Prossimi Eventi

INTERPOL
15 Aprile - MESTRE (VE) (PalaSport) - € 21,00
16 Aprile - FIRENZE (Saschall) - € 21,00
17 Aprile - NONANTOLA (MO) (Vox Club) - € 21,00
BLOOD BROTHERS
15 Aprile - AZZANO S.PAOLO (BG) (ZeroMusic Club)
16 Aprile - BOLOGNA (Covo)
17 Aprile - TORINO (Antidox) - € 8,00
INTERPOL
+ Spoon
Interpol è il suono della new wave newyorkese 25 anni dopo i Television, gli Smiths e i Joy Division. E’ la band voluta da Paul Banks (chitarra, voce), Daniel Kessler (chitarra), Carlos D. (basso) e Sam Fogarino (batteria). Attivi fin dal 1998, negli ultimi anni dello scorso millennio pubblicano 2 ep (uno dei quali per l’etichetta inglese Chemikal Underground, quella dei Mogwai). Ma è solo con l’arrivo nell’organico di Sam Fogarino che la band newyorkese inizia ad avere riscontro non solo a New York ma anche oltreoceano, tanto che nel 2001 il gruppo è in tour in Inghilterra e viene ospitato nella mitica trasmissione di John Peel, oltre che essere segnalato, su NME, come una delle più interessanti realtà emergenti, accanto a gruppi come gli Strokes, Moldy Peaches e ARE Weapons, ovvero il meglio della scena emergente newyorkese.
Il loro suono è facilmente riconducibile a una visione dark e malinconica del british pop degli anni 80, in particolare quello degli indimenticabili Joy Division di Ian Curtis e dei Cure di Robert Smith. Questo non vuol dire che il gruppo sia una clonazione o solo “derivativo” di quei suoni. Il suono “wave” è impreziosito da arrangiamenti e pattern d’atmosfera che rendono il suono finale “acquatico”. E poi c’è il songwriting. Ficcante come quello di un genio della canzone come Morrissey degli Smiths.Nel novembre del 2001 la band, dopo aver suonato in giro per il mondo, entra in studio per registrare il suo disco d’esordio. L’album, registrato da Peter Katis (Mercury Rev) e Gareth Jones (Depeche Mode, Nick Cave & the Bad Seeds, Clinic) si intitola “Turn On The Bright Lights” e conferma quanto già sentito nei due Ep che lo hanno preceduto: gli Interpol sono una band di “americani che suonano come degli inglesi", affascinati dalla new wave britannica degli anni Ottanta. Ma loro, al marchio di band “new wave of the new wave” non ci stanno. “La nostra musica”, dice Sam, il batterista, “ha anche un lato cinematografico. E’ quello il nostro terreno comune, ancor più della musica, campo nel quale le influenze sono molto diverse per ciascuno. Sentiamo una comune affinità con determinati film, determinate atmosfere e anche con certa letteratura. E’ questo influenza quello che facciamo… Molto di più di qualsiasi canzone dei Cure". Ora, due anni dopo, tornano con un nuovo album dal titolo “Antics”, (prodotto da Peter Katis che aveva già prodotto “Turn on the Bright Lights”), confermandosi una delle migliori band approdate da oltreoceano. Antics ha un’apertura quasi solenne, religiosa, contemplativa che ci conduce tra i successivi brani, maestosi, dark, un po’ post punk, e che ritornano a sottolineare la credibilità della band, consapevole della propria musica e, proprio per questo, consapevole di chi, prima di loro, ha fatto la storia.
Discografia
“Turn on the Bright Lights” – 2002
“Antics” – 2004
Sito www.interpolny.com
VENERDI’ 15 APRILE 2005
MESTRE (VE) – PalaSport Taliercio
Info-line 0422-841052
CIRCOLO ARCI – ingresso riservato soci (possibilità di tesseramento in loco)
prezzo del biglietto € 21,00 + 15% diritti di prevendita
SABATO’ 16 APRILE 2005
FIRENZE – SASCHALL
Lungarno Aldo Moro, Info-line 055-2638894
prezzo del biglietto € 21,00 + 15% diritti di prevendita
SABATO 17 APRILE 2005
NONANTOLA (MO) – VOX CLUB
Viale Vittorio Veneto, 13 Info-line 059-361116 – 059-546979
prezzo del biglietto € 21,00 + 15% diritti di prevendita
LOW
+ Doves
Mimi Parker plays drums and sings // Zak Sally plays bass // Alan Sparhawk plays guitar and sings.
