10 anni dopo “To Lose My Life”: intervista ai White Lies

Intervista e foto di Oriana Spadaro

Qualche ora prima del concerto milanese del 29 luglio al Circolo Magnolia, abbiamo avuto il piacere di incontrare il frontman Harry McVeigh per parlare dell’ultimo album “FIVE” e molto altro..

Come stai? Come sta andando il tour?
Bene, stiamo vivendo un’estate molto piena. Alcuni weekend siamo stati impegnati nei festival, è stato divertente. Anche rilassante, perché abbiamo avuto alcuni giorni liberi – ieri siamo arrivati a Milano.

Non è la prima volta a Milano, ti piace?
Ci sono stato tante volte e mi piace, ci sono tanti bei posti dove mangiare e bere. Ieri siamo stati a Villa Necchi, bellissima.

Qual è il Paese dove vi piace di più suonare dal vivo?
Non ho una preferenza in realtà. Penso sia divertente suonare ovunque. Abbiamo un bel pubblico ovunque, gente appassionata a cui piace cantare insieme a noi. Soprattutto in Europa andiamo alla grande. Siamo molto fortunati ad avere la possibilità di suonare ovunque.

Parliamo del vostro nuovo album, “FIVE”. Avete affermato che rappresenta un nuovo capitolo. In che senso?
Penso sia un nuovo capitolo per vari motivi. Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo album ci stavamo avvicinando al decennale della band. Ci sentivamo molto nostalgici, pensavamo molto alla nostra carriera e al punto a cui siamo arrivati. Abbiamo riflettuto molto riguardo alla voglia di andare avanti oppure no. Questo album ci ha dato la risposta mostrandoci che abbiamo ancora voglia di continuare per un bel po’ a fare musica e andare in tour.
Abbiamo imparato e ci siamo evoluti gradualmente nel corso degli anni e sento che siamo migliorati. Le canzoni che scriviamo adesso sono migliori rispetto a come erano e noi siamo cresciuti nella performance. Lavorando a questo album abbiamo avuto la sensazione di aver messo insieme il meglio del nostro lavoro. È un nuovo capitolo perché adesso sappiamo esattamente cosa stiamo facendo. Adesso sappiamo bene in che modo ci piace fare musica. È servito molto tempo per impararlo.

Quindi vi considerate più maturi dal punto di vista della tecnica, ma anche dei testi?
Si, Charles scrive tutti i testi e credo che li abbia ridefiniti molto in realtà. Guardando indietro al primo album dieci anni fa, se lo riascolti realizzi davvero quanto eravamo giovani e ingenui. Riesci a percepirlo tanto nella musica, che in realtà amo perché mi ricorda tanto quel periodo, però nei testi c’erano tanta ingenuità, angoscia e melodramma adolescenziale.

Infatti penso che in “FIVE” l’atmosfera sia meno cupa e più luminosa e positiva. Ricevo una sensazione di infinito e libertà da canzoni come “Tokyo” o “Believe It”, è come se vi sentiste meglio, è così?
Si, siamo semplicemente più aperti. Siamo più consapevoli di chi siamo. E credo che questo renda più felici, probabilmente.

Se potessi tornare indietro con una macchina del tempo, cambieresti qualcosa nella vostra carriera o faresti esattamente lo stesso?
È difficile da dire. Credo ci sia sempre qualcosa di cui ci si pente dopo. Qualcosa del secondo album soprattutto. Sarebbe bello poter tornare indietro e fare di meglio, ma penso che senza aver fatto tutte queste cose non saremmo al punto dove siamo adesso. È necessario fare degli errori. 
Non c’è nulla di cui mi penta particolarmente. Ogni volta che abbiamo scritto degli album abbiamo sempre fatto ciò che sentivamo fosse la cosa migliore in quel momento, e credo non ci sia altro che possiamo fare.
Ci sono molti momenti che vorrei rivivere, perché abbiamo vissuto delle esperienze memorabili come band. Alcuni concerti in particolare, come il primo Glastonbury festival, il primo Jools Holland, la prima volta in Giappone e USA. Sarebbe bello provare quell’esaltazione di nuovo.

Vi siete sentiti sotto pressione dopo il grande successo del primo album?
No, penso sia accaduto l’opposto. Il primo album ci ha dato la licenza di fare qualsiasi cosa volessimo da quel momento in poi. Siamo grati alla forte connessione che si è instaurata tra il pubblico e il primo album, senza la quale non saremmo ancora qui. Credo che il grande successo del primo album abbia portato via la pressione, ciò vuol dire che possiamo fare musica ancora per un po’ e la gente continua a venire ai nostri concerti ed è fantastico.

