascono principalmente  da esperienze personali che cerchiamo di utilizzare per trattare a fondo ed esprimere al meglio qualcosa che noi, come moltissima gente, abbiamo provato intensamente.

Una domanda particolare ma che trovo sempre interessante da fare è quanto l’ambiente che li circonda influenza degli artisti: voi che venite da Todi e che portate nel nome il simbolo della vostra città (ovvero il Monumento alla Consolazione), quanto siete legati e che influenza vi porta la “provincia”?
Il fatto di aver scelto questo nome lascia trasparire quanto siamo legati alla nostra città. Todi è il luogo dove siamo cresciuti e con noi la nostra passione per la musica; tutto l’ambiente unico che la cittadina e chi la abita costruiscono ogni giorno intorno a noi è lo sfondo di tutte le esperienze che ci ispirano nelle nostre canzoni. Non possiamo che rendergli omaggio.

Siete entrambi molto giovani: con che musica siete cresciuti e cosa pensate dell’attuale panorama musicale italiano? E’ fonte di ispirazione per voi?
Siamo cresciuti entrambi ascoltando musica “vecchia” che va dal rock degli anni ’60 fino ai più recenti anni ’90 con Red Hot Chili Peppers e Nirvana e infatti abbiamo iniziato suonando proprio le canzoni di quel periodo con la nostra vecchia band.  Non siamo mai stati però chiusi alla nuova musica e ai nuovi generi. Nonostante i nostri ascolti principali continuino ad essere gruppi ed artisti esteri apprezziamo anche il panorama italiano e talvolta ci fornisce delle ottime references.

Legandomi alla domanda precedente, per certi versi mi ricordate gli Psicologi: una proposta fresca e diversa che nasce unendo diversi generi e stili.
Be’, questo non può che farci piacere. Stanno facendo strada e essere affiancati a loro lo riteniamo un grande complimento.

Avete creato il vostro primo pezzo con il solo aiuto di un portatile, un microfono e una scheda audio: la vostra avventura è nata come pura sperimentazione?
Si, eravamo nella sala prove del vecchio progetto da soli mentre gli altri erano a fare merenda e avevamo appena iniziato a informarci su come registrare in casa… lì nacque la prima canzone che ci fece pensare a questo progetto e ci trasferimmo così, per cercare di tirar fuori qualcosa di serio, in camera di Giacomo iniziando a imparare a registrare tutte le idee che ci venivano in mente. Ancora oggi scriviamo così le nostre canzoni ma ora quello che facciamo diventano le demo che portiamo al Labella studio per poter poi registrare professionalmente ritrovando l’ambiente caldo e accogliente che solo i luoghi che puoi sentire come casa possono darti.

Articolo di Alessandro Tarasco

Foto di Nicola Giulivi e Luca Giulivi

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