Alan Sparhawk rarely uses foul language, preferring the less alarming modifier "stinkin'" to a more common, sharper word that begins with an F. Mimi Parker swears even less often, and since she provides the otherworldly female voice in Low's songs, that fact might prevent fans from getting a potentially jarring shock. Zak Sally, the poker-faced backbone, couldn't be described as chatty-nor would he want to be. For a decade now, the trio has been building music that rewards listeners that meet it halfway—unassuming, often quiet, slow songs that reveal the world when paid the close attention they deserve.The idea, all that time ago, was to play as slowly and quietly as possible, but over ten years and seven albums Low has evolved from the lonely, reverb-drenched debut album that, confusingly, found them fans in Goth circles (I Could Live In Hope) to a heart-wrenchingly sad, naked album with a 15-minute burst of noise (The Curtain Hits The Cast) to a breathtaking trio of full-lengths (Secret Name, Thing We Lost in the Fire, and Trust) for Chicago indie-label Kranky on which they broke their own early rules by flirting with lushness, with loudness, and with more traditional (read: quicker) song structure. Throughout that evolution, Low never made what could be called, even by the loosest standards, a Rock Record. But if Sparhawk, as the de facto spokesman, were the type to get terse with invisible critics or people who dismiss Low as some kind of one-note slowcore band, he might say of his band's seventh album (and first for Sub Pop) The Great Destroyer, "You want a rock record? Here's your stinkin' rock record."He wouldn't be entirely right-this is still a Low album, and shares almost nothing musically with The Great Destroyer by Boston-based black metal band Cruelty Divine. But it is without a doubt Low's most brisk album yet, and shifts moods so effortlessly and so often that it could throw longtime fans for a neck-spinning loop. The band that once spent an inordinate amount of time making sure their live vocals were sufficiently echoey (for maximum slow-mo effect) have traveled to their own version of a "fast" album which, while still decidedly snail-like compared to, say, Slayer, is no less passionate. Check out this lyric, from "Just Stand Back": "It's a hit / It's got soul / Steal the show / With your rock 'n' roll." Take that, sadcore.With help from ace producer David Fridmann (who helped orchestrate lush turns by The Flaming Lips and Mercury Rev), Low tugs and prods at its own definition. The melancholy of old gets replaced by bits of fuzz, dirt, and darkness: "Monkey" announces The Great Destroyer's departure from convention, its darkness offset by the bright, uptempo beauty of "California," a song so sonically optimistic the Low of 1994 might retreat into a corner if they heard it. And it keeps on like that-unrelenting, audacious, something like brave: The folky simplicity of "When I Go Deaf" knocks its own ears off at the three-minute mark with a burst of guitar noise, "Silver Rider" marks another notch in the great canon of Low's "la la la" songs, "Step" incorporates handclaps, fuzzy bass, and...is that a guitar solo?The Great Destroyer will topple your ability to be complacent about Low and to waste time with sidelong simplifications (yes: married, Mormon, parents, Duluth, slow, sad). This time, they're not politely asking for your attention, they're letting a dynamic, straightforward, naked, and beautiful album loose on the world to just take it. Give it a stinkin' listen, won't you?