Pensi che l’industria musicale sia cambiata durante questi dieci anni?
Certo. Lo streaming ha cambiato completamente il modo in cui la gente ascolta la musica. Da un lato è molto positivo. Io uso Spotify tutto il tempo ed è fantastico. È una grande risorsa che abbiamo in tasca e che ci consente di avere accesso a quasi tutta la storia della musica registrata. Di conseguenza è un mondo totalmente diverso, è più difficile guadagnare soldi dalla vendita dei dischi e proprio per questo motivo è più difficile farli. Non hai molti soldi quando vai in studio di registrazione e quindi devi ripensare a come fare, a come investire i soldi che hai. Devi fare molti più concerti e andare in tour più a lungo.

Pensi che la Brexit si ripercuoterà sull’industria musicale in qualche modo?
Penso che la Brexit sia un disastro in generale. L’industria musicale è una delle nostre maggiori esportazioni nel mondo, diffonde la cultura britannica ovunque ed è così dominante. Il problema non riguarda solo noi come band, ma tutta la nostra crew, la gente che vende la nostra musica nel resto d’Europa, la gente che lavora nelle varie location, chi monta le luci e i palchi. È molto importante non perdere tutto ciò. Penso che andare in tour sarà molto più difficile per le band inglesi. Ma chissà cosa accadrà, dobbiamo aspettare e vedere.

So che avete un modo particolare di scrivere le vostre canzoni. Puoi dirmi di più?
Abbiamo lo stesso modo di scrivere canzoni da molto tempo, dal secondo album credo. Ho un piccolo studio molto basic nella mia casa. Ci sediamo al computer e suoniamo le tastiere, suoni davvero semplici, alcuni accordi. Charles scrive i testi e io scrivo le melodie contemporaneamente. Ben presto puoi dire se una canzone funziona oppure no. Di solito scriviamo 50-60 canzoni per un album. Cerchiamo poi di immaginare come suonerebbero quelle canzoni con un’intera band e poi le portiamo in studio. Di solito teniamo molto di ciò che produciamo a casa e poi aggiungiamo le chitarre e la batteria. Charles ha molto talento nello scrivere i testi rapidamente. I suoi testi sono molto onesti, lui scrive con il cuore. Per questo i fans si legano così tanto ad essi, perché parlano di argomenti universali a cui la gente pensa molto.

Quindi non raccontate bugie innocenti nelle vostre canzoni..
Abbiamo scelto questo nome perché suonava bene. I nomi delle band sono solo nomi. Non c’è nessun significato più profondo, sono solo due parole che suonavano bene insieme.

Siete stati paragonati spesso a band come Joy Division e Interpol, ma in passato avete affermato che in realtà non vi hanno influenzato tanto. Quindi sono curiosa di sapere quali band ti piacciono e cosa ascolti di recente.
Penso che il paragone con tutta la scena post-punk degli anni ’80 derivi dalla musica che ascoltavamo quando eravamo teenagers. Ascoltavamo molto gli Interpol, amavamo i loro primi tre dischi, ma ascoltavamo i Talking Heads molto di più. La loro musica era molto seria e riflessiva e penso che abbiamo preso molto in prestito da loro. Abbiamo ascoltato i Joy Division e i New Order molto di più dopo esser stati paragonati a loro e amiamo molto anche la loro musica.
Attualmente non ascolto musica rock, invece ascolto molta musica classica, soprattutto Bach. Lo ascolto sempre e quando ho tempo libero a casa lo suono al piano. È grande, te lo consiglio!

Quali canzoni vi piace suonare di più dal vivo? E quelle che ormai vi annoiano?
Mi piacciono tutte ad essere sincero. Siamo fortunati perché condividiamo i gusti con i fans, spesso le canzoni che vogliamo suonare sono quelle che loro vogliono ascoltare. Cerchiamo di scegliere canzoni da tutti gli album e ottenere un bel mix. Dal nuovo album mi piace suonare in particolare “Kick Me” perché è diversa da tutte le altre, più prog rock e psichedelica per certi aspetti.
Non c’è nessuna canzone che ci annoi perché quando ci annoiano semplicemente le escludiamo dal set. Cambiamo spesso la setlist, stasera suoneremo “The Price Of Love” dal primo album, che non suoniamo da molto tempo.

Progetti per il futuro?
Abbiamo il tour di “To Lose My Life” a fine anno in cui suoneremo l’album per intero. Sarà molto nostalgico. Non suoniamo alcune canzoni da allora, quindi sarà interessante vedere come vengono accolte. 
Poi presumo penseremo ad un nuovo album ad un certo punto, forse l’anno prossimo.

.. e immagino che il titolo sarà “Six”.
Forse si, forse si!

Clicca qui per la versione originale in inglese: http://www.rockon.it/musica/interviste/10-years-after-to-lose-my-life-interview-with-white-lies/

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