Arte in Fermento: intervista a MORGAN

Intervista di Francesco Galimberti | Foto di Andrea Ripamonti
A cura di Serena Lotti

Nella bellissima atmosfera del castello di Urgnano ieri sera abbiamo vissuto un’esperienza unica nel suo genere in occasione del Fermento Festival di cui vi avevano già parlato qualche giorno fa. Per la serata d’apertura di ieri l’evento ha visto la presenza dell’eclettico MORGAN, per una performance dal vivo con il progetto BIOELECTRIC TOUR insieme al polistrumentista Daniele Depuis in arte MEGAHERTZ accompagnato dai THE WHITE DUKE. Morgan, reduce dal successo di The Voice sta girando in lungo e il largo lo stivale portando ovunque spettacoli di indiscussa qualità artistica riscuotendo successi e altissimi consensi dalla critica. Noi lo abbiamo incontrato qualche giorno prima del live ed abbiamo fatto quattro chiacchere con lui…

Ciao Morgan. Ci piacerebbe parlare con te del concerto che terrai venerdì presso il Castello di Urgnano, in provincia di Bergamo, in occasione del Fermento Festival. Tu suoni molti strumenti sul palco. C’è una logica, anche solo in rapporto ai brani, per cui opti per uno strumento o per l’altro o ti lasci guidare? Io sono un bassista come te e sono davvero curioso di sapere se suonerai il basso durante il live…
Sono molto felice nel sentire che che ci sono persone che apprezzano determinate cose. Solo perché tu apprezzi il fatto che io suoni il basso, lo farò, anzi farò un siparietto solo per te, direi almeno due pezzi, ma forse anche di più! In genere mi baso sull’estemporaneità della serata e su come risponde il pubblico. Gli strumenti che ho a disposizione sono il basso, la chitarra acustica ed elettrica, le tastiere elettroniche, il pianoforte acustico, l’apparato digitale dei sequencer e la mia voce. Questa è la mia valigia di attrezzi che sul palco tiro fuori e gestisco, improvvisando. Credimi…ci sono sono serate in cui non mi capita affatto di suonare il basso e al contrario live in cui lo suono quasi interamente.

Morgan & Megahertz feat the White Dukes

Sai che il Festival in questione si chiama Fermento? Io penso che non esista un artista migliore di te in grado di incarnare il senso profondo di questa parola.
La parola fermento ha svariati significati e contiene molti riferimenti che vanno ben oltre il suo significato etimologico. Suggerisce poeticamente “il momento della fermezza” oppure restituisce il significato fortissimo del “lavoro”, l’arte non che è una società in fermento, l’arte è lavoro, è la produzione di opere. La produzione artistica non è che il prodotto dell’operaio, dell’uomo. L’arte deve essere sganciata dal suo significato comune di “produzione di opere artistiche”. L’arte è dappertutto, nelle cose comuni che fanno parte della nostra vita quotidiana, risiede negli oggetti di tutti i giorni, anche quelli più banali, ed ogni oggetto è stato prodotto almeno dalla mente di un artista. Pensiamo banalmente al petrolio o alla benzina, c’è dietro qualcuno che dovrà promuovere quel prodotto, valorizzarlo attaverso uno spot pubblicitario. Ed è qui che entrano in scena gli artisti che dovranno realizzarne il logo o una scatola, un’etichetta…quindi l’artista è il centro della produzione. Ed ecco perchè la parola fermento significa produzione, movimento ed opera continua, del mondo, della civiltà, della società nel tempo. L’artista è sfruttato perchè è buono, non pensa al denaro, vive interamente dentro le sue idee e nella sua creatività, e sogna. Come diceva Leonardo…se una cosa la puoi sognare la puoi anche realizzare…Ora nell’era digitale ed in totale assenza di privacy l’artista è controllabile e maggiormente esposto allo sfruttamento. Multinazionali che abusano degli artisti senza che essi se ne accorgano, senza pagarli, senza tributare loro la giusta lode e il merito. Riportare l’artista ad una dimensione produttiva secondo me lo riporta alla concretezza, una concretezza organizzabile sindacabilmente, una concretezza che deve diventare protesta. Gli artisti devono tornare in piazza.