Josh Modell, Milwaukee, Sept. 2004
MERCOLEDI’ 20 APRILE 2005
MILANO – ROLLING STONE
C.so XXII Marzo, Info-line 0434-208631
Prezzi dei biglietti
prezzo del biglietto € 18,00 + 15% diritti di prevendita
FEIST
+ Jesse Harris
Leslie Feist ha solo 28 anni ma in 10 anni, da quando ha iniziato la propria carriera nientemeno che a supporto dei Ramones, il suo stile è variato così tanto da spiazzare i suoi stessi fans. Il suo primo disco ufficiale, "Let it die", è stato prodotto da Chilly Gonzales e Renauld Letang ed esce quest'anno. Canzoni semplici ma con una melodia inconfondibile, grazie alla costante presenza delle chitarre acustiche e, su tutto, la voce di Leslie. Curioso il modo in cui nasce il suo primo gruppo, i "Broken Social Scene": "Durante l'inverno del 2001 - spiega Leslie - io ed alcuni vecchi amici non sapevamo come far passare al meglio il duro inverno canadese. Così ci siamo riuniti per dare vita ad un gruppo e abbiamo deciso di scrivere canzoni in quell'arco di tempo".
Nell'inverno 2002/03 sono già in tour in tutta Europa, con Chilly Gonzales, ed è proprio assieme a lui che Leslie inizia a registrare alcune demo autoprodotte (The Red Demos), oltre alla collaborazione parigina con Renaud Letang (Manu Chao). "Il passo successivo è stato scrivere canzoni assieme e reinterpretare alcune cover che amavamo. Il prodotto di questo lavoro ritorna anche in Let it die".
Let It Die è folk ("Gatekeeper" e "Mushaboom", e quest'ultima a tratti sembra una canzone di Joni Mitchell), è soul ("Let It Die"), è la disco degli anni 80 ("One Evening" ed una cover dei Bee Gees, "Inside And Out"), è jazz ("Leisure Suite"), è gospel con ritmi tribali ("When I Was A Young Girl"), è pop ("Secret Heart", cover di Ron Sexsmith). Ciò nonostante, non si avverte la sensazione di eterogeneità che potrebbe scaturire dall'ascolto di questo miscuglio di generi, perché le sonorità, così come l'impostazione della voce, sono il denominatore comune di tutte le canzoni. Già collaboratrice di Gonzales, Peaches e By Divine Right, vocalist dei Placebo ed poi dei Broken Social Scene, Feist dimostra di saper produrre musica con una personalità ben definita, e non una copia o un (naturale?) proseguimento del suo lavoro insieme ai gruppi già affermati in cui ha partecipato.
22 APRILE 2005
RONCADE (TV) – NEW AGE CLUB
23 APRILE 2005
RIMINI – VELVET
prezzo del biglietto € 12,00 + 15% diritti di prevendita
24 APRILE 2005
ROMA – CIRCOLO DEGLI ARTISTI
prezzo del biglietto € 8,00 + 15% diritti di prevendita
26 APRILE 2005
MILANO
– TRANSILVANIA LIVE
BLOC PARTY
I Bloc Party sono un gruppo di ragazzi non particolarmente “straordinari”, cresciuti con la cultura rock e pop degli anni compresi tra il 1976 ed oggi.
I quattro inglesini, originari del sud di Londra, come tutte le band agli esordi, nella loro cantina, hanno provato e riprovato brani di Pixies, The Cure, The Smiths, New Order, Sonic Youth e tutta la musica british post-punk. Fortunatamente non arenadosi alla semplice emulazione, hanno sviluppato un loro suono che li ha portati a produrre il primo EP “Banquet”, fino ad arrivare all’attesissimo “Silent Alarm”, uscito i primi mesi del 2005.
Kele Okereke - Voce e chitarra –, Russell Lissack - Chitarra –, Gordon Moakes – Basso e voce – e Matt Tong - Batteria – giovanissimi (la media è di 24 anni) voraci di musica, curiosi al punto da essere “informati” (come loro stessi dicono) su Neil Young, ma anche su Supertramp, Gang of Four e i Dinosaur Jr., senza dimenticare i Black Sabbath.
Prima si chiamavano Angel Range e successivamente Union.
Una volta deciso che il nome del gruppo doveva essere Bloc Party, dopo aver accumulato un po’ di materiale e definita la line up, Kele (che ha cominciato a suonare la chitarra nel momento i cui le sue mani erano grandi abbastanza), manda un demo ai Franz Ferdinand che, a sorpresa, li invitano a suonare come supporter al Domino Tenth Anniversary.
