El Mundo dei Solidamòr in una stanza. La Home Edition ai tempi del coronavirus

Di Serena Lotti

Ci sono cose nel passato che non abbiamo chiuso mi dice Andrea Ricci, leader e fondatore dei Solidamòr, band milanese con all’attivo diverse produzioni e il cui progetto, tra alti e bassi, continua grazie all’infaticabile verve del frontman, ora impegnato in progetti solisti e paralleli. Quel caro e vecchio ensemble formato da 8 elementi provenienti dalle piu svariate esperienze musicali, ai suoi tempi si proponeva di abbattere le barriere dell’underground pescando a piene mani dall’esperienza punk, ska, e rock con elementi patchankosi e reggae e ficcantissimi, impossibili da concepire in epoca da distanziamento sociale. La musica delle mani addosso, per dirla tutta. Oggi i Solidamor, in tempi di lockdown e di grandi introspezioni sono tornati. Si ma per un giorno solo. Abbiamo parlato con Andrea e ci siamo fatti raccontare il progetto Home Edition di El Mundo, track del primo album della band…e anche qualcosa di più…

Cosa intendi dire quando parli di cose del passato che non hai chiuso?

Ci sono passioni non esaurite, amicizie non estinte, persone che non sentiamo o vediamo più semplicemente perché non ci sono più occasioni o scuse per farlo. Ci sono errori che sappiamo di aver commesso, porte che abbiamo chiuso magari per errore o per paura o semplicemente perché è stato il vento a chiuderle…
Accade, ogni tanto, presi magari dalla malinconia, da qualche sogno o più semplicemente intercettati dal caso, di voltarsi indietro a guardare tutte le cose che sono finite anche se forse non avrebbero “dovuto”, i lutti non elaborati, le cose sfuggite. Ma presi dalla rincorsa del presente, se non addirittura del futuro, non abbiamo modo di afferrare ciò che ormai è indietro, troppo lontano. Specialmente in una città come Milano, specialmente nel 2020, specie per chi viaggia così velocemente sempre in avanti.

E adesso invece ci siamo fermati…

Eh si, poi arriva un virus, una pandemia, un evento eccezionale. Qualcosa che non dipende da una decisione da una scelta, un progetto o una prospettiva.
E il lockdown, questi quasi due mesi di quarantena mi hanno fermato dandomi l’opportunità di guardare bene, con più calma indietro, mettere a fuoco meglio, tendere una mano, afferrare qualcosa che sembrava perso.

E immagino sia venuta anche a te una botta di malinconia. Come hai reagito all’incalzare di tutte queste emozioni contrastanti?

Ho rovistato tra vecchie immagini, sensazioni, ricordi, ed è riaffiorata una musica che aveva preso vita nel 2001, nella cucina di casa dei miei mentre ascoltavo i dibattiti e i servizi televisivi nei giorni successivi all’attentato delle Torri Gemelle.
È stata una sensazione, un’emozione a permettermi di tornare indietro.
Questo sentirmi parte di un insieme, anzi, di più insiemi. Ora come allora. Accendere il computer (all’epoca era la TV) e sentirsi più che mai di una famiglia, di un condominio, dei clienti in coda di un supermercato o di una farmacia. Ti senti parte di un quartiere e di una città, di una regione; ci si sente italiani, europei, abitanti di questo pianeta. Appartenenti al genere umano.
E’ buffo sentir parlare di “distanza sociale” proprio in un momento in cui ci si sente così fortemente parte di un “noi”, in cui i propri comportamenti sono condizionati (o almeno dovrebbero) da qualcosa che va oltre te, dal tuo privato. E le emozioni non sono poi tante e anche se a volte il linguaggio è impreciso o, quanto meno equivoco (ad esempio ora forse sarebbe più chiaro parlare di distanza fisica più che sociale) le parole chiudono in sé la realtà, la sostanza. E la parola “noi” io l’ho sentita anche in altri momenti, in altri ambiti.
Uno di questi è stato quando suonavo con i Solidamòr, con il “mio” gruppo. Alla tromba Stefano Iascone (Cacao Mental), alla chitarra Diego Asuni (Boxedsoul), alle tastiere Francesco Vernillo (Raduno), al trombone Massimo Piredda (Antani Project),  percussioni Luca Canali, alla batteria Massimo Ielmini e al basso Fabio Del Torchio.

E qui hai deciso di riunire la band da remoto per una home edition di El Mundo…molti di questi ex componenti oggi sono in altri progetti musicali. Vedi Cacao Mental, Raduno, Boxedsoul…
Si…proprio così…mi sono ritrovato dove ero già passato, a provare le stesse emozioni, a pensare le stesse cose e a sentire il bisogno di condividerle con le stesse persone.
E allora ho chiesto ai miei vecchi compagni di ventura di suonare ancora una volta con me una canzone che nel passato era un ectoplasma, la ghost track del nostro primo disco, per (ri)darle insieme vita.
Tutti gli amici hanno risposto subito e con entusiasmo all’appello.
Del resto anche loro stanno vivendo la stessa situazione! Anche loro hanno fermato (purtroppo per molti versi) la loro (rin)corsa quotidiana. La melodia e l’armonia sono le stesse, sono le stesse corde a vibrare, ma il testo ho voluto riscriverlo. Per ancorarla nel presente, perché avesse un senso non solo “nostro” emotivo, emozionale ed estendere il “noi” anche a chi non la conosceva fino a oggi. Perché ancora un domani possa essere ricordata magari tornando ad essere ancora una volta una sorpresa arrivata dal passato.

Andrea, dacci la tua personale visione del new normal di domani…
Riguardo al futuro? E’ difficile fare previsioni, non sappiamo neanche cosa potremo fare tra una settimana…ma ho scritto una canzone tanto tempa fa Pensierisenzavirgole che faceva “Non mi resta che restare qui, a non rifletterci, tanto il mondo pesa come me, mi risveglio nel disordine, urto uno spigolo, è’ che stavo per arrendermi…” Ecco, non arrendiamoci.

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About the author

Serena Lotti

Serena Lotti

Milanese, soffro di disordini musicali e morbosità compulsiva verso qualsiasi forma artistica. Cerco insieme il contrasto e il suo opposto e sono attratta da tutto quello che ha in se follia e inquietudine. Incredibilmente entusiasta della vita, con quell’attitudine schizofrenica che mi contraddistingue, amo le persone, ascoltare storie e cercare la via verso l’infinito, ma senza esagerare. In fondo un grande uomo una volta ha detto “Ognuno ha l’infinito che si merita”.

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