Penso al fatto che i tuoi concerti vengono sempre organizzati in posti bellissimi e magici, oltre alla location di Urgnano mi riferisco al suggestivo castello di Codroipo.
Io voglio assolutamente stare a contatto con la bellezza del nostro territorio e ricordare a tutti che il nostro paese è quello nel quale si trovano le cose più belle del mondo (ma non è certo il più ricco del mondo e questo perchè in fondo c’è una profonda e generalizzata difficoltà nel riconoscerle quelle cose belle). L’arte è arte solo se la riconosci. Io sono rimasto molto deluso da quello che è accaduto sui social intorno alle mie questioni personali legate alla mia casa, gli italiani non sanno riconoscere nè l’arte nè tantomeno l’artista che ha creato una determinata opera. Non dimentichiamoci che l’artista è ben più importante dell’opera che ha creato, se all’artista viene tolto il luogo e gli strumenti necessari alla produzione creativa non potrà creare, produrre. Questo è debilitare, disattivare un artista, questo è azzerare le sue opere e cancellare la possibilità che in futuro le sue creazioni possano esistere. Questo è, a mio avviso, gravissimo , ma diventa terribile solo nel momento in cui viene riconosciuta la grandezza dell’artista e l’importanza sociale dele sue opere. Questo significa interrompere una sorta di catena le cui conseguenze non ricadono solo sull’artista ma su tuti coloro i quali lavorano con lui. Se parliamo di produttività non possiamo quindi non parlare degli artisti, siamo macchine a propulsione energetica, siamo un’industria , siamo una miniera e quello che creiamo è a disposizione e uso di tutti. Banalizzare e mancare di rispetto ad un artista è un peccato mortale, è un sacrilegio.

Morgan & Megahertz feat the White Dukes

Io penso a questo punto che tu ti riferisca al commento di Renato Garbo sulla tua pagina Facebook…
Io comprendo e capisco Renato Garbo, il suo commento è frutto di un’infelicita latente. Ad ogni modo lui, nonostante i commenti che ha fatto su di me, è un artista e come tale deve essere tutelato, rispettato e protetto. Il problema sono quelli che quando parlano del mio sfratto lo equiparano allo sfratto di una famiglia. Non è la stessa cosa, non è certo una questione umana o di pietà, io non sto certo parlando e pretendendo di accampare privilegi a vantaggio degli artisti. Io parlo di quanto danno questo arrecherebbe a livello globale. La famosa catena…a me sono legate altre persone, altre famiglie. Ti faccio un esempio. Quando io creo una base musicale di un minuto e quaranta per un cantante che deve esibirsi in un talent devo innanzitutto crearla nella mia testa, basandomi su quello che è il mio bagaglio culturale, la mia ricerca, devo poi attivare uno studio di registrazione, coinvolgere il direttore artistico della trasmissione e dei musicisti. Poi tutto, da me, verrà passato all’ufficio della produzione che dovrà masterizzare il brano per la trasmissione televisiva durante la quale, in diretta, verranno coinvolti attivamente centinaia di tecnici e operatori, dal parrucchiere all’elettricista, i quali lavoreranno intorno a quel minuto e quaranta che a sua volta attiverà degli sponsor e poi di conseguenza la realizzazione di un disco. E qui verranno poi chiamati in causa i discografici e a sua volta una rete distributiva nei negozi, in tutta Italia. Ti rendi conto intorno ad una cazzo di canzone di un minuto e quaranta quante migliaia di persone e quante migliaia di euro ci sono attaccate? Io non faccio la base di un minuto e quaranta dunque. Tolgo lavoro a tutta questa gente. Questo è motivo per il quale io non voglio che mi strappino da sotto il naso il mio posto di lavoro, è troppo grave. Ma questo non viene compreso. Si torna sempre alla storia del lavoratore sfrattato. Ma non dimentichiamoci che l’artista realizza opere fatte e finite, non fa parte di una catena di montaggio. E’ proprio un altro concetto. L’Italia è pervasa dall’ignoranza, apriamo gli occhi. Negli anni 70 non era così, eravamo allora molto più evoluti di quanto non lo siamo oggi. Pensiamo allo stato in cui versa il cinema e la musica italiana. Io attualmente sto scrivendo una lettera al Ministro dei Beni Culturali finalizzata alla modifica di una legge di governo. Io chiedo che venga salvaguardata la casa di un artista nell’ottica di salvaguardare l’arte tutta. Questo significherebbe un passo avanti in termini di civiltà e tutela dell’arte che ci farebbe ammirare da tutta Europa. Una nazione che si propone di salvare la casa di un artista in vita, non morto, e riconosce in vita il patrimonio culturale dello stesso. L’artista vivo è fermento, tutelare l’artista morto è importante, ma è putrefazione, contro la vita. Mantenere in vita una cosa che è già in vita è quanto di più naturale e logico possa esserci, oltre al fatto che è molto meno dispendioso. Quando una cosa è morta va conservata come meglio si può ma quando è viva è potenzialmente tutto. Questo per me deve essere tradotto in legge. È avvilente perchè io sto conducendo una battaglia il cui senso resta assurdamente incompreso agli artisti, nonostante io stia lottando anche per loro.

