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Interviste

Dal feat con Pietra Montecorvino al video con Alvaro Vitali: intervista a Mico Argirò

Dopo i consensi di critica e pubblico del suo precedente album, “Vorrei che morissi d’arte”, torna Mico Argirò con un nuovo brano, “Hijab”, ibrido di stilemi musicali, che vede la collaborazione del producer Alexo Vitruviamo e della esuberante cantante partenopea Pietra Montecorvino.

Lo abbiamo intervistato.

D: Partiamo dal brano, dal titolo immagino provocatorio “Hijab”: com’è nato e cosa vuoi comunicare?
R: “Hijab” significa “velo”: è il velo che le donne islamiche indossano. La canzone racconta di una notte di passione con una ragazza araba: lo fa in modo irriverente, parla del sesso vissuto in maniera libera laddove non te l’aspetteresti, un po’ scandalizza e un po’ vuole dire che l’amore vero non ha barriere o limiti imposti dalla società, da preconcetti o dal politicamente corretto.

D: La base del brano è prodotta da Alexo Vitruviano: raccontaci di questa collaborazione.
R: Mentre arrangiavo il pezzo sentivo che c’era bisogno di qualcosa di diverso: ancora non avevo tanta pratica con le ritmiche elettroniche e ho scelto di collaborare con un artista che stimo. Alexo ha lavorato sul beat, capendo bene quello che avevo in mente: l’idea musicale viene da alcuni pezzi di musica araba che ascolto in un shisha bar (i locali dove si fuma il narghilè) vicino casa, a Milano: un misto di elettronica, pop, tradizione araba, ritmi strani. Ho cercato di filtrare questo nel mio modo di fare musica.

D: Per quanto riguarda, invece, la parte cantata da Pietra Montecorvino? Già sapevi che lei avrebbe partecipato a un tuo brano e l’hai scritta appositamente per lei?
R: Io ho scritto la parte e l’ho fatto pensando proprio alla sua voce unica; volevo una voce di donna non scontata, non da karaoke pop, una voce che esprimesse insieme passione e violenza e che fosse campana, come lo sono io. Il dialetto credo sia la lingua più pura, più istintiva, e mi piaceva l’idea di mischiarlo all’italiano e all’arabo.
Metto molto in discussione quello che faccio, mi stravolgo, mi metto in posizione scomoda: sto cercando di essere molto personale.

D: Come sei entrato in contatto con Pietra Montecorvino? Raccontaci di questa esperienza.
R: In realtà nel modo più semplice possibile: le ho scritto, immaginando già che fosse un tentativo a vuoto per mille motivi, e invece a lei è piaciuto il pezzo e dopo pochissimo tempo era già pronta a registrare. È stata lei a coinvolgere poi Eugenio Bennato, che ha registrato la sua voce per “Hijab”. Tutto questo non me l’aspettavo: collaborare con artisti di tale spessore, che credono in te e nel tuo progetto, è molto bello, mi ha fatto bene e ne sono onorato; nei prossimi brani che usciranno continuerò a seguire questa linea di collaborazioni e mix di idee e stili.

D: “Hijab” fa da apripista a un EP: parlacene brevemente.
R: Ho scritto delle canzoni nei mesi scorsi più o meno accomunate da un approccio irriverente e da contenuti molto calati nella contemporaneità, mia e del mondo che vedo. Ho scelto in ogni pezzo di collaborare con artisti che stimo, notevoli per quello che fanno. Ci sono idee molto diverse e stili anche distanti, tutte sperimentazioni nella “forma canzone”. Questa è l’idea della mia prossima raccolta. Purtroppo, non credo che uscirà a breve, rallentata dalla situazione e dall’impossibilità di suonare dal vivo, ma credo che nel 2021 finalmente vedrà la luce.

D: Come ti stai comportando, musicalmente parlando, in questo periodo in cui la musica dal vivo è ferma?
R: Purtroppo lo stop dei live è stata una grande botta, soprattutto perché stavo per partire con un tour elettronico molto divertente e sono saltate tante date e con loro gli incassi anche della vendita fisiche degli album, del merch e tutta la vita bellissima che si fa quando si suona in giro. Nel frattempo, la musica non si è fermata: sto producendo nuove cose, per me e per altri, lavoro a delle musiche per il teatro e mantengo vivo il contatto con gli appassionati della mia musica attraverso i social. Ne sto approfittando per sperimentare ancora, alla fine per giocare con i suoni.

D: Cosa si prospetta per il tuo futuro, anche tenendo conto di queste restrizioni?
R: Prima o poi finirà, come finiscono tutte le cose, quelle brutte e quelle belle; per quel momento prospetto una rinascita e un nuovo impulso ad uscire, a vedersi, andare ai concerti, fare l’amore… non credo arriverà presto, ma quando arriverà sarà bello. Il mio futuro vedrà sicuramente un altro singolo nei prossimi mesi, in attesa di poter far uscire l’album e portarlo dal vivo in giro per l’Italia. Se la situazione dovesse protrarsi continuerei così, con qualche altro singolo e producendo cose nuove. Il futuro è sempre stata un’incognita, non ho nemmeno un Tiresia da interpellare, quindi mi godo il presente per quanto possibile.

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