AVINCOLA: un rider sul palco di Sanremo Giovani

Avincola è uno dei cantautori più promettenti della scena romana, un ragazzo che con la sua semplicità e creatività ha saputo conquistare la finale di Sanremo Giovani. È un artista delicato, capace di raccontare le sue emozioni e farcele provare.

Come ci racconta nell’intervista, “le canzoni nascono quando abbiamo qualcosa da dire”: forse è proprio per questo, per la sua grande voglia di esprimersi, che riesce velocemente a farci immedesimare nelle sue parole.

Ciò che ci vuole raccontare attraverso il suo nuovo pezzo “Un Rider” è una fotografia della routine in una città che fa da sfondo ai sentimenti, alle contraddizioni, ai desideri e alle disillusioni dei trentenni di oggi.

Quello di Avincola è un cantautorato attuale che si fa portavoce della generazione dei giovani, e con la sua musica cerca di stimolare con leggerezza argomenti di cui si parla tanto ma che si conoscono effettivamente poco.

Sul palco di Sanremo Giovani, Avincola ha immediatamente conquistato la giuria, il pubblico e il popolo di Twitter che l’ha reso terzo in tendenza in una sola serata. Probabilmente è riuscito a toccarci anche grazie anche al suo particolare outfit: un semplice maglioncino di lana che lo ha differenziato da molti artisti attuali.

Noi lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio e sapere di più dei suoi progetti futuri.

Ciao Avincola, come ti senti dopo l’esperienza a Sanremo Giovani?
Pieno di energia. Sto per esplodere e non vedo l’ora!
C’è un pubblico nuovo che mi ha accolto a braccia aperte, il mio sogno di essere arrivato in cima al trend di Twitter si è avverato, si è parlato tantissimo del mio maglione natalizio e sono riuscito a portare su Rai1 una canzone sincera che parla di me e di tanti ragazzi come me che fanno i riders su è giù per le strade infinite delle città. Cosa posso volere di più?

Raccontaci un po’ la tua storia, come sei arrivato sul palco di Sanremo?
Con un treno dalla Stazione Termini di Roma. Quasi 8 ore di viaggio!
Seriamente, la mia è una storia semplice. Scrivo canzoni da sempre, ho avuto il piacere di collaborare con tanti artisti e la fortuna di essere circondato da brava gente: la mia ragazza, la mia band, il mio amico e produttore artistico Emiliano Bonafede e la Leave Music che è un po’ la mia seconda famiglia. Credo che sia anche grazie al loro affetto e ai loro sorrisi se sono arrivato sul palco di Sanremo. Le canzoni nascono – o dovrebbero nascere, a mio parere – quando hai qualcosa da dire. Hai qualcosa da dire quando c’è chi ti sa ascoltare..

Parliamo ora del tuo pezzo, “Un Rider”. Cosa vuoi trasmettere alle persone attraverso l’ascolto di questo brano?
Mi piace l’idea che le persone possano sentirsi lo zaino frigo sulle spalle, il vento in faccia e la strada sotto i piedi mentre ascoltano i 3 minuti del pezzo. Voglio dire che la cosa che mi auguro è che le persone si sentano parte della storia. Il rider, in fondo in fondo, è anche un pretesto per raccontare il costante disagio di chi vive di fretta e non ha tempo di considerare e essere considerato. Direi che in tanti ci ritroviamo spesso in questa condizione. Sentirsi raccontare in una canzone può essere un modo per sentirsi meno soli e meno sbagliati.

Se dovessi scegliere una frase della canzone che meglio di tutte ti rappresenta, quale sceglieresti?
se è tutta una corsa, ti voglio vicino.. sai..
da solo non faccio mai in tempo a arrivare per primo.. mai..

Se ti chiedessi di descrivere la tua musica con tre aggettivi, quali useresti?
Morbida, impulsiva, diretta

Hai un metodo particolare per scrivere le tue canzoni? Ad esempio, ti definiresti un artista che scrive di getto o la tua musica è frutto di lunghe riflessioni?
Ho sempre scritto di getto anche se ultimamente mi piace prendermi dei momenti in cui concentrare tutto. Di solito in un paio di giorni la canzone è finita anche perché non mi piace molto tornare sul testo e sulla musica, ho sempre paura di appiattirla e renderla meno dinamica, meno vera. Quello che su cui lavoro a lungo, insieme al fedele amico e producer Emiliano Bonafede, è l’arrangiamento e lo studio del sound.

Cosa possiamo aspettarci dai tuoi progetti futuri?
“Futuro” è sempre stata una parola che mi ha fatto paura però, quello che è certo, è che sto per chiudere il mio nuovo album. Sarà un insieme di canzoni a cui tengo moltissimo. Non posso anticipare molto ma posso dire che ho voluto raccontare quei piccoli gesti di tutti i giorni che ci sembrano inutili e banali, e che invece spesso finiscono col trasformare, distruggere o far rinascere le nostre relazioni

Eleonora Bruno

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