Tutti (tra gli altri NME che li adora) parlano di loro e sicuramente sono uno dei ruppi più chiacchierati dell’anno. Tutti li paragonano ai Rapture, tranne che per i loro natali british, anche se rispetto ai newyorkesi si distaccano dall’elettronica in chiave house, e si affidano a chitarre precise millimetricamente e la batteria che calza la battuta anche quando si fa disarticolata.
“SILENT ALARM” ha un suono a metà tra suoni grezzi e strutture pop.
Il basso di Gordon Moake è sismico, Kele Okereke mostra controllo e intenti chiari in un ambiente di furia e emozione pura. “She is Hearing Voices” per esempio è una canzone furiosa. Russell Lissack dà un’altra dimensione ad ogni canzone con la sua tecnica e il suo talento di chitarrista.
“Banquet” è proprio un evento musicale. La velocità di Kele la trasforma da canzone in un inno potentissimo, coperto e scandito dalla batteria incredibile di Matt Tong. “This Modern Love” è una canzone costituita da liquido dorato.
Il futuro non può essere che radioso per i Bloc Party!
LUNEDI’ 25 APRILE 2005
MILANO – TRANSILVANIA
Via Paravia, 59 Info-line 0434-208631
prezzo del biglietto € 13,00 + 15% diritti di prevendita
RUFUS WAINWRIGHT
IDi recente Rufus Wainwright ha parlato delle canzoni presenti sul suo terzo album, “Want One” (DreamWorks Records), pubblicato il 23 settembre 2003, prodotto da Marius deVries (Björk, Massive Attack, Madonna, David Bowie).
“Oh What A World”: ho scritto questo pezzo mentre ero in treno da Parigi a Londra, durante la parte finale del tour di Poses, e mi sentivo davvero confuso. Si tratta di uno sguardo sul mondo e sulla possibilità di vedere veramente quello che vi si trova, senza sentimenti positivi o negativi, ma solo con una sensazione di distacco. Ero in cerca di una specie di mantra – del tipo ‘anche se il mondo è uno strano posto, io sono ancora sul mio treno, ho pagato il mio biglietto e ad un certo punto mi porterà a destinazione’. Ci sono parecchi treni su quest’album.
“I Don’t Know What It Is”: quando mi sono venute fuori le frasi “non so di cosa si tratti, ma devo farlo/non so dove andare, ma ci devo arrivare” mi trovavo ad una festa in onore degli Strokes, a New York. C’era questo forte senso di “non sappiamo bene che cosa stia succedendo o che cosa sia cool o meno, ma sappiamo che si trova da queste parti, in questa stanza.” E’ stata questa vaga confusione e tutta questa gente che annusava l’odore del sangue a provocare queste sensazioni… Non che il party fosse brutto o che gli Strokes non mi piacciano: penso solo che ci sia un bel po’ di confusione nel mondo della musica in questo momento. Poi, in un secondo tempo, ho capito che il pezzo era molto personale. Non sapevo dove mi trovassi e non sapevo nemmeno di essermi perso. Il party non c’entrava niente; qui si trattava di cercare. Cercare qualcosa senza sapere cosa. Riecco il motivo del treno di cui parlavo prima: essere sul treno e muoversi verso l’oblio o verso la salvezza – cercando di aggrapparsi alla vita adorata. Questa canzone è venuta giù dal cielo, perché appena dopo averla scritta ho deciso di piantarla lì.
“Vicious World”: questa l’avevo scritta pensando ad una roba rock arrabbiatissima – avrebbe dovuto essere cantata a squarciagola e la parte del piano sarebbe stata molto vistosa e complicata. Ma quando poi sono entrato in studio e ho cominciato a dargli una limata, mi sono accorto che non funzionava più. Ho capito che avrei dovuto avvicinarmi in un modo diverso ed ho trovato quel suono Fender Rhodes che cercavo, così l’ho cantata tranquillamente ed ho aggiunto delle armonie. E in qualche modo la canzone ha catturato la parte dolce della tristezza. E’ uno di quei brani allegri/tristi o, come direbbe mio padre, un “blues allegro”. Effettivamente suona come una cosa gioiosa, ma le parole sono così negative che la combinazione dei due opposti l’ha fatta funzionare.
