Dave Gahan (Depeche Mode): “La rockstar è per definizione una figura ridicola”

Il nuovo album, Delta Machine, è uscito in queste ore. Il tour mondiale li porterà anche a Milano e Roma il 18 e 20 luglio (biglietti in vendita su TicketOne). E lui, Dave Gahan, frontman dell’ultima grande band anni ‘80, si sta già preparando, fisicamente e spiritualmente. Come ha raccontato in un’intervista esclusiva all’edizione italiana di Rolling Stone, in edicola dal 29 marzo.

Dave Gahan dice che questo nuovo dei Depeche Mode è un disco “proprio come si deve”. Ora però non vede l’ora di iniziare le prove del tour e riunirsi a Martin Gore e ad Andrew “Fletch” Fletcher. A maggio Dave compirà 51 anni, e dunque si sta allenando. “Un po’ per vanità, un po’ perché quando faccio esercizio è tutto più pulito e vengono fuori cose migliori”: cardio la mattina e dopo pranzo un paio d’ore nel suo studio per riscaldare la voce, questa volta non vuole avere i problemi fisici e vocali che ha avuto durante il Tour of the Universe nel 2009/2010.

Avete sempre parlato di ricerca personale, adesso sembra che abbiate raggiunto alcuni punti fermi. Come si fa a parlare di queste cose e non suonare New Age, o come se foste appena usciti da una seduta dei Narcotici Anonimi?
“Lo so, è facile sembrare ridicoli. Io cerco sempre di essere sincero, a volte persino troppo, e so che qualche volta può apparire sdolcinato o banale. Ma questo è il gioco che abbiamo scelto di giocare, si chiama rock&roll, ed è soprattutto entertainment. Arriviamo sul palco e quello che vogliamo è divertirti, coinvolgerti, farti sentire parte di qualcosa. La rockstar è per definizione una figura ridicola: la differenza rispetto al passato – per me, ora che ho alle spalle tanti anni di lavoro – è che adesso lo so. Salgo sul palco e sono consapevole del fatto che sto giocando con me stesso: divento una caricatura, un cartone animato. Ma al tempo stesso prendo molto sul serio quel personaggio che porto in scena”.

Il problema casomai è dopo, nel ritrovare se stessi.
“È esattamente così che vanno le cose in tour: quei 18 mesi lontano dalla vita reale rischiano di isolarti troppo, di farti entrare troppo in quel personaggio. Adesso riesco a mantenere il controllo, ma tra il 1989 e il 1996 ero completamente perso in quel personaggio. E allora droghe, alcol… Ho dei ricordi molto confusi di quei 10 anni, sia sul palco che fuori”.

Negli ultimi anni, a volte è sembrato che voleste deliberatamente eliminare il personaggio.
“Anni fa c’è stato un momento in cui non c’era giorno in cui non venisse annunciata la nascita di una nuova band destinata a un futuro radioso… Tipo i Coldplay, hai presente? È stato il primo esempio di come la diffusione dell’informazione ha contagiato anche il mondo dello spettacolo: non ci sono più confini, ma non c’è neanche più differenziazione. Tutti sono ugualmente parte della “celebrity culture”. Ci eravamo un po’ stancati di quell’aspetto, così abbiamo deciso di provare a non utilizzare la nostra immagine, per una volta. Quando dico che i Depeche Mode sono una strana creatura, è anche perché non abbiamo mai fatto nulla per ingraziarci deliberatamente i favori del pubblico o la stima di una casa discografica. Forse è per quello che siamo ancora qui”.

A parte i temi, questo disco è anche più lento, meno pop e meno dance dei precedenti. Come la metterete col pubblico che verrà a vedervi negli stadi?
“Mi piace muovermi, ballare, ed è importante che nello show ci sia quell’elemento. Questo nuovo disco è tutto rivolto all’interiorità: come ci fosse stata stata un’esplosione, che poi è stata riassorbita”.

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