Morgan & Megahertz feat the White Dukes

Morgan, molti artisti preparano i pezzi con il loro commercialista diciamoci la verità. Tu cosa ne pensi?
Molti miei colleghi pensano solo a quale posizione ricoprono in classifica o se il loro conto è in rosso o meno e non si preoccupano d’altro, nonostante poi vadano a suonare sul palco travestiti da Che Guevara. Sono abituati bene e non hanno mai avuto batoste, fortunati loro. Questo non significa che anche loro non debbano essere chiamati artisti, dopotutto l’artista non è ne buono ne cattivo, ne onesto ne disonesto. L’artista vive e si muove dentro un’altra dimensione, l’artista crea materia prima, crea valore per la civiltà. È quindi necessario sganciarsi dalle idee moralistiche, giudicando gli artisti sulla base del loro comportamento. A me non interessa se Beethoven fosse o meno una brava persona. Penso solo al fatto che ha creato quella musica su cui si basa tutto il continente occidentale.

In un’intervista di un anno fa hai dichiarato che la musica non è mai stata così bassa come oggi. Sei tornato in Rai ed hai lavorato con Elettra Lamborghini, Gue Pequeno, Gigi D’Alessio. Presumo la situazione sia la stessa.
Quello che è accaduto nel 2010 mi ha danneggiato molto, ed è innegabile, ho perso credibilità. Io sono sempre io, non sono mai cambiato. La mia forza, la mia passione ed il mio impegno sono sempre quelli. Il problema è la percezione. Quando si fa di tutto per screditare l’immagine di un artista con notizie false e con costruzioni distorte per mettere in cattiva luce l’artista stesso, alla fine si riesce nell’intento. L’artista non è intoccabile nè marmoreo, siamo persone normali, con le nostre fragilità e i nostri punti deboli.

Morgan & Megahertz feat the White Dukes

So che non hai avuto una vita facile e so che hai affrontato momenti duri, anche durante l’adolescenza, questo i più non lo sanno e spesso passa un’immagine di te che non è certamente quella autentica. Di recente io ho subito un furto ed ho vissuto sulla mia pelle il dolore di perdere oggetti cari e preziosi o peggio vederli distrutti, quindi non posso non capire quanta sofferenza ti stia causando questa questione legata allo sfratto…
La distruzione dei miei oggetti è la perdita di cose che potevano essere visitate, usate e messe a disposizione ad esempio delle scuole. Io non sono particolarmente legato agli oggetti materiali ma penso a quegli oggetti di mia proprietà come patrimoni culturali che potevano essere messi a disposizione di tutti.

Tornando alla musica, io adoro il fatto che tu spesso ti diletti a creare e realizzare cover…
Io mi diverto tantissimo a farlo ma voglio confessarti che lo faccio solo perchè mi piace davvero farlo…dietro non ci sono fasi preparatorie complicate o arrangiamenti arzigogolati, anzi. Lo faccio perchè a volte mi fermo e penso…come faceva quel pezzo lì?

Parliamo del concerto al Fermento Festival. Bioelectric Tour, Megahertz e the White Dukes. Dicci qualcosa di più…
Suoneremo molti pezzi di David Bowie, io racconterò la mia versione di Bowie e di cosa lui rappresenta per me. È una cosa che ho già fatto per lo speciale che è andato in onda sulla RAI e diciamo che questo festival mi darà la possibilità di completare questo percorso che per motivi televisivi e tecnici non è stato interamente raccontato. Se volete sapere quindi cosa Bowie è per me e che cosa rappresenta per il mondo della musica venite al concerto e vi racconterò, tra dialoghi e cover, chi è questo grande artista e quello che è stato il suo ruolo come musicista, non come attore istrionico o artista eclettico, aggettivi che spesso sentiamo affibbiare a Bowie. Io parlerò del Bowie musicista, cantautore e letterato, che è quello su cui dobbiamo posare la nostra attenzione. Quale è la sua importanza, come si identifica, quanto innovativo è stato per la musica, cosa ha inventato e cosa ci ha lasciato in eredità. Non è la maschera, non è il teatro. E ben altro.

Morgan & Megahertz feat the White Dukes

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