“Movies Of Myself”: Tratta di un tizio. Dietro ad ogni mio disco c’è un tizio. E molti dei testi parlano di lui, ma alcuni mesi dopo averli scritti, ho capito che non avevano proprio niente a che fare con il tipo in questione; la canzone parla della possibilità di conoscere il risultato finale di ogni situazione in cui ci si trova, di riuscire a giocare mentalmente con le varie chance per vedere cosa accadrà prima che accada. In effetti, parla della dipendenza e del fatto di sapere bene come tutto andrà a finire. In quell’ottica, si può dire che è come guardare un film su se stessi – e ad un certo punto se ne vorrebbe uscire.
“Pretty Things”: questa mi è venuta in mente mentre ascoltavo Cole Porter. E’ molto importante perché ci tenevo a mantenere un aspetto moderno del lieder in versione solo voce e piano. Voglio che questo sia uno dei pilastri della mia carriera. Sono stato molto influenzato da Schubert. Qualcuno ha detto che c’è più bellezza e significato in due battute di un lieder di Schubert che in un’opera di quattro ore. Abbiamo decisamente bisogno di un break a quel punto del disco.
“Go Or Go Ahead”: “In Xanadu did Kublai Khan a stately pleasure dome decree … ” Sono un po’ nervoso a dover parlare di questo pezzo. E’ stata scritta un paio di anni fa durante un orribile, spaventoso botto di droga. Il testo mi arrivò con una furia inarrestabile. Ero distrutto e ho dovuto ricorrere a delle metafore mitologiche per riuscire ad esprimere le mie sensazioni. E’ stato un autentico momento alla Rimbaud per me. Si trattava di guardare in faccia la dipendenza o di guardare in faccia la persona che ero diventato. Parla di me e della mia lotta per la vita perché, a quel punto, era diventata una vera e propria battaglia. Le voci nel ritornello sono come le Furie; questa canzone è la mia “ascesa di Orfeo”.
“Vibrate”: In ogni dramma di Shakespeare dopo un momento tragico arriva un momento di frivolezza. Ci sono momenti leggeri in questo pezzo ma è anche una canzone triste. Si potrebbe dire che è la parte divertente della stessa situazione di cui tratta “Go Or Go Ahead”, un altro elemento della distruzione.
“14th Street”: adoro questa canzone perché parla di un ritorno trionfale, di quando sono tornato a casa e di quando gli irraggiungibili amanti che mi hanno fottuto nel primo tempo vengono perdonati, idealizzati e poi sistemati sullo scaffale come fossero reliquie
“Natasha”: questa canzone è una ninna nanna moderna, scritta per confortare una persona amica. Mi è piaciuto molto lavorare con Max Mostin, l’autore degli arrangiamenti degli strumenti a corda su questo pezzo.
“Harvester Of Hearts”: in effetti questo è stato il primo pezzo che ho scritto sul personaggio maschile del disco. Dopodiciò l’ho sedotto. Ci sono delle parti musicali che si riflettono le une nelle altre e fraseggi che vanno, vengono e poi ritornano ancora anche se leggermente modificati. Volevo che fosse il tipo di brano che si può cantare in soggiorno, quindi per me è come se fosse un’ode ad un certo tipo di classico del passato. Non volevo che gli arrangiamenti lo soffocassero, anche se li pretendevo con una certa presenza. Dovevano essere qualcosa con cui non volevo troppo sporcarmi le mani e Mario se n’è venuto fuori con quest’idea della tromba e del trombone che ha funzionato perfettamente.
“Beautiful Child”: un giorno, appena dopo l’11 settembre, stavo cantando questa canzone mentre guardavo le stelle. Ero riuscito ad uscire dalla città e mentre cantavo ho sentito questa voce che mi diceva: “Dio non sta per arrivare, ma non manca molto.” Non intendevo parlare solo del profilo strettamente religioso, ma c’era qualcosa in me mentre scrivevo questo pezzo, che mi mostrava una connessione con l’universo. Ed ho capito che ci sarebbe stata molta oscurità prima della luce, anche se non me ne preoccupavo. Credo che molta gente abbia questo stesso feeling oggi – o è così oppure stanno guardando dei reality show alla tv. Quando sono andato a registrare “Beautiful Child” volevo che fosse corroborante. E’ un’allegra apocalisse. Parla di redenzione.
“Want”: questo è il primo pezzo che ho scritto dopo il mio periodo di gestazione, dopo un certo tipo di mio spegnimento. E’ stata la canzone che mi ha convinto di essere ancora in grado di scrivere. E’ molto realistica, che è poi il punto in cui mi trovo attualmente nella vita: voglio che tutto sia semplice. Ma mi piace anche avere delle strade aperte di fronte a me, capisci? Prendo ancora caffé e morte di tanto in tanto.
“11:11”: c’è stato un periodo della mia vita in cui ogni volta che guardavo l’orologio erano le 11:11. Era stranissimo. E poi c’è stato l’11 settembre ed il Volo 11 – era giunto il momento di comprare un biglietto della lotteria o di scrivere una canzone. Questo pezzo dunque ruota attorno all’11 settembre. Racconta di quanto il tempo sia prezioso quando se ne ha ancora a disposizione.
“Dinner At Eight”: quattro o cinque anni fa io mio padre abbiamo avuto una lite furibonda sullo show business e sulle nostre carriere, così ho scritto “Dinner At Eight” in segno di risposta. Per molto tempo mi sono rifiutato di pubblicarla e anche di interpretarla – pensavo fosse un po‘ troppo forte – così l’ho ignorata. Ma la canzone mi è rimasta appiccicata, e quando si è presentato questo disco, ho capito che avrei dovuto scriverla. Avevo deciso che era arrivato il momento giusto e finalmente mi sono sentito a mio agio nel registrarla. Pensavo che mio padre l’avrebbe capita e che non si sarebbe sentito minacciato. L’ha ascoltata e la adora. Quindi, sì, ho dovuto fare parecchie pulizie di casa prima di mettermi a costruire questo album.
30 APRILE 2005
TORINO – HIROSHIMA
2 MAGGIO 2005
BOLOGNA – ESTRAGON
BIGLIETTI
Come acquistare i biglietti per i concerti:
- in tutti i Punti Vendita TicketOne (per conoscere il Punto Vendita TicketOne più vicino visita il sito
www.ticketone.it
- oppure chiama il Call Center TicketOne 899.500.022 (per informazioni e acquisto)
- telefonicamente con Pronto Pagine Gialle 89.24.24 (attivo 24 ore su 24)
INDICAZIONI STRADALI
Come arrivare ai concerti:
MILANO – TRANSILVANIA LIVE
Mappa: http://www.transilvania.it/index.php?azione=sc_lo&id_loc=3
MILANO – ROLLING STONE
Mappa: http://www.rollingstone.it/006.htm
MILANO – ALCATRAZ
Mappa: http://alcatrazmilano.com/online/raggiungerci.asp
RIMINI – VELVET
Mappa: http://www.velvet.it/info.php?tp=p
RONCADE (TV) – NEW AGE CLUB
Mappa: http://www.newageclub.it/home/home.htm
PORDENONE – VELVET ROCK CLUB
Mappa: http://www.velvetrockclub.com/dovesiamo.htm
BOLOGNA – ESTRAGON
Mappa: http://www.estragon.it/dove.htm
ROMA – CIRCOLO DEGLI ARTISTI
Mappa: http://www.circoloartisti.it/index.php?option=displaypage&Itemid=73&op=page&SubMenu
INFO
Indipendente Eventi e Produzioni
Tel. 0434 20 86 31
www.indipendente.com
info@indipendente.com
Copyright © by Rockon.it All Right Reserved.